C’è ancora tempo, è il coraggio che manca

La sinistra alternativa alle elezioni comunali di Roma [Sinistra anticapitalista Roma]

Pochi mesi ancora e Roma avrà un nuovo Sindaco o una nuova Sindaca.

Ormai tutti gli schieramenti e le organizzazioni politiche hanno presentato i propri candidati e candidate, ma il futuro, comunque vada, non promette cambiamenti radicali.

Gli ultimi sindaci della nostra città, da Rutelli a Veltroni da Alemanno a Marino fino alla Raggi, si sono distinti per la privatizzazione dei servizi pubblici, nonostante la vittoria del referendum del 2011, per gli sgomberi contro chi occupa spazi per avere un luogo dove vivere, per reprimere chi offre con spirito mutualistico servizi sociali e culturali.

Sindaci che senza soluzione di continuità hanno intensificato il consumo di suolo pubblico per soddisfare l’ingordigia di profitto dei soliti affaristi.

Sindaci che non hanno contrastato dal punto di vista politico e amministrativo la devastazione ambientale, senza alcuna gestione virtuosa, ma neanche ordinaria, dello smaltimento dei rifiuti urbani, servizio fondamentale ormai al collasso.

Ne abbiamo discusso nei giorni scorsi al congresso romano di Sinistra Anticapitalista, convinti che le elezioni amministrative potevano e possono rappresentare una occasione per chi vuole candidarsi a lottare contro lo sfruttamento, l’emarginazione, la povertà, la carenza di servizi pubblici, una opportunità per ridare voce a chi viene confinato nelle periferie.

Le lotte che si verificano in questi giorni, nei luoghi di lavoro come la GKN e nella logistica, hanno rianimato uno spirito solidale del conflitto, fino ad arrivare alla proclamazione di uno sciopero generale unitario del sindacato di classe ad ottobre.

Questo ci convince ancor di più che la costruzione di un fronte comune sia la via da seguire, quella via che tutte e tutti seguimmo 20 anni fa a Genova.

Abbiamo puntato su questa occasione per costruire a Roma una proposta elettorale composta da una coalizione politica e sociale, capace di mettere insieme tutte quelle esperienze di conflitto e di alternativa politica e sociale.

L’assemblea di piazza vittorio ha dimostrato, anche dopo il comunicato congiunto, (link), l’assenza di differenze per la parte programmatica.

Nonostante questo, la sinistra radicale ancora una volta sceglie il suicidio, candidando da un lato Paolo Berdini e dall’altro Lisa Canitano, dimostrando la sua inadeguatezza nel non rispondere ad un bisogno comune di percorsi unitari, incapace di abbandonare ogni settarismo e autoreferzialità. Questo dimostrano i fatti, se la divergenza non è sul programma.

Non abbiamo mai pensato che le elezioni siano lo strumento che permette di cambiare lo stato di cose esistenti, ma possono e devono essere invece intrepretate come la costruzione di quella unità di azione, capace di sedimentare una contaminazione nella militanza, che sappia essere punto di riferimento per i conflitti sociali, che sappia attrarre quelle vertenze frammentate presenti nei territori e nei luoghi di lavoro, che sappia essere determinata dalle istanze dei movimenti.

Non vogliamo essere parte di questo fallimento, non ne vogliamo soprattutto essere corresponsabili.

Sia chiaro, non ci riferiamo ad un fallimento elettorale, quello del conteggio delle schede, ma al fallimento della ricostruzione di una credibilità della sinistra radicale in questa città.

Era necessario dare una speranza, ricreare le condizioni per la partecipazione dei soggetti delusi dalla politica, provare a dare una voce e un megafono, magari anche istituzionale, alle escluse e agli esclusi di questa città.

Non vogliamo fare nessun passo indietro, vogliamo ancora che si costruisca una coalizione politico sociale in grado di agire le proprie idee in questa campagna elettorale, non indebolendosi con due percorsi differenti. Il tempo ancora c’è, la vera sfida è trovare il coraggio di farlo.