Basta propaganda sulla scuola!

di Francesco Locantore

Come era ampiamente prevedibile, il governo ha dovuto desistere dall’intento di riaprire le scuole superiori il 7 gennaio, rinviando il parziale ritorno in presenza all’11 gennaio, anche se solo al 50%, anche se la maggior parte delle Regioni ha deciso di rinviare ulteriormente. La negazione del diritto all’istruzione dall’inizio della pandemia è un dato innegabile. La stessa ministra Azzolina ha ben presente che la didattica a distanza, cui pure vengono costretti in forza di un pessimo contratto integrativo le insegnanti e gli insegnanti, non è in grado di sostituire il ruolo istituzionale della scuola. La dispersione scolastica è ormai fuori controllo. Il ruolo di livellamento sociale della scuola pubblica è venuto completamente meno, con il fatto che si sono scaricate sulle famiglie buona parte delle responsabilità di garantire spazi, strutture, dispositivi didattici, stimoli. Pure negli ordini inferiori di scuola che sono rimasti in presenza, così come per le poche settimane di riapertura ad inizio anno scolastico delle superiori, la scuola non è stata più la stessa, militarizzata da protocolli di sicurezza difficilmente gestibili in aule che rimanevano sovraffollate e con l’atavica carenza di organici.

A marzo la chiusura delle scuole si poteva giustificare con l’eccezionalità e l’imprevedibilità dell’esplosione della pandemia di Covid19. Oggi però il governo non ha scusanti. Fin dal mese di maggio si sono sviluppate mobilitazioni nel mondo della scuola che proponevano soluzioni, per poter tornare a fare scuola in presenza ed in sicurezza: l’aumento degli organici, a cominciare dall’assunzione immediata dei precari storici, il reperimento di spazi pubblici e privati non utilizzati, per poter formare classi con al massimo 15 alunni, il potenziamento del sistema sanitario per poter effettuare tamponi a tutti e tracciare i contagi nelle scuole, il potenziamento dei trasporti pubblici per consentire ai milioni di studenti che si sarebbero mobilitati a settembre di poter raggiungere in sicurezza le proprie scuole.

Niente di tutto questo è stato fatto in vista della riapertura a settembre. Il governo porta la responsabilità, per questo come per gli incentivi al turismo irresponsabile durante i mesi estivi, della ripartenza dei contagi, la cosiddetta seconda ondata di cui non si vede l’uscita se non quando sarà terminata la campagna di vaccinazione. L’incidenza dei contagi nelle scuole superiore a quella media nella società, dimostra che la riapertura in queste condizioni è stata sconsiderata ed irresponsabile. I lavoratori e le lavoratrici della scuola, così come gli studenti e le studentesse, sono stati esposti, ed a loro volta hanno esposto l’intera società, alla ripresa dei contagi. Si sono cominciate a contare le vittime tra le maestre delle scuole dell’infanzia, della primaria, tra le insegnanti e gli insegnanti delle scuole medie, tra i familiari degli alunni e delle alunne. Dopo poche settimane si è dovuto correre ai ripari chiudendo le scuole superiori (ma lasciando aperte quelle degli ordini inferiori), promettendo una riapertura con l’anno nuovo senza che se ne creassero, ancora una volta, le condizioni per farlo con sicurezza ed efficacia. Nella stessa legge di bilancio approvata dal Parlamento a fine dicembre, non sono infatti previste risorse neanche lontanamente sufficienti a far fronte agli interventi necessari a garantire in sicurezza il diritto all’istruzione.

La parziale riapertura delle superiori prevista l’11 gennaio non solo è un azzardo dal punto di vista sanitario, ma impone condizioni irricevibili, stabilite dai prefetti senza il coinvolgimento di chi a scuola ci lavora e ci studia, come le improbabili turnazioni che terranno docenti e studenti a scuola fino a pomeriggio inoltrato, con la metà degli studenti in classe e metà a casa in videoconferenza, mischiando modalità didattiche tra loro inconciliabili. Lo stanno denunciando in questi giorni tante scuole in cui vengono approvate mozioni contrarie alla riapertura in queste condizioni e si chiama alla mobilitazione unitaria per ottenere gli interventi necessari a tornare a scuola in sicurezza.

Sbaglia il gruppo dirigente del movimento Priorità alla Scuola così come una parte dei dirigenti del sindacalismo di base, che pure a maggio si erano mobilitati su una piattaforma condivisibile, a pensare che i docenti delle superiori abbiano semplicemente paura a tornare in presenza e che quindi stiano abdicando alla loro “missione” di educatori per non mettere a rischio la propria salute. Tornare a scuola a qualsiasi condizione non può essere la rivendicazione di un movimento interessato a dare realmente priorità alla scuola, appiattendosi di fatto sulle posizioni della pessima ministra Azzolina. Va riconosciuto che questo governo è in piena continuità con chi negli ultimi trent’anni ha impoverito la scuola pubblica e che quindi porta tutta la responsabilità della negazione del diritto all’istruzione come di quello alla salute. Non possiamo cadere nella trappola di dover scegliere tra le due cose, che ci farebbe rimanere all’interno della logica delle politiche liberiste, per cui si regalano miliardi al profitto privato e si tagliano i diritti, giocando a dividere chi quei diritti dovrebbe pretenderli unitariamente.

Sbagliano anche i sindacati confederali e la “sinistra di governo” a voler sostenere Conte qualsiasi cosa faccia con lo spauracchio del ritorno delle destre, omettendo il fatto che è proprio con lo stesso presidente del consiglio che le destre reazionarie hanno assunto importanti posizioni di governo fino a pochi mesi fa. La continuità con le politiche liberiste di questo governo sta spianando la strada all’arroganza dei referenti sociali di quelle stesse destre, preparando un’autostrada per la loro ascesa al governo appena si tornerà alle urne, senza che nel frattempo si sia formata una reale alternativa di classe dal punto di vista sia politico che sociale.

E’ necessaria invece una mobilitazione unitaria di lavoratori e lavoratrici, docenti, studenti e studentesse, famiglie, per chiedere che vengano tempestivamente presi provvedimenti per poter tornare a scuola in sicurezza. Nell’immediato bisogna garantire la possibilità a tutto il personale scolastico e agli studenti di vaccinarsi urgentemente, per garantire la conclusione dell’anno scolastico in sicurezza. Bisogna rivedere i protocolli di sicurezza e aumentare la distanza fisica nelle aule, garantire dispositivi di protezione più efficaci. Vanno garantiti tamponi e tracciamenti, trasporti dedicati, sospendendo almeno nelle zone rosse e arancioni le attività lavorative non necessarie, dando realmente priorità alla scuola. Bisogna aumentare urgentemente gli organici, stabilizzando i precari e prevedendo assunzioni straordinarie per garantire supplenze, sostenere percorsi didattici e recuperi.