Elezioni regionali in Liguria: la posizione di Sinistra Anticapitalista

Nelle elezioni regionali in Liguria, Sinistra Anticapitalista non sosterrà nessuna lista e nessun candidato e non dà pertanto alcuna indicazione di voto. Si tratta di una decisione che ci troviamo costretti ad assumere in quanto non si è realizzato quanto auspicavamo e su cui abbiamo provato a lavorare fin dall’inverno scorso, vale a dire la costruzione di una lista autonoma e unitaria della sinistra di classe, alternativa e in opposizione sia alle destre reazionarie che alla coalizione “governativa” del cosiddetto centrosinistra e del M5S.

Non solo in Liguria, ma dappertutto nelle diverse situazioni regionali in cui si va al voto il 20 e 21 settembre, abbiamo provato a lavorare con gli stessi intenti. E ad esempio, proprio in una regione confinante con la nostra, la Toscana, pur all’interno di un percorso non sempre facile, il nostro obiettivo si è potuto realizzare. La lista “Toscana a Sinistra”, con candidato presidente Tommaso Fattori, è frutto della convergenza di diverse organizzazioni politiche (Rifondazione Comunista, Potere al Popolo! e Sinistra Anticapitalista), oltre che di liste civiche di sinistra (come ad esempio “Una Città in Comune” di Pisa o “Repubblica Viareggina Ecosocialista”) e altre realtà di movimento.

Ovviamente, invitiamo comunque a recarsi alle urne il 20 e 21 settembre per votare NO sulla scheda del referendum costituzionale, contro l’ulteriore taglio alla rappresentanza e alla democrazia. Si veda, in proposito, l’articolo “Un caffè amaro in cambio del taglio del Parlamento”, del compagno Checchino Antonini, pubblicato sul sito web nazionale di Sinistra Anticapitalista.

Le politiche delle Giunte regionali della Liguria che si sono succedute negli ultimi anni (quelle di centrosinistra presiedute da Claudio Burlando prima, dal 2005 al 2015, e successivamente e fino ad oggi quella delle destre reazionarie, con a capo Giovanni Toti) sono state infatti una articolazione delle politiche liberiste dell’austerità, dell’estensione delle privatizzazioni e della precarietà, dei tagli nei servizi pubblici (a partire dalla condizione della sanità pubblica, come si è drammaticamente evidenziato in questi mesi nel corso della pandemia di Covid-19), della cementificazione dei territori, in particolare della costa, con la distruzione dell’ambiente e il dissesto idrogeologico di un territorio già fragile, di cui alluvioni e varie calamità sono una diretta conseguenza, di un sistema dei trasporti di cui basti ricordare la tragedia del crollo del ponte Morandi. La Giunta Toti, inoltre, si è particolarmente distinta nella estensione di discriminazioni reazionarie e compressioni di diritti, a partire da quelli delle donne.

Quello elettorale non è certamente il terreno che privilegiamo nella nostra azione politica, orientata piuttosto alla battaglia nel sociale, prioritariamente sui posti di lavoro e poi sulle tematiche ambientali e del territorio e su quelle internazionaliste, all’elaborazione politica e all’iniziativa legata ai movimenti sociali, dei/delle lavoratori/trici, allo sviluppo dei conflitti e delle vertenze sindacali, ma sappiamo che le scadenze elettorali coinvolgono giocoforza comunque la gran parte della popolazione, pur in presenza di un crescente astensionismo. Per questo riteniamo che sarebbe stato importante nella nostra regione una visibile presenza politica di una sinistra alternativa e di classe anche in questa campagna elettorale per le elezioni regionali. Purtroppo però non se ne sono realizzate le condizioni.

Potere al Popolo! ha deciso in Liguria di non partecipare a queste elezioni. Il PCL continua a perseguire in campo elettorale una linea di completa autosufficienza che ormai, data la sua minore dimensione organizzativa (ricordiamo che nel 2015 riuscì a presentare una sua lista alle elezioni regionali), significa nei fatti non presentarsi alle elezioni. Con il “nuovo” PCI, anche non volendo considerare le sue posizioni campiste (recentemente, il sostegno a Lukashenko, e ancor prima le felicitazioni per la rielezione di Putin o il sostegno al regime di Assad in Siria), pesa la loro rottura operata da subito, a Genova e in Liguria, con il Coordinamento delle Sinistre di opposizione, così come la loro incapacità di rapportarsi con le realtà di movimento (vedi, ad esempio, la loro rottura con Genova Antifascista).

Ma sono soprattutto le posizioni assunte da Rifondazione Comunista che hanno pesato e continuano a pesare negativamente. Il PRC, dopo forti contraddizioni al proprio interno e dopo aver rifiutato le nostre proposte politiche, non volendo scegliere di lavorare per la costruzione di una lista alternativa al cosiddetto centrosinistra, ha finito per decidere di sostenere e di dare indicazione di voto per il candidato del centrosinistra e del M5S, come definito nel documento approvato lo scorso 12 agosto a larga maggioranza dal suo Comitato Politico regionale, con il fattivo contributo della Segreteria nazionale – vedi:

Rifondazione Comunista sostiene Ferruccio Sansa: “Noi per un voto critico”

Le responsabilità del PRC ligure sono gravi anche per gli argomenti che vengono portati a sostegno di tale posizione. Il candidato presidente dell’alleanza tra PD e M5S viene sostenuto non per ragioni “menopeggiste”, che pure sarebbero comunque state del tutto discutibili, ma perché si tratta di “un buon candidato”, “e lo incalzeremo affinché si faccia interprete fino in fondo delle nostre proposte”. In tal modo, sempre che il Comitato Politico regionale del PRC creda a quello che scrive, diffonde tra i suoi militanti e i suoi elettori illusioni assurde e pericolose sulla possibilità di una collaborazione interclassista con una eventuale Giunta regionale del PD e del M5S.

Nel documento del PRC ligure risulta poi davvero singolare che vengano richiamate “le scelte sbagliate e antipopolari dell’epoca Burlando come il taglio di 800 posti letto ospedalieri, declassamento di sei Pronto Soccorso, privatizzazioni e tagli di personale soprattutto nella sanità, cementificazione della costa e moltiplicazione di porti turistici spesso incompiuti, sostegno a grandi opere inutili come la “Gronda” e il “terzo valico”, solo per citarne alcune”, “dimenticando” che a tali “scelte sbagliate e antipopolari dell’epoca Burlando” il PRC diede il proprio sostegno attivo, dal 2005 al 2010 anche con la presenza di un proprio assessore in Giunta e dal 2010 al 2015 comunque nella maggioranza in Consiglio Regionale di una coalizione che andava addirittura fino all’UDC … Eppure il PRC ligure non trae i dovuti insegnamenti da questa nefasta esperienza di collaborazione con il centrosinistra, ma persevera nell’errore e insiste nel riproporre il sostegno al candidato presidente della coalizione guidata da PD e M5S.

Nel programma del candidato presidente Ferruccio Sansa, ex giornalista de “il Fatto Quotidiano”, e della coalizione del centrosinistra e del M5S che lo sostiene, si loda “l’azione politica del Governo Conte” e “delle forze che lo sostengono”. Ricordiamo, solo per dirne una, che l’attuale maggioranza di Governo non ha ancora minimamente modificato i decreti sicurezza Salvini (in realtà, approvati e controfirmati anche dal M5S e da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio anche del precedente Governo con la Lega). E poi nello stesso programma si fa esplicito riferimento alla Gronda, definita come “cantierabile”, e addirittura vi viene richiesta l’adozione di normative e procedure di semplificazione per la realizzazione esecutiva del progetto.

Una decina di giorni fa, alla presentazione dei candidati della lista del PD, insieme e a fianco di Sansa, erano presenti anche i due maggiori esponenti nazionali di quel partito che sono originari della Liguria: lo spezzino Andrea Orlando, vicesegretario nazionale ed ex ministro della Giustizia, e la genovese Roberta Pinotti, presidente della Commissione Difesa del Senato, in precedenza ministro della Difesa nei Governi Renzi e Gentiloni. Pinotti, in tale veste, ha per esempio avuto nel 2016 incontri di alto livello in Arabia Saudita con il monarca saudita e con il vice principe ereditario ministro della Difesa, con cui sono state discusse “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa”. Al centro dei colloqui vi erano cospicui contratti militari. Come denunciavano Amnesty International e la Rete Italiana per il Disarmo, e come ben sanno i lavoratori portuali genovesi e gli/le attivist* che l’anno scorso e quest’anno si sono opposti al carico di merci e mezzi nel porto di Genova delle navi della linea saudita Bahri, l’Arabia Saudita era ed è ancora oggi impegnata nella “sporca” guerra nello Yemen, “con pesanti bombardamenti anche sulle zone civili, tra cui alcune strutture sanitarie di Medici senza Frontiere” – vedi:

La Ministra Roberta Pinotti in Arabia Saudita per promuovere contratti militari in spregio ai diritti umani

Qualche giorno fa, in una intervista al giornale on line “Open” dal titolo “Regionali in Liguria, Sansa: «È vero, criticavo M5S e PD, ma ora sono cambiati», il candidato presidente arriva a sostenere che “il PD ha sempre avuto nella propria vocazione un elemento ambientalista” … Vabbè, non ci sembra di doverci spiegare oltre sui motivi per cui non sosterremo nessuna lista e nessun candidato e non diamo pertanto alcuna indicazione di voto.

Ma al di là di questa scadenza elettorale, il nostro impegno politico non verrà certo meno. Ancor più oggi, di fronte a una crisi sociale, sanitaria, economica e occupazionale di proporzioni inedite, permane la necessità del rilancio di un movimento unitario dei/delle lavoratori/trici, di superare l’attuale “irrilevanza” politica della sinistra di classe in Italia, di dare una visibilità politica a una alternativa reale al liberismo a tutti i livelli, locale, nazionale e internazionale. In questa direzione, continueremo a cercare di lavorare a forti iniziative unitarie della sinistra di classe sui diversi terreni che la realtà della lotta di classe determinerà.

Agosto 2020

Sinistra Anticapitalista – Liguria