Fascisti liberi di scorazzare per Roma e di assaltare la CGIL. Lavoratori manganellati per garantire la libera circolazione delle merci e dei profitti

C’è un filo nero che collega il guanto di velluto, solo all’apparenza inspiegabile, calzato dalla questura di Roma nei confronti di chi assaltava la sede nazionale della Cgil e la gragnuola di manganellate e lacrimogeni con cui pochi giorni dopo la questura di Trieste ha “liberato” il varco 4 del porto occupato, dai lavoratori e dai manifestanti no green pass, (una galassia eterogenea e con venature inquietanti come abbiamo detto più volte) mentre denunciavamo la libertà di movimento per i gruppi fascistoidi che contestavano la presunta “dittatura sanitaria”.

La differenza di contegno poliziesco tra la piazza di Roma e quella di Trieste sta nel fatto che nella seconda era in corso uno sciopero, per di più, con le modalità conflittuali che i padroni detestano: il blocco della circolazione delle merci, e che occorreva garantire subito e ad ogni costo i sacrosanti diritti dei capitalisti a fare i loro affari e i loro profitti. Il diritto di sciopero si disintegra ai cancelli e ai picchetti. Così come la Costituzione si autosospende se a marciare su Roma sono bottegai e squadristi neri.

Denunciamo quello che sta avvenendo sempre più spesso come la dura repressione a Prato e a Piacenza contro le lotte sindacali più combattive, le gravissime scorribande squadristiche contro i lavoratori non contrastate dalle “forze dell’ordine” ed anche l’aperta complicità simbolica di queste ultime quando si sfilano il casco davanti ai cordoni di manifestanti no vax.

Va tenuto a mente che, al momento, su circa 490 mila tra carabinieri, poliziotti, Penitenziaria, Fiamme gialle, Esercito, Aeronautica e Marina – ce ne sono ben 100 mila ancora senza vaccino.

La nostra distanza dalle posizioni dei manifestanti dei no vax e dei no green pass, (sebbene denunciamo tutte le insidie e contraddizioni di questo provvedimento volto liberare i capitalisti dalle loro responsabilità sulla sicurezza facendola ricadere sui singoli lavoratori e a dividerli, nonché di spingere a una attenuazione dei protocolli sanitari collettivi, rinunciando a un forte rilancio della sanità pubblica, misure fondamentali per combattere l’epidemia), non ci impedisce in alcun modo, di denunciare la ferocia della repressione a Trieste come altrove, e la ferocia del governo che la ispira, il governo Draghi-Bonomi.

Riaffermiamo nello stesso tempo il nostro impegno nel sostenere la campagna di vaccinazione per garantire a tutte e tutti, nel nostro paese, ma anche in tutto il mondo, l’accesso gratuito al vaccino, come uno degli strumenti fondamentali per contenere la pandemia.

 

Per spezzare quel filo nero c’è solo la strada della mobilitazione di massa per l’occupazione, il salario, i diritti, la sanità e la scuola pubblica, il filo rosso che – dalla Firenze della Gkn, passando per la grande piazza antifascista del 16 ottobre, arriverà a contestare il G20 di Roma il 30 ottobre assieme al complesso delle politiche economiche e sociali.

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