Difendiamo il diritto a manifestare, il diritto alla lotta

Con il solito pretesto dei no vax, una circolare della ministra Lamorgese restringe ulteriormente l’agibilità del conflitto sociale in nome dell’emergenza covid e dello shopping [la direzione nazionale di Sinistra anticapitalista]

La borghesia italiana e i suoi gestori politici governativi, sia di destra che di centro sinistra da tempo sono consapevoli che le loro politiche economiche liberiste possono produrre forti e combattive resistenze sociali delle classi lavoratrici. Per questo hanno messo in piedi prima il decreto Minniti e poi quello Salvini che, come è noto, non ha solo la finalità di colpire i migranti, ma anche di reprimere duramente, gli scioperi, i picchetti, le lotte, le ribellioni che le politiche dell’austerità possono determinare; sono misure già violentemente  applicate negli ultimi due anni in occasioni di lotte operaie e sociali nel silenzio e/o nella complicità dei media.

La pandemia – lo abbiamo osservato più volte – con i suoi effetti sconvolgenti nella società, con il suo persistere e l’esplosione di plurime ondate di contagio, ha costituito il pretesto ideale per imprimere un’ulteriore accelerazione delle politiche neoliberiste che hanno trovato una nuova espressione nel progetto del Recovery Plan, volto a una riorganizzazione profonda del capitale e a imporre una ulteriore subordinazione e sfruttamento delle classi lavoratrici e popolari.

Ed ecco dunque, oggi, per depotenziare il conflitto sociale che comincia a manifestarsi in diverse forme, comprese le “vecchie” lotte operaie, il governo Draghi utilizza la pandemia per imprimere un ulteriore giro di vite alla libertà di movimento. Nelle stesse ore, infatti, si approvano le linee guida di una manovra antipopolare, si riattiva appieno il meccanismo infame della legge Fornero sulle pensioni, si mette a punto un dl concorrenza che darà la stura a un’ulteriore ondata di privatizzazioni, non si fa assolutamente nulla per evitare la macelleria sociale delle delocalizzazioni (vedi Gkn e Whirlpool, solo per fare due esempi) e, in nome della salute pubblica e del diritto allo shopping, si impone uno stop ai cortei dell’autunno, consentendo solo manifestazioni statiche, purché lontane dai centri storici e dalle piazze che sono vicine a sedi istituzionali ma anche alle attività commerciali. E’ un attacco al diritto costituzionale a manifestare previsto dall’articolo 17 della Carta. La circolare della ministra Lamorgese che lascia inoltre una inquietante discrezionalità a prefetti, questori e sindaci, è stata diramata con un contorno narrativo che ha preso le mosse dai ripetuti cortei no vax e no green pass che hanno scorrazzato liberamente prima, durante e dopo il lockdown, ma che ora sembrano improvvisamente  ostacoli insormontabili per l’ordine pubblico. Anche la preCop milanese e il G20 romano sono stati protetti blindando le città con assurde misure, invasive, a differenza dei cortei, per la vita di centinaia di migliaia di cittadini. Così dopo i decreti Minniti e Salvini, che hanno inasprito le pene per i reati tipici delle espressioni del dissenso – dalle occupazioni di stabili al blocco stradale e ai picchetti – Lamorgese gioca una variante di repressione all’apparenza diversa: manifestare si può ma fermi e lontano dagli occhi e lontano dagli affari. E’ un remake del comma 22: si può manifestare solo staticamente ma con divieto di assembramento. Dissentire deve diventare uno sport inutile nei piani di un governo che, sulla scia dei predecessori, vuole chiudere sempre più gli spazi di democrazia reale.

Tutte queste misure lesive dei diritti sono introdotte in nome della presunta lotta alla pandemia, quando il governo non ha per nulla le carte in regola su questo terreno e da diversi punti di vista, avendo non solo rinunciato a una serie di misure strutturali indispensabili (investimenti nella sanità, assunzioni massicce, tracciamento, ecc.) ma avendo in questi mesi sempre più favorito il venir meno dei protocolli sul distanziamento, aumentando la capienza degli stadi e dei palazzetti per le manifestazioni sportive per evidenti ragioni economiche, quelle stesse che hanno portato alla riapertura indistinta delle attività produttive e che oggi devono essere garantite, con il massiccio shopping natalizio, alla borghesia commerciale. Ed è il governo che ha lasciato fascisti e loro accoliti vari, marciare tranquillamente per Roma andando ad assaltare la sede della CGIL, che ha lasciato per mesi i no vax fare tutto quello che volevano in piazza, quando, se fossero state forze della sinistra ad animare simili cortei su ben altri contenuti, avrebbe provveduto a disperderli anche nelle forme più dure che ben conosciamo.

Ed oggi con la circolare Lamorgese si chiude il cerchio:  come è avvenuto molte volte in passato, col pretesto di colpire gli “eccessi” delle forze reazionarie e di destra, in realtà si punta a colpire il diritto e la possibilità di lotta delle forze dell’alternativa sociale e di classe.

I No vax, sostenuti e favoriti dalle diverse forze di destra, sono stati gli utili e pericolosi idioti per portare a termine questa sceneggiata.

Idioti e pericolosi per le loro posizioni ideologiche reazionarie e per il rifiuto dell’utilizzo dei vaccini, uno strumento indispensabile, anche se non il solo, per combattere la pandemia, vaccini che andrebbero garantiti veramente a tutto il mondo se si vuole contrastarla efficacemente; pericoloso perché il loro putrido stagno è quello in cui si rafforzano le organizzazioni fasciste:

utili ai padroni perché hanno garantito una narrazione politica dei media come se al centro dello scontro in Italia  ci fosse la contrapposizione tra governo e il movimento novax e no green pass, e non il reale scontro economico e sociale tra la borghesia e la classe lavoratrice; utili perché con le loro azioni ed atteggiamenti inconsulti hanno partecipato alla diffusione del virus dando oggi al governo il pretesto di colpire l’attività delle forze politiche e sindacali della sinistra che invece, proprio sul terreno sanitario, hanno sempre prestato la massima attenzione ai necessari protocolli (distanziamento e mascherine) per combattere il virus.

La repressione, modulata sapientemente in modo differenziato contro i capri espiatori e i presunti pericoli pubblici, è un elemento chiave per la governance neoliberale. Per questo, Sinistra Anticapitalista la indica da tempo come una delle voci principali di ogni piattaforma rivendicativa. Quella circolare è la risposta di un governo nemico dei lavoratori alla ripresa delle lotte di questo autunno, dalla rinascita di un movimento studentesco fino all’”insorgiamo” con cui il collettivo di fabbrica della Gkn di Campi Bisenzio ha scosso ampi settori di sinistra politica, sociale e sindacale, fino al rinnovato protagonismo delle istanze per la giustizia climatica.

E’ un atto molto grave, contro cui è necessario organizzare un forte opposizione politica e sociale.

La rivendicazione della libertà di movimento sarà una delle parole d’ordine delle prossime scadenze a cui parteciperemo – il corteo contro la violenza di genere del 27 novembre e il No Draghi day che il sindacalismo di base ha convocato per il 4 dicembre e le nuove iniziative che il Collettivo della GKN sta discutendo– ma anche materia di riflessione per la convergenza in corso tra movimenti, organizzazioni e associazioni, a partire dal ventennale di Genova 2001, che sta preparando i suoi appuntamenti dopo la buona riuscita del corteo del 30 ottobre di Roma. L’urgenza è quella di riconquistare tutti insieme l’agibilità delle piazze e del conflitto allargando, come si sarebbe detto mezzo secolo fa, l’area della coscienza, senza appiattirsi su un’immagine di noi costruita dal nemico di classe, senza dare spazio a rigurgiti fascistoidi, favorendo un nuovo protagonismo delle classi lavoratrici e la credibilità di una alternativa sociale.  

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