Meloni taglia ancora la sanità. E dice un sacco di bugie
La seconda manovra targata Meloni, sulla scia di chi l’ha preceduta a Palazzo Chigi, sottrae fondi al servizio sanitario nazionale e lo maschera con un balletto di roboanti dichiarazioni. La lotta per il diritto alla salute resta il terreno dove la ricostruzione di una sinistra di classe anticapitalista può misurare la sua capacità di risposta a bisogni sociali sempre più profondi. Contro aziendalizzazione, precarizzazione, regionalizzazione, privatizzazioni. [Enio Minervini]
Lo aveva fatto lo scorso anno, in perfetta continuità con i tagli previsti in precedenza dal governo Draghi, lo avevano fatto i governi precedenti, c’è un oggettiva continuità nei tagli al Servizio sanitario nazionale.Solo nell’annus horribilis del covid c’era stato un incremento della spesa, ma anche in questo caso era stato un incremento che nemmeno compensava la maggiore spesa dovuta alle necessità di fronteggiare la pandemia, dai vaccini ai dispositivi, dai tamponi al sovraccarico di assistenza di quei mesi e degli anni immediatamente successivi e il sistema è uscito dalla pandemia più fragile di prima, ad onta della retorica, delle promesse e delle più varie falsità pronunciate da ben tre governi e dall’intera classe politica dirigente a supporto degli stessi.Come succede immancabilmente da svariati decenni, i tagli alla sanità sono mascherati dalle roboanti dichiarazioni dei governi di nuove risorse per il finanziamento del sistema sanitario.Avevamo già denunciato con il governo Draghi il gioco della finanziaria delle tre carte (https://anticapitalista.org/2021/11/12/la-finanziaria-delle-tre-carte/).Anche oggi è così. Il governo Meloni annuncia l’incremento del Fondo sanitario nazionale di 3 miliardi per il 2024, di 4 miliardi per il 2025, di 4,2 miliardi per il 2026 e in tal modo si permette di propagandare nuove risorse per la sanità che in realtà non esistono. C’è da dire che il gioco delle tre carte che avevamo denunciato con il governo Draghi e che si è ripetuto nella finanziaria 2023 (approvata a dicembre 2022) targata Draghi/Meloni, qui si fa ancora più sfacciato e truffaldino. Proviamo a seguire il movimento delle carte per non farci ingannare.“Per il 2024 ci sono 3 miliardi di euro in più” – ci dicono.Diciamo subito che i dipendenti della sanità pubblica hanno il contratto scaduto da due anni. Il precedente contratto, siglato a fine 2022, copriva il triennio 2019-2021 e – pur siglato in piena ondata inflattiva – non ha consentito già allora il recupero dell’aumento del costo della vita.Ora, dentro i 3 miliardi che il governo Meloni mette nel Servizio sanitario nazionale ci sono 2,4 miliardi previsti per il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità scaduto e per il rinnovo delle convenzioni con i medici di medicina generale (i cd. medici di base o medici “di famiglia”). Occorre notare che queste risorse, per quanto riguarda il CCNL, da un lato non consentiranno, per l’ennesima volta, il recupero dell’inflazione degli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici della sanità (come accade a tutto il mondo del lavoro, in Italia più che altrove) dall’altro canto ridimensionano le risorse per potenziare il servizio e rispondere ai bisogni sanitari di cittadine e cittadini a 600 milioni.Ma non è finita.La legge di bilancio prevede un incremento di spesa di 750 milioni per l’aumento del tetto di spesa a favore del privato convenzionato e per l’abbattimento delle liste di attesa sempre a vantaggio del privato e della libera professione (che è attività privata dentro le strutture pubbliche).E quindi facendo due conti facili, se da 3 miliardi togliamo 2,4 miliardi per pagare stipendi che resteranno tra i più bassi d’Europa e 750 milioni elargiti al privato, abbiamo un primo taglio di circa 150 milioni per tutte le attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione della popolazione.Ma è solo una prima stima che, se serve a dimostrare che non di nuove risorse si tratta ma di tagli, non dice ancora tutto e probabilmente non dice ancora l’essenziale.
Perché l’essenziale è che i tagli alla sanità, per il 2024 e per gli anni successivi sono molto più profondi.Infatti, per dirla tutta, occorre ricordare che i numeri sopra esposti non citano ancora il fatto che gli aumenti dei costi energetici che hanno colpito e continuano a colpire le famiglie italiane hanno un impatto determinante anche per il funzionamento degli edifici pubblici e degli ospedali e strutture sanitarie in modo particolare.L’aumento dei costi per il funzionamento, approfondisce ulteriormente i tagli già citati e non essendo minimamente finanziati, costituiscono un taglio occulto, ma non per questo meno gravoso sul servizio sanitario.Oltre a questo, l’introduzione del nuovo codice dei contratti pubblici (cd. codice degli appalti), in vigore da luglio 2023, ha previsto che l’aumento dei costi di produzione di un’opera, di un servizio o di una fornitura comporta la revisione del prezzo precedentemente concordato con l’adeguamento a favore delle imprese.
È la scala mobile applicata solo ed esclusivamente a vantaggio dei padroni! Va da sé che questo meccanismo pesa fortemente sui bilanci delle aziende sanitarie, che non hanno una determinazione a priori dei costi contrattuali e sopportano totalmente i rischi del mercato da cui sono invece protetti gli imprenditori. Per riequilibrare i bilanci, si potrà sempre tagliare una risonanza, non fare una mammografia, ridurre l’apertura di un ambulatorio, chiudere un ospedale, dimettere pazienti ancora bisognosi di assistenza ospedaliera e, quanto alla prevenzione, semplicemente continuare a non farne affatto.“È l’aziendalizzazione, bellezza!”, ci spiegano da 30 anni tutti i governi, tutti i Presidenti del Consiglio, tutti i Ministri e le Ministre della sanità e dell’economia, tutti i manager della sanità; ce lo spiegano oggi in coro Meloni, Giorgetti e Schillaci.
“È l’aziendalizzazione, bellezza!”. Ma di Humphrey Bogart non vi è nemmeno l’ombra. La verità, come prima conseguenza di tutto quanto appena descritto, è che le risorse messe nella legge di bilancio sulla sanità, portano reali risorse fresche unicamente a disposizione della sanità privata (750 milioni tra privato convenzionato e medici in libera professione), della remunerazione dell’industria farmaceutica (circa 100 milioni), e alle farmacie grazie al nuovo metodo di rimborso più vantaggioso per le stesse e, come detto, più risorse al mondo degli appalti, con particolare riferimento al mondo delle imprese di costruzione.Anche sulla riduzione delle liste di attesa, anziché assumere nuovo personale, viene incentivato il ricorso ad attività aggiuntive da parte dei medici, ulteriore penetrazione di attività private dentro il servizio pubblico.Nulla continua ad essere previsto sul versante dell’assistenza alle persone non autosufficienti.Quest’ultimo dovrebbe essere un tema prioritario nella discussione nazionale, con una popolazione che invecchia costantemente richiedendo nuovi bisogni sociali sempre più urgenti.Il benessere della popolazione e, in particolare, della popolazione più fragile, dovrebbe essere il caposaldo di una società equa e solidale, che si fa carico dei bisogni e che fonda sulla cura una serie di possibilità di lavoro qualificato, equamente remunerato, a vantaggio del benessere generale di tutte e tutti. Ma tutta questa discussione, ancora una volta, dalla lotta contro i tagli del governo alla proposta di nuove risorse che finanzino il servizio sanitario nazionale, non può ignorare una discussione su come vengono spesi i soldi oggi e a vantaggio di chi.Oggi una parte troppo grande delle risorse che vengono stanziate sono fagocitate dal privato che non restituisce salute alla popolazione, anzi la sottrae.
La sanità privata è una “vorace bocca mangia soldi” per molti motivi:
1. in sanità, il privato è il regno dell’inappropriatezza. Il privato non solo vende al paziente (o alla Regione quando è privato convenzionato) la prestazione sanitaria ma è anche colui che ti dice di quale prestazione hai bisogno. Siccome ti vende quello di cui ti dice che hai bisogno, cercherà di venderti il più possibile, anche in modo inappropriato oltre i reali bisogni.
2. il privato ormai condiziona, in diverse Regioni, anche la programmazione sanitaria. Poi arriva un’emergenza globale come la pandemia e tutto il sistema si trova totalmente impreparato a fronteggiarla. Non solo perché il privato non ha interesse e risulta inservibile. Ma anche perché nel frattempo anche il pubblico ha abdicato al suo ruolo. La lezione che avremmo dovuto imparare è che la logica del profitto imprenditoriale, anche nel sedicente no-profit, non è quella della salute pubblica. Sembra davvero che la nostra classe dirigente non l’abbia imparata, ma è evidente la malafede.
3. Il privato è dentro il pubblico e lo indebolisce. La libera professione, l’intramoenia, l’extramoenia indirizzato dal professionista già dentro gli ospedali pubblici. E oggi la libera professione anche di infermieri, tecnici sanitari ed Oss. E, ancora, i medici libero-professionisti “a gettone”. Il personale del servizio sanitario deve essere retribuito di più e meglio. E deve poter lavorare con orari e turni disciplinati dal Contratto collettivo nazionale senza essere gravato in modo massacrante. Ma non si capisce per quale ragione ai medici e al personale sanitario non debba essere applicabile il vincolo di esclusività che vale per tutti i dipendenti pubblici.
4. La sanità integrativa è un furto subito da lavoratrici e lavoratori a cui il sindacato (e prima di tutti la Cgil) dovrebbe opporsi con tutte le sue forze. Purtroppo non è così e con la firma nei CCNL che prevedono forme di sanità integrativa e welfare aziendali la stessa Cgil perde credibilità quale soggetto di lotta in difesa del servizio sanitario. La sanità integrativa è un furto perché lavoratrici e lavoratori pagano quelle polizze almeno tre volte:
le pagano la prima volta perché la polizza di sanità alternativa è uno strumento di moderazione salariale. I padroni preferiscono pagare la polizza invece che pagare salario. I lavoratori hanno l’esigenza contraria e quindi vengono privati di una parte del salario.
le pagano la seconda volta perché le polizze sono incentivate con sgravi fiscali a vantaggio dei padroni. Ma di sgravio in sgravio, mancano risorse per il pubblico, per la sanità stessa, per la scuola, per i diritti sociali e ambientali e i beni comuni. Tutte cose che poi lavoratori e lavoratrici devono pagare di tasca propria un momento dopo.
le pagano la terza volta, perché le compagnie assicurative che le vendono ne hanno convenienza finché tali polizze servono a poco e coprono poche prestazioni. Se viceversa i “beneficiari” le usano, il sistema salta e succede, come già oggi accade con metasalute (il fondo di sanità integrativa dei metalmeccanici) che per ricevere la prestazione sanitaria occorre pagare nuovamente. Un furto, come a questo punto si è ampiamente dimostrato. Occorre allora lottare per la riconquista del Servizio sanitario nazionale.
Bisogna pretendere il rifinanziamento del sistema, contro i tagli più o meno occulti, surrettizi, impliciti.Ma non basta.Bisogna pretendere che nemmeno un euro del bilancio pubblico vada a vantaggio del privato. È semplicemente disgustoso che mentre si taglia la sanità pubblica si aumentino le risorse a vantaggio del privato.
E occorre riportare dentro la sanità pubblica tutte le attività che generano profitto e vantaggi individuali.Occorre combattere contro le insensatezze di 30 anni di controriforme. Contro l’aziendalizzazione, la precarizzazione, la regionalizzazione, le privatizzazioni. La salute resta il terreno dove la ricostruzione di una sinistra di classe anticapitalista può misurare la sua capacità di risposta a bisogni sociali sempre più profondi.