Con le operaie e gli operai GKN: No ai licenziamenti! Generalizziamo la lotta!

Lo scorso 9 luglio la multinazionale GKN ha annunciato con una email ai suoi dipendenti la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio e il licenziamento in tronco di oltre 500 lavoratori e lavoratrici. Pochi giorni prima era accaduto lo stesso con le 152 lavoratrici e lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto, vicino Monza. I padroni hanno fatto presto ad approfittare nel modo più brutale dello sblocco dei licenziamenti disposto dal governo, con l’accordo dei vertici dei principali sindacati, dallo scorso 30 giugno.

Il licenziamento di massa alla GKN non colpisce solo una fabbrica e i suoi dipendenti, è un assaggio dell’attacco furioso che il padronato si prepara a mettere in campo approfittando della restituita libertà di licenziare. Già durante la pandemia, vigente il divieto di licenziare, si sono persi oltre un milione di posti di lavoro, quelli dei più sfruttati, delle precarie e dei precari, in maggioranza posti di lavoro di donne che sono state ricacciate in casa nei lavori di cura e domestici. Oggi la rinnovata possibilità di licenziare, senza neanche più i vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori abrogato nel 2014, è stata concessa proprio mentre è in campo una crisi economica aggravata dalla pandemia, mentre si stanno progettando ristrutturazioni economiche di portata storica, a partire dal settore dell’auto e dalla FCA-Stellantis (che ha già annunciato altri 100 licenziamenti a Termoli), che è da sempre il committente principale se non unico dei componenti prodotti in GKN. Questo produrrà una crisi sociale senza precedenti, con licenziamenti di massa in quasi tutti i settori e gli stabilimenti attivi in Italia. Coinvolgerà tutti e tutte, ed è per questo che non bisogna lasciarli passare fin dall’inizio.

Si colpisce tra le prime una roccaforte operaia, una fabbrica con una classe lavoratrice attiva e protagonista negli ultimi anni. Le lavoratrici e i lavoratori della GKN hanno animato la solidarietà di classe realizzando scioperi in solidarietà con altri pezzi della classe sotto attacco, sono stati alla testa della lotta contro l’abrogazione dell’articolo 18, negli scorsi giorni hanno scioperato contro la repressione nella logistica operata da FedEx-TNT e contro l’omicidio del compagno Adil del SiCobas; in questi anni tante e tanti di loro hanno animato la critica interna alla CGIL schierandosi con l’opposizione interna di Riconquistiamo Tutto! contro la segreteria Landini, quello stesso segretario che ha presentato come una grande vittoria sul governo la “presa d’atto” dello sblocco dei licenziamenti. Se i licenziamenti passeranno in GKN, ad oggi una delle punte più avanzate della classe lavoratrice in Italia, sarà uno tsunami dappertutto.

Sinistra Anticapitalista esprime la propria solidarietà alla lotta della GKN come a quella della Gianetti e delle altre fabbriche che saranno colpite dai licenziamenti nei prossimi giorni. Saremo in piazza a Firenze per lo sciopero provinciale del 19 luglio e per la manifestazione nazionale del 24. Siamo con voi e lo saremo anche quando la vicenda sarà messa sotto il tappeto dai principali organi di informazione, dalle istituzioni e dai principali partiti di governo, che oggi fingono preoccupazione pochi giorni dopo aver lasciato mano libera ai padroni. Il carattere filopadronale di questo governo non poteva essere più chiaro di oggi. Si preparano a cancellare anche quelle elemosine rappresentate dalla quota 100 e dal reddito di cittadinanza mentre per le lavoratrici e per i lavoratori non viene stanziato neanche un euro dei 200 miliardi del PNRR, costituito da una quantità di regali e commesse pubbliche per le imprese private.

Oggi è necessario raccogliere dappertutto l’appello all’insorgenza avanzato dal Collettivo Lavoratori di Fabbrica della GKN. Lo deve raccogliere in primo luogo il sindacato, costruendo immediatamente uno sciopero generale contro il governo e per l’occupazione. Per ora si stanno muovendo positivamente in questa direzione solo i sindacati di base, ma è necessario oggi più che mai esercitare una pressione dal basso per obbligare a prendere iniziative di lotta anche i vertici dei sindacati più grandi, Cgil in testa.

Chiediamo che i licenziamenti vengano ritirati e che gli stabilimenti in chiusura siano requisiti dallo Stato mettendoli sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori che in quegli stabilimenti possono continuare a produrre anche senza il contributo dei parassiti della società, quei padroni che dopo aver spolpato la collettività e aver fatto profitti sulla pelle di chi lavora, oggi pensano di poter mettere sul lastrico migliaia di famiglie con una mail.

Chiediamo la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, perché se il lavoro scarseggia bisogna distribuirlo equamente e bisogna dare l’opportunità di entrare dignitosamente a lavorare per le giovani e i giovani ingabbiati dalla precarietà, consentendo a chi ha un’anzianità lavorativa di 30 anni o 60 anni di età di andare in pensione.

Ora basta, siamo stufi di subire! Se la classe lavoratrice alza la testa i licenziamenti non passeranno!