Donne per l’autodeterminazione. La giornata del 17 aprile a Torino

di Carla Pagliero

Da mesi in tutta Italia si stanno moltiplicando le iniziative dei governi regionali guidati da coalizioni di centro destra che puntano ad intaccare l’autodeterminazione, i diritti e le libertà delle donne. Anche in Piemonte la giunta regionale di centro destra, nella figura dell’assessore Maurizio Marrone di Fratelli d’Italia, ha inviato alle ASL un bando utile a trovare associazioni “pro-vita” che consente ad esse l’ingresso negli ospedali e nei consultori pubblici. Un provvedimento gravissimo che mina i fondamenti della legge 194 (istitutiva, nel lontano 1978, della legalizzazione dell’aborto) e il principio di autodeterminazione delle donne azzerando decenni di lotte e impegno per la conquista di diritti e libertà. In opposizione a questa “ingerenza” sul corpo delle donne, una vivacissima rete di donne e associazioni, che si identificano nella Rete+di194 e in Non Una di Meno, ha indetto la giornata di mobilitazione, pienamente riuscita, del 17 aprile.

Nel corso della giornata due piazze centrali della città di Torino sono state occupate dalle manifestanti e dai manifestanti per rispondere e contrattaccare insieme, e per difendere, come è stato più volte ribadito, i diritti conquistati dal movimento delle donne e per allargarli. Tra le richieste ulteriori a quelle della legge 194: l’accesso gratuito alla contraccezione ed alle cure ginecologiche di ogni genere; l’accesso sicuro, gratuito e garantito all’interruzione volontaria di gravidanza; l’abolizione dell’obiezione di coscienza che limita di molto la garanzia di accesso all’interruzione volontaria della gravidanza negli ospedali; l’educazione sessuale nelle scuole; l’accessibilità ai consultori, accoglienti e finanziati dal pubblico. Diverse performance hanno ripercorso le vicende violente e drammatiche di donne e le loro storie di figlie, madri, mogli: le gravidanze non volute, le interruzioni delle gravidanze praticate con metodi pericolosi e cruenti, spesso letali. Suggestiva la lettura di testimonianze che hanno riportato alla luce la lotta lunga e difficile che negli anni Settanta del Novecento il movimento femminista condusse per ottenere la legalizzazione dell’interruzione della gravidanza e, nello stesso tempo, la ricostruzione di un vissuto nascosto e oscuro che attraversava le vite delle donne senza poter mai essere portato chiaramente in luce o raccontato. Suggestiva la presenza dell’“ancella”, vestito rosso, copricapo bianco, che compare spesso, ultimamente, nelle manifestazioni delle donne ad evocare il personaggio inventato dalla Atwood, protagonista di una distopica serie televisiva: il simbolo raccapricciante dell’uso del corpo della donna come strumento di riproduzione della specie e custode dei valori della famiglia patriarcale.

In Piazza Castello e in Piazza Carignano, ieri, si sono incontrate più generazioni di donne, e non solo, che hanno messo in evidenza un nuovo modo di intendere il femminismo e il lavoro politico, basato su riflessioni e dibattiti condivisi ed allargati, cercando di individuare la visione giusta che permetta di superare le logiche delle contrapposizioni e delle bandiere, e che vada, piuttosto, a mettere in luce problemi concreti, in questo caso, l’attacco all’autodeterminazione delle donne in un campo così delicato come la scelta della maternità. Queste pratiche non sono nuove nel movimento femminista, dove ciò che è personale è sempre stato politico, ma, nelle giovani generazioni, il dibattito si confronta con un modo nuovo di avvicinarsi alla politica e di definirsi come soggetti, andando a ridisegnare identità personali e collettive, chiedendo spazi di autorganizzazione e condivisione nuovi che non disdegnano attività mutualistiche e di autoaiuto, spazi che vanno individuati e reinventati collettivamente. Tutto ciò rimanda al bisogno, positivo e forte, di costituire una presenza collettiva permanente delle donne con ampi spazi di dibattito e confronto con il territorio, la città, l’ambiente: uno spazio come si può dire oggi, con l’accezione che diamo a questo termine, ecologicamente sostenibile.