Dirigenti di Acciaierie d’Italia: gli operai non sanno volare!

Un altro omicidio sul lavoro all’Ex Ilva di Taranto mentre la produzione langue e il ministro Urso non si muove. La mobilitazione degli operai. La solidarietà di Sinistra Anticapitalista [da Taranto, Francesco Maresca]

È una vergogna assistere a una sequela di infortuni mortali quasi fotocopia.  Per quanto ci è dato di sapere, ancora una volta una “passerella che cede”. Sembra una iattura ma, ovviamente non lo è. Nei decenni di esistenza dello stabilimento, altri casi analoghi sono avvenuti. Insomma, la produzione langue ma infortuni (non incidenti), non possono più essere catalogati come colposi. Quando casi di infortuni sono ripetuti, allora c’è il dolo, perché non si interviene sulle cause e non basta fare comunicati di doglianza. Perché, capi e dirigenti siete responsabili delle tragedie che avvengono.

Cerchiamo di inquadrare quest’ultimo salto nel vuoto. All’operaio viene comandato di andare a togliere minerale, probabilmente, da sotto i rulli di un nastro trasportatore, che, per altro, è fermo da tempo. E perché è fermo? Perché la produzione è ridotta al minimo e due linee D e E, dell’Agglomerato sono troppe. Allora, che si fa? Lo si abbandona, non è importante curarlo, tenerlo pronto per eventuali necessità che la linea in marcia abbia qualche disservizio più lungo e, quindi, rimettere in marcia la linea in fermata forzata. Allora sull’impianto si accumula polvere di minerale che appesantiscono le passerelle che hanno i grigliati forati ma nel tempo la polvere e altro materiale si depositano sui grigliati che vengono appesantiti e l’umidità, se non la pioggia, li rende fradici che, alla lunga, non reggono più un peso anche minimo come quello di una persona che deve lavorarci sopra.

Ora, il povero Loris, di una ditta dell’appalto di pulizie industriali, così come il povero Claudio, operaio diretto, 50 giorni prima (se bene su impianti diversissimi), hanno subito lo stesso infortunio e non hanno avuto scampo.

La cosa che fa rabbia è che proprio mentre accadono questi eventi drammatici, il potenziale acquirente del Gruppo AdI, Flackas Group (che voglio ricordare ha offerto 1€ per l’acquisto), avanza la brillante richiesta dello “Scudo penale”. Già, si vorrebbe mettere al sicuro di eventuali altri infortuni o l’immissione di porcherie sulla città. Ma pure il Governo ci mette del suo, attraverso il ministro Urso, probabilmente preoccupato che il signor Flacks non ce la faccia a sostenere l’eventuale peso della ristrutturazione dello stabilimento, ritorna a sondare se Jindal, colosso internazionale dell’acciaio(ricordiamolo, Jindal ha già rovinalo lo stabilimento di Piombino in Toscana), può essere interessato a condividere l’acquisto del Gruppo. Quello di cui è sicuro Urso è che lo Stato non debba occuparsi direttamente del rifacimento dello stabilimento. Questo atteggiamento è il responsabile del disfacimento dello stabilimento e che lo sta portando alla chiusura.

La rabbia operaia non ha tardato a farsi sentire. Subito si sono mobilitati gli operai dell’ex ILVA con 24 ore di sciopero, anche a Genova e Racconigi. Il giorno dopo l’omicidio sul lavoro, si sono fermati gli operai delle imprese dell’appalto. La cosa commovente è stata la dichiarazione di un operaio alla portineria delle imprese: “Abbiamo lanciato una sottoscrizione, di una giornata di lavoro, per chi vuole aderire, da devolvere alla famiglia di Loris”. La generosità della classe operaia è immensa.

Solo l’intervento dello Stato può mettere al riparo dalla chiusura. Fermare gli impianti, procedere con le bonifiche e costruire i nuovi impianti Forni elettrici e l’impianto del preridotto. Tutto il resto è solo un allungamento di un impianto che non regge più. Infatti, appena un impianto entra in funzione, dopo poco si ferma per guasti.

Sinistra Anticapitalista sosterrà tutte le iniziative che sindacati e lavoratori vorranno mettere in atto affinché si affronti seriamente l’annoso problema della sicurezza sul lavoro sostenuta dalla lotta.