Come si fa a far pagare la crisi ai ricchi se è illegale la democrazia dal basso?

Subito garanzie per l’agibilità del conflitto sociale, verità e giustizia per le morti nelle rivolte in carcere, subito cancellare integralmente i decreti Salvini!

 

Venerdì 15 maggio è stato lanciato da Napoli un appello per la tutela dei diritti civili e dei diritti democratici anche nel tempo dello Stato d’Emergenza per la pandemia da covid19. Mentre tutte le attività produttive stanno riaprendo, infatti, continua a essere illegale ogni forma di manifestazione e di uso politico dello spazio pubblico, anche nelle modalità più prudenti possibili. Tutto è in balìa della discrezionalità delle questure e delle Prefetture che decidono se “tollerare” o sanzionare. E’ stato così con gli scioperi spontanei nelle fabbriche del Nord all’inizio della pandemia, rispetto allo sciame di iniziative come le lenzuolate, i flashmob e le lotte “in presenza” come quella dei senza dimora torinesi sfrattati dalla giunta Appendino di questi giorni, lo stesso per le passeggiate del 25 aprile sotto le lapidi partigiane, per l’iniziativa alla quale abbiamo preso parte il 12 maggio a Roma per ricordare Giorgiana Masi, fino a tutte le forme utilizzate per la rivendicazioni del reddito di quarantena o per l’esigibilità della sicurezza sul lavoro.

Prende corpo in settori più ampi di noi la necessità di una mobilitazione per riconquistare l’esigibilità dei diritti sociali e della libertà di movimento.

Sinistra Anticapitalista si unisce alle decine di giuristi, intellettuali, docenti universitari, rappresentanti del mondo della cultura, del mondo sindacale e della società civile per denunciare una situazione inaccettabile sul piano democratico mentre si prendono decisioni emergenziali che pesano sul presente e sul futuro di ampi gruppi sociali che rischiano di vedere occultate le proprie ragioni: è sufficiente leggere il sedicente decreto “Rilancio” nel quale il tanto atteso reddito di emergenza si è ridotto a un obolo di povertà per pochi e i diritti dei migranti si sono ridotti a un provvedimento che aumenta la ricattabilità di chi è sfruttato nei campi mentre l’operazione del governo continua a trasferire ricchezza alle imprese.
La connessione tra diritti sociali e agibilità del conflitto è necessaria per contrastare la caratteristica costituente di ogni crisi, quella di riscrivere i rapporti di forza comprimendo la vita delle classi subalterne.

Come può essere efficace una mobilitazione per la patrimoniale, per il rilancio della sanità pubblica, per far pagare la crisi ai ricchi se sono illegali le forme della democrazia dal basso?

E questo non è solo un problema di stati unanimemente considerati canaglia, è una questione che investe anche la qualità del nostro internazionalismo. E’ vero: in un contesto globale in cui i diritti umani e le ong erano già sotto costante attacco, l’emergenza Covid-19 rischia di far peggiorare drammaticamente la situazione e di divenire il pretesto per limitare ancora gli spazi di agibilità civica e le libertà civili nei paesi con governi autocratici o a deriva autoritaria, ma anche qui da noi lo stato d’eccezione rischia di cristallizzarsi e divenire permanente, e i difensori/e dei diritti umani così come i militanti sindacali e politici stanno già subendo le conseguenze della militarizzazione, in posti come la Turchia, l’Ungheria, o nelle democraticissime Francia e Italia. Ovunque verifichiamo le pulsioni dei governi per una crescente sorveglianza sociale e anche nei paesi democratici è necessario un monitoraggio indipendente degli effetti dello stato d’emergenza, a partire da un’inchiesta sulle 13 morti nelle rivolte in carcere in Italia all’inizio dell’emergenza, e delle deroghe ai diritti umani che vanno in parallelo alle deroghe ai contratti di lavoro invocate e ottenute spesso dalle forze padronali.
Dobbiamo essere capaci di leggere l’impatto sui diritti umani e politici delle misure introdotte per far fronte alla pandemia, le possibili conseguenze nel breve e nel lungo termine, e le possibili azioni per impedire che l’emergenza sanitaria non sia il pretesto per violare i diritti umani fondamentali e neutralizzare la lotta di classe seguendo una tendenza inaugurata dai decreti Minniti e Salvini ben prima che la crisi sociale ed economica del neoliberismo si trasformasse in emergenza sanitaria.
Subito garanzie per l’agibilità del conflitto sociale, subito cancellare integralmente i decreti Salvini!