Intervento di Antonis Ntavanellos al congresso di Syriza

Pubblichiamo, in sintesi, l'intervento di Antonis Ntavanellos, uno dei portavoce di DEA (Sinistra operaia Internazionale) al congresso di “Fondazione di Syriza”, pronunciato nel più grande silenzio il venerdì 12 luglio 2013. I/le lettori/lettrici, per una prima valutazione del congresso, possono riferirsi all'articolo di Stathis Kouvelakis, membro della Tendenza di Sinistra di Syriza, pubblicato sul nostro sito il 20 luglio. La Tendenza di Sinistra di Syriza e Rproject (Red Network) - quest'ultimo composto da DEA, Kokkino ed APO - costituiscono la Piattaforma di sinistra. L'impegno centrale del congresso cosiddetto di “fondazione” per la direzione di Tsipras può riassumersi come segue: passare da una coalizione di 14 partiti come Syriza a un partito cosiddetto unificato che implica lo scioglimento di tutte le organizzazioni, in nome dei diritti individuali di ogni membro. Un partito in cui solo la direzione costituisce, di fatto, un collettivo, in altri termini: una frazione dirigente il cui leader fa conoscere la linea del partito “unificato e democratico” in occasione dei suoi interventi televisivi. Questo partito avrebbe dovuto inserirsi completamente, senza opposizione, una volta sciolte le sue componenti, nel progetto politico della Sinistra europea”.

Va fatto notare che, dopo il discorso introduttivo di Tsipras, il 10 luglio, è intervenuto Pierre Laurent, segretario generale del Partito comunista francese, che ha sottolineato tre avvenimenti positivi e un obiettivo della Sinistra unita europea (GUE). Questi tre fattori erano, secondo lui: lo sciopero europeo, presentato come un largo successo, cosa che gli osservatori sanno non essere corretto; uno sviluppo a sinistra della CES (Confederazione europea dei sindacati), in realtàal soldo dell’UE; e lo svolgimento di un seminario, nel dicembre del 2013, a Madrid, di questa Sinistra. Il tutto, con l’obiettivo di ottenere una vittoria in occasione delle elezioni europee del 2014. Questo intervento si collocava sulla scia del discorso inaugurale di Tsipras, ritmato per tutta la sua durata da due parole: democrazia (e non lotta per i diritti sociali e democratici) e giustizia sociale (un tema che va da Stiglitz ai neokeynesiani). Ai due termini si aggiungeva un’altra formulazione, che Antonis Ntavanellos avrebbe fatto a pezzi: la formazione di un partito “unificato democratico”, vale a dire, per Tsipras, la necessità di sciogliere le organizzazioni che formano la coalizione Syriza e il mantenimento di una direzione intorno a Tsipras. Si è trattato di un insuccesso, che non si aspettavano i rappresentanti del Bloco de Esquerda, del Parti de gauche (quello di Malenchon, membro del Front de Gauche insieme al PCF di Pierre Laurent), di Die Linke o dell’öDP turco, formazioni che dal 3 al 6 luglio si sono ritrovate all’Università estiva della Sinistra europea organizzata in Portogallo dal Bloco. Non menzioniamo qui invitati quali il PPDA dell’Afghanistan, il PC finlandese, Izquierda Unida dello Stato spagnolo, il PC austriaco, ecc. (Redazione di A l’Encontre)

Antonis Ntavanellos parteciperà, insieme ad altri ospiti internazionali, all’assemblea fondativa di Sinistra Anticapitalista il 20 – 22 settembre a Chianciano.

AntonisNTavigNon mi concentrerò sui problemi politici, in quanto concordo con chi è intervenuto prima di me in rappresentanza della Piattaforma di Sinistra e Rproject-Red Network.

Non voglio con ciò dire che non vi siano seri problemi politici da discutere. Ci sono e dovrebbero stare al centro dei dibattiti del nostro congresso. Ad esempio, alcuni membri della direzione di Syriza sviluppano un’argomentazione su una possibile alleanza (nel quadro di un cosiddetto governo di sinistra) tra tutte le forze tranne Alba Dorata e la frazione di estrema destra della Nuova Democrazia.

Io tuttavia, in questo contesto, scelgo di concentrarmi sui problemi organizzativi e sull’ultimatum lanciato alle organizzazioni che compongono la coalizione Syriza perché si sciolgano immediatamente.

Per creare una coalizione come Syriza, era necessario perlomeno avere un accordo con un’organizzazione della sinistra radicale. E questa sfida l’abbiamo accolta fin dal 2004.

In questi anni abbiamo imparato a discutere gli uni con gli altri in un clima cameratesco. E continueremo a farlo, per quanto ci riguarda.

I mezzi di comunicazione di massa volevano vedere le componenti di Syriza dissanguarsi reciprocamente. Ci siamo rifiutati di fare dichiarazioni, eppure abbiamo avuto numerose offerte. Ci siamo mossi così perché vogliamo evitare che si infligga un colpo a Syriza, almeno da parte nostra.

Nel dibattito sulle componenti organizzative di Syriza ci sono stati argomenti che sono inaccettabili. Hanno circolato voci relative ad “ambizioni personali”, “piccoli meccanismi di potere”, ecc.

Se la direzione vuole affrontare lo “star-system” interno a Syriza, deve guardare in altre direzioni e non puntare il dito su DEA, KEDA [Movimento per l’unità d’azione della sinistra] o Manolis Glezos.

Dietro questo tema c’è un problema politico: in questo discorso domina l’idea reazionaria che coloro che vogliono costruire organizzazioni comuniste lo fanno perché sono autoreferenziali, che chi costruisce sindacati lo fa perché non possono essere dirigenti d’impresa, che le donne che organizzano il movimento femminista lo farebbero perché non potrebbero essere delle “Barbies”.

Mi piace la democrazia diretta, ma richiede determinate condizioni. E se vogliamo davvero realizzarla, dobbiamo affrontare queste esigenze e non solamente invocare questa democrazia. Anche nell’ultima conferenza di Syriza [precedente il congresso di fondazione] c’era parecchio dibattito sulla democrazia diretta. Nei mesi seguenti, problemi seri, quali la visita di [Tsipras] a Washington, il suo incontro con Schaube, la sua riunione con il Levy Economics Institute o con la Fondazione Karamanlis, non sono stati decisi neppure dal Comitato centrale.

Dobbiamo concentrarci su obiettivi concreti: costruire sezioni locali, garantire i diritti degli iscritti, stabilire una direzione collettiva.

Da parte nostra, abbiamo accettato lo scorso maggio tutte le disposizioni per un funzionamento democratico di Syriza: l’abolizione del diritto di una organizzazione a opporre il proprio veto, il principio “un membro un voto”, le decisioni prese a maggioranza, la soppressione di tutti i “privilegi” delle componenti di Syriza per garantire un certo tipo di pluralismo. Quale è, allora, il problema oggi? Perché dobbiamo sciogliere le organizzazioni?

Organizzazioni come DEA, KOE [Organizzazione comunista di Grecia d’origine maoista, si è notevolmente adattata al nazionalismo e perciò opera una svolta in favore di un tipo di coalizione governativa come quella proposta da Tsipras], AKOA [Rifondazione della sinistra comunista ed ecologica] sono strumenti nelle mani dei rispettivi membri, e sono anche armi per Syriza in quanto tale.

Da 13 anni, siamo abituati a parlare con franchezza con voi. Quindi, ve lo dico, da parte nostra non vi sarà un auto scioglimento virtuale.

(trad. di Titti Pierini da Alencontre.org)

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