Autodeterminazione per la Palestina Fermare la pulizia etnica di Israele

Sinistra Anticapitalista denuncia la narrazione capovolta con cui Biden e l’Ue vogliono spacciare l’aggressore per aggredito. Stiamo dalla parte del popolo palestinese, contro l’apartheid imposta dallo stato israeliano di fronte al vergognoso silenzio internazionale. Saremo nelle piazze di tutta Italia il 15 maggio a fianco della comunità palestinese [Direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista]

A Gerusalemme non c’è uno “scontro tra le parti”, è una pulizia etnica programmata ed eseguita dal suprematismo ebraico che ispira un governo di destra. Un’apartheid imposta dallo stato israeliano di fronte al vergognoso silenzio internazionale. Per questo Sinistra Anticapitalista è solidale con la causa del popolo palestinese e denuncia la ferocia dello Stato Israeliano e la complicità di Usa e Unione Europea con i suoi intenti stragisti. Da diversi giorni, le forze armate israeliane hanno violentemente represso i palestinesi di Gerusalemme che si sono mobilitati per difendere i loro diritti, tra cui il più fondamentale di essi: il diritto a vivere nelle proprie case, di fronte alla politica di ebraicizzazione sistematica della parte palestinese della città, portata avanti congiuntamente dal governo israeliano e dalle organizzazioni di coloni più estremiste. Estremisti di destra ebrei hanno aggredito cittadini di origine palestinese, assaltato e vandalizzato negozi arabi. Da lunedì, l’esercito israeliano ha anche lanciato una violenta campagna di bombardamenti contro la Striscia di Gaza, dove si sono moltiplicate le manifestazioni di solidarietà con i palestinesi di Gerusalemme, come nel resto dei territori occupati, uccidendo decine di persone, compresi i bambini. Il numero dei civili uccisi dagli attacchi di Israele continua a crescere. Il palazzo di al-Shorouq è stato fatto esplodere dagli attacchi dell’aviazione israeliana. L’edificio ospitava numerose famiglie e diverse redazioni giornalistiche e si trovava nel pieno centro di Gaza City. Si tratta del terzo palazzo abbattuto dall’esercito israeliano nei territori palestinesi. A Gerusalemme, centinaia di palestinesi sono stati feriti e decine imprigionati. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato, proprio mentre scriviamo, una intensificazione degli attacchi militari contro Gaza. Una escalation che sembra promossa nell’ambito del tentativo del criminale Benjamin Netanyahu di rimanere a capo del governo d’estrema destra in Israele per non finire in carcere. Netanyahu cerca di distogliere l’attenzione dalla profonda crisi politica e sociale israeliana (4 elezioni in 2 anni e senza fine), con la deportazione di famiglie palestinesi dalle loro case di Sheikh Jarrah, con assalti e incursione continue alla Spianata della moschea di Al Aqsa (nel mese del Ramadan), con centinaia di coloni e soldati israeliani, trasformandola in un teatro di orrore, violenze e scontri, nel tentativo di affermare la sovranità israeliana su Gerusalemme, come capitale unificata ed eterna d’Israele, come  menzionato dal piano dell’ex presidente degli USA, Donald Trump. Poi allargando il il fronte, bombardando e compiendo nuovi massacri contro la popolazione civile di Gaza.

Nel 73° anniversario della Nakba (la catastrofe) del popolo palestinese, avvenuta dopo la creazione dello Stato d’Israele sulla terra palestinese con la complicità del governo britannico (Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917) e delle potenze coloniali occidentali nel 1948, dal popolo palestinese giungono però segnali di ripoliticizzazione, anche contro una leadership discutibile, per la conquista del diritto all’autodeterminazione, al ritorno dei profughi palestinesi alle loro case e alle loro terre, alla creazione del suo Stato libero ed indipendente con Gerusalemme capitale, sulla base delle risoluzioni dell’ONU e della legalità internazionale.

E l’inquilino “buono” della Casa Bianca, il democratico Biden, non trova di meglio che dichiarare «Israele ha il diritto di difendersi» a proposito dell’escalation militare in Medio Oriente. Non c’è molta distanza tra lui e la destra italiana che, giusto per citare, per bocca del governatore della Liguria, Toti, mezzo berlusconiano e mezzo salviniano, detta alle agenzie che «Chi bombarda Israele bombarda anche un pezzo della mia civiltà, della mia storia e del mio essere. E’ un pezzettino di democrazia vera in un mondo che di democrazia ne conosce poca». La civiltà e la democrazia di Netanyahu, Biden e quelli come Toti e Salvini, Letta, Calenda, Boschi, grillini, è solo una narrazione capovolta in cui l’aggressore si spaccia per aggredito. Non possiamo che indignarci di fronte alle parole del ministro degli Esteri di Draghi, il pentastellato Di Maio, capace solo di accorgersi dell’«inaccettabile il lancio di razzi indiscriminato» da parte di Hamas nella stiscia di Gaza. Proprio come l’ineffabile Fassino, Pd: «inaccettabile quello che Hamas e la Jihad islamica stanno facendo contro Israele, tanto più se l’obiettivo è quello di annientare» lo Stato ebraico, la cui «sicurezza è irrinunciabile per l’Italia e per la comunità internazionale».

Non può esistere una “calma” coloniale, e non esiste una responsabilità condivisa in questo nuovo episodio di repressione: ciò che è in questione è la politica di apartheid portata avanti dallo Stato di Israele e la negazione dei diritti democratici e nazionali dei palestinesi.

Nessuna “soluzione giusta” può essere trovata senza la soddisfazione di tutti i loro diritti: fine dell’occupazione civile e militare, parità di diritti, diritto all’autodeterminazione e diritto al ritorno. Il sostegno allo Stato di Israele deve finire! Al contrario, Israele deve essere sanzionato e reso responsabile dei suoi crimini. Questo è il senso della campagna BDS (Boicottaggio-Divestimento-Sanzioni), il cui sviluppo e rafforzamento, in assenza di qualsiasi altra forma di sanzione e pressione, rimane una necessità, così come le mobilitazioni di strada per esprimere la nostra solidarietà con i palestinesi.

Aderiamo con convinzione all’appello della Comunità Palestinese d’Italia che invita la società civile, tutte le donne e tutti gli uomini amanti della pace, della libertà e della giustizia a scendere nelle piazze d’Italia, sabato 15 maggio, per denunciare e condannare il massacro del popolo palestinese.

Contro l’aggressione e l’oppressione israeliana nei confronti della popolazione di Gerusalemme e di Gaza. Non potrà esistere Israele senza Palestina.