Sciopero! La scuola si ferma il 10 dicembre

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In tempo di pandemia la scuola pubblica ha rivelato tutte le carenze accumulate in decenni di tagli: strutture carenti e classi sovraffollate che non hanno consentito per ben due anni scolastici di effettuare le lezioni in presenza; una didattica resa ormai secondaria dalla miriade di progetti e dall’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla riforma renziana del 2015; stipendi da fame, tra i più bassi in Europa e che hanno perso potere d’acquisto per via dei mancati rinnovi; carichi di lavoro sempre maggiori, mai contrattualizzati (l’ultimo contratto che si è occupato della parte normativa è stato siglato nel 2007); un contratto in scadenza a dicembre 2021 che non è stato ancora siglato, dopo un periodo di 9 anni di vacanza contrattuale chiuso solo nel 2018 con aumenti ridicoli.

Il governo Draghi, dopo che alla scuola sono stati imposti ennesimi sacrifici durante la pandemia, oggi si appresta a far approvare una legge di bilancio che continua a non finanziare la scuola pubblica, mentre si aumentano i finanziamenti alle spese militari e si regalano miliardi alle imprese private.

Il disagio degli studenti si è già espresso con le occupazioni, gli scioperi e le manifestazioni, finalmente anche i sindacati della categoria hanno deciso di proclamare lo sciopero, che deve essere una prima tappa di un movimento per la riqualificazione della scuola pubblica, in solidarietà con le altre categorie di lavoratori e lavoratrici in lotta:

  • Per un rinnovo contrattuale che restituisca dignità al lavoro nelle scuole: aumenti di 350€, riduzione del carico di lavoro e delle molestie burocratiche sul personale

  • Per restituire alla scuola pubblica statale 30 miliardi di euro di finanziamenti persi dal 2008 grazie a Gelmini e Tremonti

  • Per ottenere classi di 15 alunni al massimo, per lavorare in sicurezza e in presenza, per mettere fine alla didattica a distanza, per insegnare e imparare efficacemente

  • Contro l’autoritarismo del ministero e dei dirigenti scolastici, per l’autogoverno di chi vive la scuola

  • Per la stabilizzazione a tempo indeterminato del personale precario, senza ulteriori percorsi di selezione per chi ha già lavorato tre anni a tempo determinato

  • Contro l’alternanza scuola-lavoro (PCTO) e il progettificio in cui sono state trasformate le scuole

  • Per un sistema pensionistico basato sul calcolo retributivo, che consenta di andare in pensione a 60 anni di età o con 40 anni di contributi con l’80% degli ultimi stipendi percepiti

  • Per una riforma fiscale che faccia pagare i ricchi, che tassi i profitti e i grandi patrimoni, alleggerendo il carico sui lavoratori dipendenti

Dalla scuola parta un movimento delle lavoratrici e dei lavoratori uniti

con le studentesse e gli studenti contro il governo Draghi al servizio dei padroni

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