Per Ilaria, per Sara, per tutt3, con tutta la rabbia con tutto il dolore

Una grande manifestazione spontanea, convocata da Non Una Di Meno mercoledì sera 2 aprile a San Lorenzo a Roma.

In poche ore a Piazza dell’Immacolata si riuniscono migliaia di donne soprattutto giovanissime,  ma anche meno giovani, una marea montante che invade le strade del piccolo quartiere che ancora resiste tra mille contraddizioni grazie al protagonismo transfemminista.

C’è rabbia c’è dolore, ma non soltanto. Di  fronte agli ennesimi  femminicidi  e transfemminicidi alle ennesime esecuzioni di giovani donne c’è progettualità, c’è l’elaborazione e la capacità di reagire del movimento transfemminista che da più di un decennio lotta mobilita aggrega contro la cultura patriarcale.

La rabbia e il dolore si intreccia con la giusta conflittualità e diventa progetto politico intelligenza collettiva, consapevole che la mano che uccide é quella patriarcale.

Si nominano le paure, la fatica e il dolore delle donne e la preoccupazione della soggettività transfemminista ad uscire la notte a tornare a passo veloce a casa, a scegliere le parole per lasciare il proprio partner, a mandare la propria posizione ad un’amica con la consapevolezza che potremmo essere noi o l’amica a subire l’ennesima violenza, come cita la convocazione di NUDM.

È separata la manifestazione, agli uomini si chiede di stare ai lati o in coda, ma anche questa spesso è una battaglia, é necessario ribadire ripetere a volte esprimere rabbia e determinazione. É separata perché abbiamo a che fare con il genere maschile che non si confronta collettivamente, che non si mette in discussione che non si condanna. Ogni individuo presente a queste iniziative ma anche non presente, crede di essere assolto perché quel crimine non è il proprio ma quello di un altro. La responsabilità è quindi soggettiva non interroga il genere. Un genere che non parte da sé che non è in grado di creare pensiero alternativo, che non insorge con la presa di responsabilità necessaria, tranne alcune piccole nicchie riflessive.

É conflittuale la manifestazione il desiderio potente di essere vive si impone con nettezza e protagonismo.

É viva la manifestazione, densa, é un grande abbraccio collettivo che recupera la potenza dello stare insieme per rilanciare in avanti, per vivere liberamente per vincere.

É una manifestazione contro il  governo che foraggia la cultura patriarcale in tutte le peggiori coreografie e corollari, contro la triade Dio, Patria e Famiglia coadiuvata dal riarmo a tutto tondo, che limita le libertà delle donne e delle soggettività LGBTQ+, che le relega nella sfera del privato con sempre meno opportunità di lavoro di libere scelte di raggiungere la vita desiderata, che solletica la violenza maschile nella gabbia del regime dei ruoli.

Il Viminale risponde con tutta la violenza patriarcale minimizzando i femminicidi, raccontando fandonie ed inventando una diminuzione della criminalità femminicida del primo trimestre 2025 rispetto al 2024, dichiarando 17 donne uccise, invece che 23, ma questi non sono dati numerici, sono vite.

Il ministro Nordio assolve anche la sacralità della famiglia occidentale utilizzando l’ultimo assassino di origini filippine e sottolineando che i nostri ragazzi sono più sensibili, cancellando un fenomeno nato cresciuto e moltiplicato dentro le famiglie italiche in cui i figli maschi godono di privilegi ed omertà protettiva da parte delle famiglie patriarcali.

Queste non sono soltanto menzogne vergognose ma rappresentano la manifesta complicità  e legittimizzazione del patriarcato e della sua violenza femminicida e transfemminicida

Una manifestazione reattiva, ampia, plurale in cui si incontrano generazioni diverse, madri e figlie che si stringono, la paura diventa forza, coraggio, e la certezza che, ad oggi, soltanto questa energia è disponibile a parlare di rivolta sociale.

Donne di classe