Black lives matter a Torino

Sembrava uno dei tanti presidi di solidarietà, quelli che si fanno perché si deve, ma che troppo spesso non entrano in sintonia con una buona fetta di popolazione, quello convocato a Torino così come in altre città d’Italia, in solidarietà con gli Afroamericani in rivolta per l’omicidio di George Floyd.

Quasi inaspettatamente la piazza si è ritrovata piena, soprattutto migliaia di giovanissimi, molti dei quali italiani di seconda generazione, in gran parte con cartelli autoprodotti, che hanno accolto l’appello lanciato da “No justice no peace” e dalla “Rete 21 marzo”, a cui ha dato eco radio Black Out.

Dai cartelli non è emersa soltanto la denuncia del brutale omicidio commesso dalla polizia di Minneapolis ai danni di George Floyd, ma anche il razzismo che è ben presente e radicato nel nostro paese. Molti cartelli, infatti, ricordavano Soumaila Sacko, il lavoratore agricolo ucciso a colpi di fucile esattamente due anni fa nella piana di Gioia Tauro.

Dai microfoni forte è stata la condanna a più voci, da chi spesso è stato vittima di razzismo, delle violenze istituzionali che molti giovani sono costretti a subire quotidianamente e che si sono aggravate durante il “lockdown”.

Il sit-in si è poi trasformato in un bel corteo che ha attraversato il centro di Torino, in cui è emersa la chiara volontà di non lasciare le piazze soltanto alle destre e ai razzisti.

Le compagne e i compagni di Sinistra Anticapitalista di Torino hanno seguito l’intera giornata allestendo un banchetto e partecipando al corteo, cercando di interloquire con una nuova generazione, che pur diffidente nelle forme organizzate della politica, comincia a cogliere il nesso tra razzismo e capitalismo.

Siamo d’altro canto, di fronte ad un movimento che sta travalicando i confini degli Usa, e che va seguito con attenzione.

Come diceva d’altro canto un vecchio rivoluzionario, la vecchia talpa continua a scavare nella storia nonostante questa sembri navigare verso altre direzioni.

Torino, 06 giugno 2020

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