IL MODELLO GENOVA: UNA STORIA GIA’ VISTA

di Sinistra Anticapitalista Genova

Mancano ormai pochi giorni all’ inaugurazione del nuovo ponte sul Polcevera-ex ponte Morandi (che d’ ora in poi si chiamerà ponte “Genova S. Giorgio”) ed è certamente un fatto positivo per la città di Genova e per l’ intera Liguria, a due anni dalla tragedia del 14 Agosto 2018, che causò la morte di 43 vittime innocenti.

Per i partiti di governo e di opposizione, questa inaugurazione sarà l’ ennesima occasione per esaltare e promuovere il “modello Genova” -ovvero decisioni rapide e nessuna “burocrazia”- che descrivono come il modello giusto e più efficiente per affrontare le situazioni di emergenza, sbloccare i cantieri e “far ripartire il Paese”.

Tale modello, nel concreto, significa la sospensione del Codice degli Appalti in favore                       dell’ affidamento rapido e diretto dei lavori alle aziende già prescelte, senza gara pubblica. E senza nessun tipo di controllo -se non a posteriori- da parte di Magistratura, Enti istituzionali, Sindacati, Associazioni e Comitati vari. A farla da padrone assoluto un Commissario (in questo caso, Bucci) munito di numerose deroghe legali ed amministrative, che utilizza per passar sopra ad ogni tipo di controllo pubblico, aumentando così il rischio di infiltrazioni mafiose, ruberie, sprechi e speculazioni finanziarie, che già in tempi di “normalità” sono elevate quando si tratta di appalti pubblici. Come certificano anche i recenti rapporti della Corte dei Conti e dell’ ANAC           (l’ Associazione Nazionale Anti Corruzione).

Nello specifico, durante la ricostruzione di questo ponte abbiamo assistito ad una demolizione (delle parti restanti) che -se non ci fosse stato l’ esposto in extremis del comitato Amici di Certosa- sarebbe avvenuta senza nessuna precauzione per l’ amianto presente; a due piccole ditte in subappalto bloccate per infiltrazioni mafiose mentre un colosso privato come Salini Impregilo -che la Magistratura ha più volte indicato come vicino a clan di Camorra- ha potuto  operare fino alla fine. A turni di lavoro h24, senza mai nessun giorno di festa o di sosta, nemmeno per cattivo tempo o per l’ emergenza covid19; infine a quattro operai infortunati gravi durante i lavori. Ce n’ è abbastanza  per noi         -da quanto emerso finora- per dire che questo sistema di gestione non funziona e non tutela i diritti dei lavoratori e dei cittadini coinvolti. E che serve solo agli interessi delle varie cricche politiche-economiche per spartirsi gli affari -con mazzette al seguito- con più facilità e meno controlli.

Oltre a ciò, ricordiamo che il nuovo ponte di Genova  è stato costruito su un tracciato breve (circa 1 km), perlopiù rettilineo, già preesistente, perciò senza nessun rischio di varianti su tracciati o terreni in corso d’ opera. Cosa che spesso non può avvenire su progetti architettonici ed infrastrutturali più lunghi e complessi.

UNA  STORIA  GIA’  VISTA

Una storia già vista. Un metodo di gestione economico-politico su scala locale di quello già messo in opera -su scala nazionale- dalla Protezione Civile ai tempi di Guido Bertolaso (dal 2001 al 2010), quando a suon di ben 700 ordinanze di emergenza complessive sono stati sospesi diritti, controlli e limiti di budget, producendo un danno alle casse pubbliche di almeno 11 miliardi di euro. A tutto vantaggio della Cricca: un gruppo di imprenditori, aziende (tra queste la Salini-Impregilo), politici, tecnici e prefetti, che si spartivano gli affari, gli appalti pubblici e le mazzette. Si trattasse di Grandi eventi come il G8 della Maddalena, i Mondiali di Nuoto, le visite pastorali del papa, fino alla gestione sciagurata della ricostruzione post-terremoto dell’ Aquila (piano C.a.s.e.) (1)

Un metodo che faceva della deroga la regola.

Una metodologia riproposta recentemente con l’ emergenza covid19 a livello regionale e nazionale, come dimostrato recentemente dalle inchieste di Report. Si pensi alla vicenda delle mascherine non a norma portate in Italia dalla Pivetti, con tanto di autorizzazione da parte della Protezione Civile. O allo spreco di soldi (26 mln di euro, perlopiù da donazioni) per costruire un ospedale d’ emergenza alla Fiera di Milano, sotto l’ egida di Guido Bertolaso (ancora lui!), che avrebbe dovuto ospitare 600 pazienti in terapia intensiva, poi scesi a 400, infine 200, ma che alla fine ne ha ospitati solo 25. Un costo a paziente di circa 1 milione di euro. Una colossale truffa.

Altro caso emblematico è quello della nave Splendid-MSC (gruppo Aponte) riconvertita  in ospedale, nel porto di Genova, durante l’ emergenza covid. Si sa che tenere una nave ferma in porto ha dei costi notevoli, ma essendo stata donata temporaneamente alla regione Liguria (che ha pagato un affitto simbolico di 1 euro al giorno) tutti i costi relativi alla nave -almeno fino a fine Maggio- sono stati pagati dalla regione. Un bel risparmio per Aponte e un bel salasso per la nostra regione, che si è trovata a pagare un complessivo di circa 2 milioni di euro, pari a 10 volte di più di un normale allestimento in ospedale. (2)

IL DECRETO SEMPLIFICAZIONI

Nonostante tutto ciò, il “modello Genova” ha trovato -recentemente- piena riconferma nel decreto “Semplificazioni” varato dal governo Conte2 che -appunto- sospende il Codice degli appalti, aumenta gli affidamenti senza gara e riduce le regole sull’ impatto ambientale (via). Tutto ciò collegato a nuove grandi opere inutili e dannose (come la Gronda di Genova o l’ ampliamento di Fiumicino) porterà ad un aumento vertiginoso di consumo di suolo e a una pioggia di cemento pari ad almeno 200 km, con conseguenze  devastanti per l’ ambiente e la qualità della vita di paesani e cittadini. E ciò, in un Paese come l’ Italia dove ogni anno muoiono circa 75 mila abitanti a causa dello smog con un costo economico e sociale di 47 miliardi di euro (fonte: Agenzia europea per l’ ambiente). Eppure, nel decreto Rilancio e in quello Semplificazioni non c’ è traccia di investimenti per le infrastrutture del trasporto pubblico locale, come metropolitane, tramvie e linee ferroviarie suburbane.

SERVE UN CAMBIO DI ROTTA  RADICALE

Bisogna farla finita con queste politiche dannose per l’ ambiente, la salute e i diritti dei cittadini, attraverso un cambio di rotta radicale che solo con la lotta diffusa si potrà ottenere. C’ è bisogno di un intervento massiccio dello stato in economia e la creazione di un nuovo complesso aziendale tipo ex IRI, esteso in tutti i numerosi settori strategici (edilizia, infrastrutture, sanità, scuola, trasporti, energie, telecomunicazioni, ecc…) gestito in modo democratico e trasparente dai rappresentanti dei lavoratori, dei vari ministeri, dei tecnici e dei cittadini-utenti. Nell’ interesse collettivo e non per il profitto di pochi.

Note:

(1)  Per approfondimento, rimandiamo al libro di Manuele Bonaccorsi “Potere Assoluto” (Alegre, 2009) e di M. Bonaccorsi-D. Nalbone-A.Venti “Cricca economy” (Alegre, 2010)

(2) Di queste notizie ne hanno già dato informazione i compagni di “Cronache Irregolari” nel loro foglio murale n.2 del 4 Maggio scorso (per info:irregolari@inventati.org).                     E a Maggio scorso ci sono state una interrogazione regionale ed un intervento parlamentare da parte del M5S.