Gran Bretagna: siamo tutti sulla stessa barca?

di Dave Kellaway (Socialist Resistance)

Un governo che loda un mercato già “contagiato” e assassino

Cominciamo dai decessi. La settimana scorsa alla  conferenza di stampa giornaliera del governo, la tabella indicante i morti di altri paesi scompare dalla presentazione. Perché? Oggi la Gran Bretagna ha subito più morti di tutti gli altri paesi a parte gli Stati Uniti.  Anche se si considera il tasso di mortalità per ogni centomila abitanti, la Gran Bretagna è ai primi posti. Mentre agli inizi della pandemia il governo inglese si compiaceva di paragonare la Gran Bretagna alla sfortunata Italia, adesso dice che un confronto fra paesi diversi è troppo complicato.

Al principio, un consigliere scientifico del governo prevedeva che se si ci fossero stati  20 mila morti sarebbe stato un successo. Adesso siamo a 34 mila secondo le cifre del governo, 40 mila secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e a 60 mila per la London School of Hygiene and Tropical Medicine e altri ricercatori dell’università di Oxford. Per arrivare ad una cifra corretta si deve analizzare la differenza fra il tasso normale di mortalità annuale e quello del 2020.

Come mai così tanti decessi?

  1. L’adozione della teoría dell’ immunita di gregge è risultata sbagliata. Questa teoría prevedeva che un contagio del 60% della popolazione avrebbe limitato il numero dei decessi. Questa è chiaramente una teoria molto comoda per i detentori del potere economico, che vogliono che la produzione continui a tutti i costi. Per questo motivo, la quarantena è stata decretata con tre settimane di ritardo. Lo stesso errore spiega il motivo per cui il governo non ha effettuato tamponi di massa e il tracciamento dei contatti a marzo.Queste operazioni sono state riprese  ma ci sono grossi problemi nel reclutamento del personale competente e nell’ applicazione delle tecnologie più adeguate.
  2. Le politiche di austerità. I tagli continui alla spesa pubblica negli ultimi 10 anni per pagare in parte i fondi che il governo ha regalato alle banche dopo la crisi del 2008 – Ciò ha fatto sì che il numero dei posti di terapia intensiva negli ospedali sono stati molti meno che in Germania come anche il numero del personale medico e infermieristico. A causa di queste politiche, i costi necessari per prepararsi seriamente ad affrontare la pandemia, ad esempio mantenere l’approvvigionamento dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono stati visti come un inutile spreco. La mancanza di DPI è stata molto costosa in termini di vite umane.
  3. La politica dei conservatori (ma anche di Blair) secondo la quale il mercato è superiore in efficienza rispetto al settore pubblico. Ciò ha favorito un ingresso molto profittevole delle grandi corporations nella sanità pubblica. Il risultato è stato la distruzione del sistema sanitario pubblico a livello locale, in tutta evidenza un fattore molto rilevante nella crisi in corso. Queste sono le strutture di base che sarebbero state utilizzate per l’effettuazione dei tamponi e il tracciamento dei contatti.
  4. I fondi per le case di riposo per gli anziani, quasi tutte nelle mani dei privati o di enti caritatevoli (comprese entità finanziarie e speculative come gli hedge funds) e autonomi sia dal sistema della sanita nazionale che dallo stato locale, hanno subito notevoli tagli. Si parla del 40% di morti solo nelle case di riposo. Peggio ancora, gli ospedali hanno riportato un numero importante di anziani contagiati nelle case di risposo (allo stesso modo che in Italia).
  5. Pianificazione e strutture statali sono state ignorate dai governi neoliberali conservatori. Solo due anni fa la commissione Cynus aveva allertato l’opinione pubblica sul pericolo di un nuova pandemia.
  6. Anche adesso, nel cuore della crisi, il governo preferisce dare in appalto lucrosi contratti alla Deloitte, alla Capita, alla Serco  – grandi aziende di consulenza e outsourcing – per i tamponi e nuove applicazioni digitali anziché lasciarle nelle mani del settore pubblico.  Il Guardian (15.5.20) ha denunciato che una ditta americana responsabile per l’approvvigionamento dei DPI ha avuto effetti  disastrosi tanto che è dovuto intervenire l’esercito britannico.

Disuguaglianza di classe, razza e genere nella crisi del Covid19

I decessi stanno svelando un’altra realtà: non siamo tutti nella stessa barca. Se sei nero/a, di origine asiatica, disabile o operaio/a a basso salario, allora hai 4 o 5 volte la probabilità di morte in più che il resto della popolazione. La stampa inglese ha fatto un lavoro abbastanza accurato nel racconto delle vite spezzate dall’infezione. Ad esempio, è chiaramente visibile che su cento decessi tra il personale sanitario, più della metà non sono bianchi. C’è chi, con permesso di lavoro, deve pagare 600 sterline a persona affinché i familiari possano usufruire dei servizi sanitari.  È chi lavora negli ospedali, nelle case di riposo, come conducente di autobus, come trasportatore ecc… a morire, chi cura e mantiene il funzionamento della società. Sono gli stessi e le stesse contro cui la destra della Brexit si e mobilitata per vincere la sua battaglia. Per loro non c’è stata quarantena. Ricordiamoci dei precari, di quelli che non guadagnano abbastanza per ottenere una qualifica e un permesso di lavoro nel progetto del governo nel dopo Brexit.

La quarantena non è uguale per tutte e tutti:

*lavorare a casa con il computer è meno pericoloso e faticoso che continuare ad andare a lavoro

*se si ha una casa grande con giardino è meno stressante che vivere in un piccolo appartamento senza giardino

*per le donne c’è il doppio o triplo lavoro –  al computer per l’azienda o nella didattica a distanza, e pulire/preparare da mangiare

*le donne vittime di violenza sono raddoppiate

*molti operai, soprattutto con lavori precari, non ricevono la cassa integrazione (che è stata erogata eccezionalmente a copertura dell’80% dello stipendio per 7,5 milioni di lavoratori) – per loro c’è un sostegno all’affitto e 94 sterline a settimana.  Non può sorprendere che la mensa dei poveri (Food Banks) hanno visto un raddoppio dell’afflusso.

Ci sono però anche alcuni effetti sociali positivi:

*la rete spontanea di mutuo sostegno organizzato sui social media è impressionante – spesso c’è un connessione con i militanti del partito laburista o di nuovi gruppi ecologisti

* l’aria è più pulita e la natura respira meglio, la gente usa di più la bicicletta o si sposta a piedi; è possibile che alcune vite siano state salvate grazie a questo cambiamento

*un sondaggio recente ha rivelato che nel piano post pandemia, il 60% degli intervistati vuole che salute e benessere siano la priorità della politica del governo,  invece della crescita economica. È sempre più forte la voce di chi, anche fra persone non di sinistra, vuole un cambiamento profondo in direzione delle politiche attuate dopo la seconda guerra mondiale

*È molto più difficile per il governo sostenere che non ci sia “l’albero della cuccagna”. Il governo conservatore sta pagando l’80% dello stipendio a 7,5 milioni di lavoratrici e lavoratori, quando solo due mesi fa sosteneva non esserci fondi per la sanità.  E difficile dire fino a che punto questo buon senso si farà spinta verso un cambiamento politico positivo

*forse è questione che riguarda in particolare la Gran Bretagna ma c’è stata una mobilitazione per raccogliere fondi per la sanità pubblica. Tante e tanti si sono impegnati per questa raccolta fondi. Ad esempio,  un veterano di 99 anni ha  cominciato la la raccolta due settimane prima del suo centesimo compleanno con l’obiettivo di raccogliere qualche migliaio di sterline da donare al suo ospedale. Giorno dopo giorno tanti ignoti donatori hanno fatto lievitare la somma a 35 milioni di sterline, poi donate al NHS. Anche questo fenomeno va di pari passo con una narrazione  utile al governo del grande impegno nazionale contro il virus. Ciò è visto dalla stampa, dal governo e dai media alla stessa maniera del ’impegno dei britannici che hanno resistito da soli contro il Nazismo nel 1940.

Le difficolta della classe dominante e del governo

La fase due ha mostrato alcune differenze fra le classi dirigenti sulla politica da seguire per uscire della quarantena. Una minoranza nel governo è più propensa a far ripartire la produzione.  C’è la lobby dei settori più rischiosi, come l’aviazione, il turismo oltremanica, l’automotive, che sta esercitando una forte pressione in tal senso. Non è solo questione di far ripartire la produzione ma anche di fondi richiesti allo Stato. C’è già anche un dibattito sul pagamento del debito pubblico, che aumenterà per l’erogazione della cassa integrazione, dei prestiti alle imprese, del sostegno ai lavoratori in proprio.

La destra neo-liberale non vuole che i ricchi o le imprese paghino tasse più alte. Preferiscono un nuovo periodo di austerità, con  stipendi congelati, tagli alla spesa pubblica ecc.

Un altro problema per la borghesia britannica è la realtà del nazionalismo scozzese e gallese. Galles e Scozia (e anche Irlanda del Nord, ultra-unionista) non stanno adottando le misure per la fase 2 del Primo Ministro Boris Johnson . Il cambiamento dallo slogan Stay Home allo slogan Stay Alert e l’apertura delle scuole sono state misure non adottate dai gallesi, dagli irlandesi e dagli scozzesi. La fase 2 riguarda solo l’Inghilterra. La Brexit aveva già indebolito il rapporto tra Scozia e Stato britannico. La pandemia ha ulteriormente accelerato questo processo.

Ad ogni modo, Johnson, forse anche perché egli stesso colpito dall’infezione, per il momento capisce che una uscita troppo veloce dalla Fase 1 può produrre un  aumento dei contagi e una nuova quarantena con conseguenze ancora peggiori per l’ economia capitalista. Credo che Johnson non attaccherà la spesa sanitaria.  Dopo due mesi di lodi agli eroi del NHS e la mobilitazione pubblica per sostenerli è politicamente impossibile prendere questa strada, almeno nell’immediato. In questo momento, un vantaggio per la borghesia è il basso costo delle obbligazioni e il quantitative easing. Al momento non è necessario tagliare la spesa pubblica.  Numerosi think tanks di destra, normalmente pro-mercato e fortemente neo-liberista (Adam Smith Institute,  Institute of Economic Affairs, and Centre for Policy studies) hanno consigliato di non tornare all’austerità.

Così è probabile che assumeranno una strategia combinata, includendo il divide et impera.  Al tempo stesso, Johnson vuole combinare il discorso dell’impegno nazionale per vincere contro il virus con la narrazione di una Gran Bretagna indipendente, libera dall’Unione Europea. Per un periodo, il governo potrà anche adottare una forma di keynesismo nazionale populista sulla scia del successo della Brexit.   Il successo di questo progetto dipende almeno da tre fattori:

  1. la considerazione della gestione della crisi da parte dell’opinione pubblica. Con la cattiva gestione della fase 2 e le negligenze che emergono nella vicenda delle case di riposo sono visibili i primi  segni di rabbia contro il governo. Per la prima volta i sondaggi sono negativi.
  2. la capacità del Labour Party, sotto la direzione del nuovo leader, il moderato Kier Starmer (succeduto a Corbyn) di avanzare una chiara politica alternativa
  3. la risposta nel movimento sindacale e di altre campagne di base contro il governo e per un’uscita progressista dalla crisi

Il Labour fa opposizione o no?

Starmer è un avvocato, lodato per la sua abilita di mettere sulla graticola il Primo Ministro (Question Time, un uso del parlamento britannico ogni mercoledì). Infatti, recentemente egli ha dimostrato che il 28 febbraio il governo riteneva che l’epidemia non avrebbe colpito le case di riposo.  Starmer ha dimostrato come Johnson non sia ben preparato e che, come Trump, è un bugiardo. La stampa anche di destra nota come Johnson sia incapace di seguire la stessa politica del governo.

Ma, al tempo stesso, Starmer accetta la narrazione dei conservatori di una crisi nazionale senza precedenti e sostiene un’ opposizione costruttiva e leale, di sostegno al governo quando fa bene e di critica quando fa male. Non c’è rabbia nei suoi discorsi, non ci sono proposte che possano mobilitare e preparare una politica alternativa.  Mentre sulla fase 2 il gruppo dei 17 deputati laburisti leali a Corbyn (Socialist Campaign Group) ha definito la politica seguita da Johnson sull’ apertura troppo rapida delle attività produttive come un atto di guerra di classe, Starmer si è concentrato sulla mancanza di chiarezza nella manovra ma non sul suo contenuto. Altro esempio, in una trasmissione televisiva, Annalisa Dodds, la ministra ombra per l’economia, ha spiegato come le politiche di austerità abbiano peggiorato la pandemia però non ha puntato il dito contro il ministro conservatore, Osborne, anch’egli presente al dibattito e vero artefice di queste politiche.

È molto difficile per i 500 mila membri del partito laburista ottenere una risposta alla crisi. La direzione ha chiuso di fatto il partito – le sezioni non possono tenere riunioni ufficiali né promuovere mozioni per il congresso annuale che si svolgerà a settembre. Dove la sinistra interna è forte si tengono riunioni su Zoom ma solo a livello informale.

In un recente sondaggio, il 62 % degli aderenti era critico rispetto alla linea troppo moderata di Starmer, con tono lievemente più combattivo. Inoltre, il Labour non produce neanche rivendicazioni minime, come un’ inchiesta pubblica ufficiale alla fine della crisi.

A livello di fabbrica o uffici non ci sono state molte azioni per difendere la salute sui posti di lavoro. Le confederazioni sindacali hanno fatto da tramite per la fase 2 e sono riuscite ad ottenere alcune concessioni dal governo. È bene ricordare che questo è un governo che per molti anni non ha negoziato con i sindacati.  Questo accordo nazionale non è applicabile sempre perché tutto dipende dalla forza del sindacato nei posti del lavoro. Nel settore privato i sindacati sono molto deboli rispetto al settore pubblico. Non è un sorpresa che la contestazione più forte sia avvenuta fra gli operai delle ferrovie e dei treni metropolitani, oltre che fra gli insegnanti. Una grande debolezza delle Fase 2 è la difficolta di mantenere due metri di distanza fra le persone sui treni, o sugli autobus. Il sindacato dei ferrotranvieri minaccia la fermata dei treni qualora si riempissero. I sindacati degli insegnanti hanno espresso grandi riserve sull’apertura delle scuole il primo giugno per i bambini dei 4 a 5 anni e di 10 anni. Uno dei sindacati dei docenti ha proposto un’azione legale contro questa decisione. Una settimana dopo la dichiarazione di Johnson 7500 insegnanti hanno aderito al sindacato. Adesso la questione di aprire le scuole è al centro della politica. Scozia e Galles (con governi non-conservatori) gestiscono l’istruzione e rifiutano il ritorno a scuola dal primo giugno. Alcuni sindaci di importanti centri, Manchester, Liverpool, Hartlepool, hanno detto no.  Starmer e la sua squadra chiedono rassicurazioni al governo però sempre in tono moderato.  L’obiettivo del leader del Labour è di lavorare su un consenso largo, e quindi non dice chiaramente che sosterrà gli insegnanti che rifiutano di tornare a scuola.

La sinistra del partito laburista e la sinistra fuori del Labour Party sono molto attive  nelle riunioni zoo, se ne fano anche tre o quattro al giorno. Però la sconfitta di Corbyn e del suo progetto ha avuto un impatto sulla capacità di influenza di questa sinistra. Una buona parte di chi sosteneva Corbyn ha sostenuto Starmer come primo ministro credibile in una competizione elettorale.  La sinistra radicale e rivoluzionaria sta cercando di capire su quale tema organizzare al meglio la resistenza, tra cui il green new deal, la disoccupazione, i servizi pubblici universali gratuiti, la garanzia del posto di lavoro.

Che fare? Quale programma d’azione per un’uscita a sinistra

Il problema è che la crisi è profonda e di ampia portata, che trovare il nodo, il focus delle mobilitazioni, è difficile, sia a livello nazionale che a livello europeo. Ci sono rivendicazioni immediate sulla fase 2, sicurezza sul lavoro, tamponi, tracciamento dei contatti, vaccino a basso costo disponibile in  tutti i paesi e fondi per la cassa integrazione. Abbiamo bisogno di un progetto più ambizioso che deve fondarsi su due assi: a) difesa del lavoro, salari e servizi sanitari e sociali rifondati e ben finanziati, senza l’intervento del privato b)un green new deal, che richiede grandi investimenti pubblici dello Stato. Queste rivendicazioni getteranno le basi per nuove forme di produzione e di consumo.

Le iniziative internazionali sono ovviamente importanti perché la pandemia non conosce frontiere. La pandemia è soprattutto figlia di una crisi ecologica che  ne produrrà di nuove se non ci sarà un cambiamento  radicale nel rapporto umanità/natura.  Alcuni a sinistra sottovalutano la base ecologica della crisi, sottolineando solo l’importanza del conflitto profitti/salute o i tagli alla sanità. Sarà importante un’ iniziativa della sinistra su un piano complessivo per una transizione giusta e ecologica (green new deal).  Occorrerà anche includere misure per cambiare le priorità della  produzione, come meno voli aerei, meno automobili, un turismo sostenibile e la trasformazione del settore agricolo per impedire la diffusione dei patogeni dagli animali selvatici agli allevamenti industriali e allevare pollame, suini e bovini più sani. La nostra linea è di porre condizionalità a tutti gli investimenti  dello Stato nel settore privato. Condizionalità che permetterebbero allo Stato di prendere  nelle  sue mani parte delle imprese e prendere le misure ecologiche necessarie. Il Labour ha già cominciato in tal senso proponendo il Green New Deal nel suo Manifesto, che include l’azzeramento delle emissioni di carbonio entro il 2030. L’ex leader laburista Ed Miliband sta coordinando una discussione di ampio respiro su questo progetto (cf Guardian 18.5.20). Il progetto parla di mobilitare il nuovo esercito di disoccupati (stimato al 10% da qui a qualche mese) in un movimento di riqualificazione dell’ambiente a zero emissioni di carbonio con salario garantito.  La sinistra radicale deve intervenire in questo dibattito con un progetto che leghi un programma di urgenza alla sfida al modello capitalista.

Un’ altro aspetto della lotta futura é quello suggerito da Naomi Klein. Abbiamo già visto in Gran Bretagna come il governo abbia offerto alle grandi  imprese di outsourcing (Serco ecc…) contratti di distribuzione dei DPI o per l’effettuazione dei  tamponi e del tracciamento dei contatti. Klein parla dei big tech (Google, Amazon) che possono offrire al governo le soluzioni basate sullo screening just in time e sull’intelligenza artificiale.  Perciò è probabile che si estenderà la didattica a distanza o lo Smart Working o si organizzi la sanità o altri servizi dei municipi locali o del governo nazionale. Amazon può facilmente integrare gran parte dei servizi postali in Gran Bretagna. Allo stesso tempo il big tech può garantire quel monitoraggio e quel controllo che tanto piacciono allo Stato.  Noi invece ci batteremo per un’espansione del lavoro utile, qualificato e dignitoso nell’ambito di una settimana  lavorativa di quattro giorni (già indicata nel Manifesto del Partito Laburista alle ultime elezioni politiche).

Infine, un’altra trappola per il movimento è partecipare alla commissione trilaterale, imprese, sindacati, governo. Già dopo la recente apertura del governo ai sindacati per la fase 2 ci sono stati appelli del segreterio della TUC (Trade Union Congress – Confederazione sindacale) Francis O’Grady, leader di Unite, il sindicato più grande e più “corbiniano” affinché il governo metta in piedi questa commissione.

18 maggio 2020