8 marzo transfemminista contro guerra, patriarcato e capitalismo

Una guerra ormai globale che rischia di diventare irreversibile, scatenata con lucido e folle cinismo dai potenti del mondo, dalle oligarchie capitaliste che per mantenere profitti e potere sono disposti a qualsiasi genocidio ed ecocidio. Ormai sono cadute tutte le maschere: si bombarda l’Iran per avere un nuovo leader sottomesso a Trump e che non ostacoli i progetti di conquista di Netanyahu.


Gli Epstein files che hanno mostrato con chiarezza il nesso perverso, violento e sistemico fra patriarcato e capitalismo fondato sul controllo e la mercificazione dei corpi di donne e bambine.
In Italia il governo neofascista di Meloni che con molteplici, coordinati ed eversivi interventi legislativi ridisegna la costituzione, distrugge scuola e sanità pubblica e ogni forma di welfare, reprime ogni forma di dissenso e ogni lotta sociale colpendo donne, soggetti Lgbtqia+, giovani precari/e, migranti e classi lavoratrici.


Nel nome di una società autoritaria che trova un trasversale fondamento ideologico nello slogan Dio Patria e Famiglia, ogni libertà e autodeterminazione dei corpi viene negata.


Nella scuola si nega l’educazione sessuale ed affettiva, mentre si consente ai militari di propagandare modelli machisti e di magnificare il servizio di leva.


Si tagliano i fondi ai centri antiviolenza e si depotenzia la legge 194 facendo entrare le associazioni pro vita negli ospedali e nei consultori (nei pochi che ancora esistono).


Niente viene fatto per ridurre il gender gap (la differenza di retribuzione a svantaggio delle donne), anzi si boccia la legge sui congedi parentali per mancanza di soldi (sempre pronti però a venir fuori quando si tratta di fare regalie ai padroni e per le spese militari).


In parlamento si discute di una nuova legge sulla violenza sessuale, il DDL Bongiorno, un ulteriore attacco alle libertà, all’autodeterminazione delle donne delle soggettività Lgbtqia+, si abbandona infatti la formula del “consenso libero e attuale” per un generico “dissenso”, l’onere della prova ricade dunque ancora una volta sulle vittime, denunciare le violenze sarà più difficile soprattutto nei contesti familiari, di lavoro e in tutti quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento.


Le mobilitazioni in questo lungo 8 marzo, con i cortei e le manifestazioni di domenica e lo sciopero femminista e transfemminista di lunedì 9 assumono una grande valenza, occorre costruire convergenza fra tutte le lotte, praticare l’intersezionalità fra tutte le crisi che ci travolgono, cambiare il mondo è ancora possibile, ma senza la radicalità e l’alterità all’insostenibile ordine patriarcale e capitalista del pensiero femminista e transfemminista è impossibile.

Elena per Donne di Classe