Dopo il disastroso incendio di Trump

La redazione di Against the Current no 209 november december 2020

LE ELEZIONI SONO finite, a parte alcuni riconteggi, ricorsi legali di Trump senza prospettive e due spareggi in Georgia. La maggior parte dell’America – e del mondo – sta giustamente celebrando la fine della presidenza Trump-Pence e dello spettro di altri quattro anni di incubo nazionale e internazionale.

Grazie al voto di massa in anticipo e a quello per posta della base democratica, specialmente l’impressionante mobilitazione della comunità afroamericana e di parte di quella latina, il risultato, anche se più risicato di quanto atteso, è stato abbastanza chiaro due giorni dopo, giovedì 5 novembre.

Lo straordinario (per gli standard USA) tasso di partecipazione del 71 per cento – con più di 74 milioni di voti per Biden/Harris e 70 milioni per Trump/Pence – può essere l’anticipo delle elezioni future. È anche possibile che i due partiti capitalisti si apprestino a qualche battaglia strategica interna sui rispettivi fallimenti nell’ottenere vittorie decisive per la presidenza e per il Congresso.

Con l’annuncio della vittoria di Joe Biden per il Collegio Elettorale, sabato 7 novembre, la molto temuta mossa del Grande Furto Elettorale da parte della squadra di Trump e dei parlamenti degli Stati di destra sembra svanire. La disastrosa sparata televisiva di giovedì del grande stupido, e le relativamente piccole, anche se minacciose, proteste della destra “fermate il conteggio”, hanno mancato di trovare il favore della maggioranza della direzione repubblicana, e i ricorsi legali della campagna sono naufragati nei tribunali statali.

Nel Michigan, dove i repubblicani hanno una maggioranza nel parlamento dello Stato in seguito a una modifica dei distretti elettorali, un comitato di supervisione sta lanciando una “inchiesta” sul conteggio dei voti dello Stato. In certe circostanze la cosa potebbe scatenare una caotica reazione a catena, ma nell’attule situazione sembra estremamente improbabile. In base ad ogni calcolo razionale per il partito repubblicano o per il capitale USA, cercare di mantenere Trump in carica – dopo un’elezione da lui persa su scala nazionale per oltre quattro milioni di voti – non varrebbe il rischio di erodere ulteriormente la legittimità della nuova Corte Suprema a maggioranza di destra, e delle istituzioni centrali della politica borghese USA.

Quello che si profila dà scarso motivo di euforia. Prima e soprattutto, l’emergenza coronavirus che si sta drammaticamente aggravando e vede i nuovi casi negli USA superare i 100.000 giornalieri, con la possibilità di superare questo orrore all’inizio del 2021. Per quanto spaventosi e cinici siano stati il negazionismo di Donald Trump e le sue largamente profuse pagliacciate, come abbiamo detto prima, nemmeno lui da solo, avrebbe potuto incasinare così completamente la situazione. L’infrastruttura della salute pubblica degli USA è un caos in atto da decenni.

Anche se la prossima amministrazione Biden-Harris metterà in piedi la più competente squadra di risposta alla pandemia, non entrerà in carica fino al prossimo 20 gennaio, e si troverà di fronte un virus probabilmente fuori controllo, profonde mancanze e diseguaglianze strutturali nel sistema di assistenza sanitaria USA, e probabilmente un Congresso bloccato. La destra repubblicana, avendo perso la Casa Bianca, ma avendo sconfitto l’annunciata “ondata blu”, sarà ben felice di lasciare Biden presiedere su un’intrattabile emergenza di salute pubblica e un’economia in stallo se non peggio.

La crisi potrà solo aggravarsi se la Corte Suprema revoca la Affordable Care Act, un caso che sarà esaminato tra breve dalla Corte, che minaccia di lasciare milioni di persone negli Stati Uniti senza accesso all’assicurazione malattie. In questo caso, l’amministrazione Biden non avrebbe altra scelta che dichiarare un’emergenza sanitaria nazionale e mantenere in vigore le disposizioni dell’ACA finché il Congresso non approverà un sostituto accettabile. Ciò sarebbe chiaramente nei poteri del presidente, ma Biden avrà il coraggio politico di prendere tali misure?

Il programma di chi?

Non ha molto senso parlare di che cosa Biden e Harris potrebbero fare per promuovere un programma “progressista” (ad es. Medicare for All, una riforma radicale della polizia e del diritto penale o un Green New Deal) che chiaramente non sostengono. Biden ha vantato esplicitamente di avere sconfitto i sostenitori di tali programmi.

La sinistra deve continuare a lottare con tutti i mezzi per queste e ulteriori riforme, ma la realtà è che la direzione centrista-neoliberale del partito democratico e i grandi finanziatori controllano il programma del partito. Per di più, il rapporto di forze nel Congresso dà loro la scusa per evitare qualsiasi cosa anche lontanamente “radicale”.

Per ottenere gli obiettivi strutturali progressisti è necessario il tipo di rottura con il partito democratico, per il quale il partito verde ha lottato con una piattaforma apertamente ecosocialista, ma è stato sostanzialmente schiacciato in queste elezioni iperpolarizzate. Per andare avanti, speriamo che le differenze sulle limitate scelte tattiche della sinistra in queste elezioni possano cedere il posto all’unità nel portare avanti tale progetto. (Un articolo interessante: “The Green Socialist Opposition to the Next Administration Begins Now”)

Una questione diversa è quanto l’amministrazione democratica in arrivo realizzerà le politiche promesse – cominciando con l’annullare letteralmente centinaia di decreti di Trump. Il divieto di viaggio per i mussulmani. L’eliminazione in pratica del diritto di asilo. Le perforazioni petrolifere in riserve naturali di inestimabile valore e la massiccia cancellazione di regolamenti ambientali fondamentali. La sadica separazione delle famiglie ai confini e le incursioni terroristiche nelle comunità dei migranti. L’abbandono arbitrario dell’accordo di Parigi sul clima, per quanto inadeguato questo sia, e dell’accordo internazionale con l’Iran sul nucleare. La lista delle indecenze da eliminare è quasi infinita.

In nome della più elementare decenza, l’amministrazione Biden dovrebbe eliminare tutte le sanzioni decretate da Trump che stanno colpendo brutalmente la popolazione ordinaria dell’Iran e del Venezuela, senza incidere per niente sui regimi di quei paesi. Dovrebbero essere riprese le relazioni con Cuba e tolte le sanzioni. L’oscena relazione USA con la “alleata strategica” assassina Arabia Saudita, inclusa la guerra genocida in Yemen, deve sparire. E ovviamente, il feroce procedimento di estradizione contro Julian Assange per avere rivelato i crimini di guerra USA deve cessare immediatamente.

Anche se queste sono tutte necessità di base, abbiamo scarse aspettative al riguardo. Così come per le reali complessità della politica internazionale, il confronto imperialistico con la Cina e il malessere economico che la nuova amministrazione si troverà di fronte, queste sono per altre discussioni.

La sconfitta di Donald Trump può essere giustamente vista come una vittoria della più elementare decenza, e per la chiara maggioranza del popolo americano. Ha un grande significato e non ne sottovalutiamo l’importanza. Ma noi a sinistra non possiamo vedere il ritorno della governance neoliberale democratica come una nostra vittoria. Dobbiamo stare con i movimenti che continuano la lotta per Black Lives Matter [le Vite dei Neri sono Importanti], per conservare i diritti riproduttivi contro l’attacco reazionario, e salvare il futuro della civiltà dal collasso ambientale.

La sconfitta benvenuta di Donald Trump è uno scacco per il nazionalismo bianco in questo paese, ma è lontana da una sconfitta decisiva. Più centralmente, la sinistra deve prendere il suo posto nel ricostruire negli USA un movimento della classe operaia degno del suo nome.

A questo fine, la sinistra ha bisogno delle politiche e delle forme organizzative più efficaci che riusciamo a sviluppare, attingendo dalle esperienze passate e dal ripensamento del presente. In questo spirito, Against the Current continua a sostenere la costruzione di un raggruppamento socialista rivoluzionario pluralista, con collegamenti internazionali, e l’organizzazione nostra sostenitrice, Solidarity, continua nei suoi sforzi per essere parte della soluzione.

E’ tanto più importante in un tempo in cui la società USA è così profondamente polarizzata razzialmente, come pure la classe operaia. Il declino del peso sociale dei lavoratori nei decenni passati, in parallelo al cinico abbandono degli interessi della classe operaia da parte dei democratici neoliberali, ha lasciato il vuoto che è stato riempito dal risentimento razzista bianco.

Senza la rivitalizzazione del movimento dei lavoratori e una politica basata sui reali interessi del popolo lavoratore, le false promesse offerte dal suprematismo bianco e dalla reazione nativista ritorneranno rafforzate. Gli scorsi quattro anni di Trump devono essere intesi non come un brutto sogno, ma come un avvertimento.

8 novembre 2020