30 GIUGNO 1960 – 30 GIUGNO 2020 NON SOLO UNA RICORRENZA

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Sinistra Anticapitalista aderisce e invita a partecipare alla manifestazione del 30 Giugno che si svolgerà a Genova, promossa dall’Assemblea di Genova Antifascista. L’appuntamento per la manifestazione è alle ore 18.00, in piazza G. Alimonda.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della grande mobilitazione antifascista che impedì lo svolgimento del Congresso nazionale dei neofascisti del MSI a Genova e portò alla caduta del Governo Tambroni e del suo tentativo reazionario.

Pubblichiamo il testo del volantino che i/le compagn* di Sinistra Anticapitalista diffonderanno nella manifestazione

La memoria del 30 Giugno 1960 e, più in generale, di ciò che fu quel grande movimento di massa che in Italia, nel giugno e luglio del 1960, sbarrò la strada al Governo Tambroni e ai fascisti del MSI, va certamente coltivata e vivificata. Fu una grande pagina di lotta antifascista che seppe fermare il tentativo reazionario di un Governo monocolore DC che si sorreggeva sul voto determinante in Parlamento del MSI, il partito fondato nel 1946 da Giorgio Almirante, Pino Romualdi e altri ex esponenti del regime fascista.

A Genova, in particolare, si susseguirono manifestazioni contro la provocazione di voler svolgere il Congresso nazionale del MSI al Teatro Margherita, in via XX Settembre, proprio dall’altra parte della strada rispetto al Sacrario dei Partigiani. E la rabbia montò ulteriormente quando si diffuse la notizia che a presiederlo sarebbe stato addirittura il “boia” Carlo Basile, prefetto di Genova durante la Repubblica Sociale e l’occupazione nazista, tra i massimi responsabili delle fucilazioni di partigiani, delle torture alla Casa dello Studente, della deportazione il 16 giugno 1944 a Mauthausen e poi al lavoro forzato in Germania di 1.488 operai delle fabbriche di Campi e Sestri Ponente, “colpevoli” di aver scioperato nei giorni precedenti.

Il 30 giugno 1960, con lo sciopero generale e una grande manifestazione di 100mila persone, e la piazza che seppe respingere negli scontri intorno a piazza De Ferrari la provocazione della Celere, Genova respinse i fascisti, l’autorizzazione al Congresso del MSI venne revocata e, dopo altre manifestazioni in tutta Italia (con 12 compagni uccisi dalla polizia a Reggio Emilia e in Sicilia), il Governo Tambroni dovette dimettersi.

La necessità del ricordo di quella pagina di lotta antifascista è oggi attualissima, di fronte al risorgere in Italia e in altri Paesi di formazioni politiche che si richiamano esplicitamente al fascismo e comunque di posture fascisteggianti presenti anche in formazioni politiche istituzionali.

Anni di sdoganamento politico, anche da parte di esponenti del cosiddetto centrosinistra, di istituzioni e corpi statali compiacenti, hanno permesso a formazioni neofasciste di aprire sedi, organizzare pubblicamente propri raduni e proprie iniziative di piazza, esercitare le loro azioni squadriste contro militanti di sinistra, immigrati o poveri, di presentarsi alle elezioni.

23 MAGGIO 2019: IN PIAZZA CORVETTO C’ERAVAMO TUTTI!

NO AL TENTATIVO DI PROCESSARE L’ANTIFASCISMO

Le istituzioni e gli apparati statali che concedono spazi ai neofascisti, non si fanno invece scrupolo nel reprimere e intimidire (con denunce, arresti e multe) i militanti antifascisti, come nel caso dei 50 denunciati per i fatti di piazza Corvetto a Genova del 23 maggio dello scorso anno, quando migliaia di antifascisti si opposero alla concessione di una piazza centrale della città a CasaPound per un comizio elettorale.

Invece di sciogliere le organizzazioni dichiaratamente fasciste, chiuderne le sedi e impedirne la propaganda, come peraltro imporrebbe la legge e la stessa Costituzione, con la XII delle sue Disposizioni transitorie e finali, si vogliono criminalizzare gli antifascisti.

Lo sappiamo che i fascisti sono uno strumento in più contro il movimento dei lavoratori. I fascisti sono utili perché praticano la violenza e l’intimidazione contro gli avversari politici, perché diffondono propaganda menzognera, perché istigando all’odio contro tutti i “diversi” e i più deboli, deviano contro falsi obiettivi la rabbia popolare. I fascisti sono e saranno sempre uno strumento di scorta della borghesia, utili per fare il lavoro sporco, e come tali protetti da pezzi degli apparati dello Stato, a vari livelli.

Per questo dobbiamo dire forte e chiaro che l’antifascismo è pienamente attuale.