Le resistenze sociali dell’autunno

di Franco Turigliatto

Lo scontro sociale dell’autunno comincia quando l’epidemia mostra pericolosissimi segni di ripresa e la riapertura delle scuole è avvenuta del massimo caos per le scelte fatte e quelle non fatte del governo.

Infatti sulla drammatica questione sanitaria siamo molto lontani, dalla definizione di un piano organico e dallo stanziamento delle risorse necessarie per un rilancio complessivo della sanità pubblica che rischia di collassare di nuovo. La vaccinazione di massa contro la normale influenza, presentata come un elemento essenziale per affrontare una nuova fase del Covid, è ben lungi dal realizzarsi nei tempi dovuti e le quantità prodotte del vaccino sembrano essere insufficienti.

Scenario caotico sulla riapertura delle scuole, dove pure ci sono stati mesi di tempo per fare le tre operazioni fondamentali:

  • regolarizzare subito le decine e decine di migliaia di insegnanti precari, che invece sono mantenuti nella precarietà, un accanimento politico nella logica liberista e capitalista (di cui la ministra Azzolina è una esemplare rappresentante) di dividere le lavoratrici e i lavoratori e di colpire proprio coloro che hanno acquisito una professionalità e mostrato capacità di politicizzazione;
  • individuare tutte le infrastrutture necessarie per superare le “classi pollaio”, garantendo la sicurezza e la qualità dell’insegnamento;
  • tirare fuori i sodi rubati alla scuola (32 miliardi) per rendere possibile queste due misure.

Per quanto riguarda un’altra questione sociale, politica ed umanitaria fondamentale, l’intervento sui decreti sicurezza di Salvini c’è stato un rimando continuo e le misure predisposte dalla Ministra degli interni Lamorgese, (forse saranno portate in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni), non sono l’abrogazione piena di quelle norme come sarebbe necessario, ma solo dei modesti ed irrisori palliativi che lasciano intatta la vergognosa struttura della legge vigente. Come per altro avviene in Europa dove le nuove proposte della Von der Leyen sui migranti confermano le scelte reazionarie della fortezza Europa.

Nei mesi scorsi dopo la fine del lockdown ci sono state varie manifestazioni sparse su diversi terreni sociali, politicamente significative, ma contenute nella dimensione anche per le inevitabili restrizioni sanitarie.

Nel mese di settembre il tema dominante è stato la questione scuola che ha prodotto alcune prime forme di attivazione e di mobilitazione, in particolare dei precari, culminate nelle giornate del 24, 25 e 26 settembre, i primi due giorni lo sciopero della Cub e dell’USB con cortei cittadini, il sabato l’iniziativa del “movimento” Priorità alla scuola con la manifestazione nazionale a Roma. La nostra organizzazione ha fortemente sostenuto e partecipato a questa prima fase di mobilitazione e stiamo lavorando per poter strutturare nel migliore dei modi su scala nazionale il nostro intervento per contribuire a sviluppare e a far crescere un movimento per i diritti dei precari, di tutti i lavoratori della scuola, degli studenti e dei genitori.

Sulla questione sanitaria siamo in una situazione transitoria, in parte di attesa, anche se forze come Medicina Democratica ci stanno lavorando. Da questo punto di vista la petizione, lanciata unitariamente da un vasto arco di forze della sinistra, per il diritto alla salute, per il rilancio della sanità pubblica reperendo le risorse con una imposizione patrimoniale sulle grandi ricchezze, resta di piena attualità e stiamo lavorando per rilanciarla. Sul piano sindacale dopo 14 anni è stato rinnovato il contratto della sanità privata; meglio tardi che mai, solo che questo rinnovo è finanziato per il 50% dalle regioni, cioè dai soldi pubblici, un altro bel regalo alle cliniche private.

Si avvicina la fine del blocco dei licenziamenti e quindi anche quello di nuove forti ristrutturazioni capitaliste che per altro non hanno mai smesso di operare tante è vero che anche in periodo di blocco sono andati persi ben 500.000 posti di lavoro e nessuna delle grandi e piccole vertenze occupazionale è stata risolta. Ci sono state mobilitazioni e lotte sparse che hanno conosciuto anche azioni repressive e violente da parte delle strutture dello Stato: su tutte la vicende dell’Italpizza di Modena.

Non possiamo che sottolineare ancora una volta la subalternità e la passività, per meglio dire il rifiuto, delle direzioni delle grandi organizzazioni sindacali nell’organizzare una risposta complessiva.

In forme diverse e inevitabilmente parziali o locali ci sono tuttavia le iniziative dei settori sindacali classisti, a partire dai sindacati di base, ma anche interni alla CGIL, o RSU di fabbriche che cercano di ricostruire un tessuto di coscienza di classe e possibilmente di mobilitazione.

Va in questo senso l’assemblea promossa dal Sicobas a Bologna la scorsa domenica che ha visto una significativa partecipazione di militanti sindacali e un forte spirito combattivo conclusasi con testo molto completo per i suoi contenuti, di certo condivisibile e con la posposta di costruire assemblee locali e una giornata di mobilitazione sabato 24 ottobre, alle quali la nostra organizzazione parteciperà attivamente.

Il 23 è indetto lo sciopero generale della CUB, su una piattaforma politica rivendicativa anch’essa assai apprezzabile, una giornata di lotta di certo necessaria anche se difficile, a cui daremo il nostro contributo e saremo presenti nelle manifestazioni locali che si stanno organizzando. Segnaliamo positivamente che il SIcobas ha fatto coincidere la dichiarazione di sciopero nazionale del settore della logistica con la giornata del 23 ottobre.

In questo quadro va da se che la nostra organizzazione aderisce e sostiene pienamente la manifestazione del 3 ottobre per gli operai di Italpizza, colpiti da provvedimenti giudiziari violenti ed intimidatori.

Resta da vedere cosa succederà nei prossimi mesi sul terreno dei grandi contratti in fase di rinnovo, tra cui quello metalmeccanico riapertosi da poche settimane su una strada tutta in salita. Sul ccnl pesano i vincoli del Patto della Fabbrica, la crisi economica e la possibilità e volontà di mobilitazione sindacale. Se in molte aree i livelli produttivi sono molto bassi, in altre zone e in alcuni settori e alcune imprese la ripresa produttiva è forte dopo la fermata primaverile con richieste di lavoro straordinario e del sabato lavorativo. E’ quindi tutto da verificare se ci saranno in un clima complicato spinte significative per il rinnovo e la difesa del ccnl e anche la richiesta, come propone l’area di opposizione in CGIL, di una vertenza complessiva delle categorie a livello confederale poiché c’è in gioco la tenuta del ccnl, di quella salariale e in prospettiva della possibilità della battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro.

Continua anche la lotta contro le politiche xenofobe e antimigranti tra cui va segnalata la mobilitazione di questi giorni contro l’apertura del nuovo Cpr, nella cosiddetta “civilissima” Milano del sindaco Sala.

Segnaliamo infine il Manifesto “Uscire dall’economica del profitto costruire la società della cura”, promosso da numerosissime associazioni e realtà, sociali, ambientaliste, democratiche, territoriali, che avanza un programma complessivo alternativo alla società esistente e che si propone di costruire una manifestazione nazionale nei prossimi mesi. Il manifesto è aperto alle firme delle associazioni e a quelle individuali, non a quella dei partiti. Questo tuttavia non impedisce alla nostra organizzazione di condividere largamente i contenuti esposti nel manifesto e di sostenere eventuali iniziative correlate di mobilitazione.

Dobbiamo però evidenziare un grande problema, nell’immediato forse insolubile, ma a cui si deve lavorare per risolverlo sul medio termine. Ognuno di questi soggetti e/o movimenti ha piattaforme nei fatti convergenti e complementari tra loro, ma i percorsi e le dinamiche sono diversificate; ciascuna iniziativa è positiva, viaggiano parallelamente, ma non sono state finora in grado di riconoscersi e di convergere e questo impedisce di pesare un po’ di più nei rapporti di forza complessivi.

Bisogna forse riconoscere che ognuno rappresenta una parzialità e che c’è un lavoro aperto da fare.