Se non ora, quando?

Pubblichiamo l’intervento del compagno Aljosha Stramazzo all’assemblea pubblica online per il 1° Maggio scorso organizzata da Sinistra Anticapitalista. Partendo dal suo settore di lavoro, quello assicurativo, una riflessione più generale sullo smart working


di Aljosha Stramazzo

Il settore assicurativo è stato considerato servizio essenziale già dal Dpcm dell’11 marzo. Le Aziende hanno quindi dato continuità all’attività lavorativa utilizzando sopratutto lo smart working come modalità di lavoro ormai estesa a più del 95% della popolazione aziendale, in tutto il settore. In questo modo è stato garantito il mantenimento della produttività dei lavoratori e una significativa riduzione dei costi, in particolare quelli legati al consumo di elettricità, alla connessione internet e alla gestione delle sedi aziendali. Non solo, lo smart working viene utilizzato impropriamente anche come la modalità con la quale i lavoratori e sopratutto le lavoratrici possono sovrapporre lavoro e gestione della vita familiare, superando in tal modo il concetto di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro a tutto vantaggio delle imprese. La condizione dei figli in età scolare, quasi completamente rimossa dalle disposizioni governative, viene così fatta ricadere sul lavoro di cura delle donne, in una combinazione perversa di nuove tecnologie e regressione sociale.

Le compagnie assicurative, nel contesto della crisi economica legata alla diffusione del Covid19, hanno in gran parte confermato la distribuzione dei dividendi agli azionisti anche di fronte alle raccomandazioni di prudenza delle autorità di vigilanza europee e italiane. Generali assicurazioni per esempio distribuirà, seppur in due tranche, un dividendo complessivo di 1 miliardo e 513 milioni di euro (circa 200 milioni al principale azionista Mediobanca, 80 milioni a testa per soci come Caltagirone e Del Vecchio). Unipol invece ha rinviato la distribuzione del dividendo alla capogruppo ma confermato quello della controllata UnipolSAI per un esborso complessivo di 453 milioni di euro. Il fatto che Ania, la Confindustria delle compagnie assicurative, abbia da poco firmato un protocollo con le oo.ss. per l’utilizzo della parte ordinaria del Fondo di Solidarietà di settore (la Cig degli assicurativi) non fa che confermare che l’eventuale crisi economica verrà in gran parte fatta pagare a lavoratori e lavoratrici e non certo agli azionisti.

L’assemblea virtuale per il Primo Maggio ha seguito di pochi giorni l’iniziativa organizzata lo scorso 25 aprile su Resistenza e Spazi democratici (a questo link). Ecco, vorrei ricordare che il fascismo, inteso come la distruzione anche fisica delle organizzazioni del movimento operaio, non è stato solo l’effetto di una qualche risposta all’ascesa del movimento rivoluzionario,  è stata la risposta politica alla crisi economica, sociale e politica del primo dopoguerra. Quando per la borghesia il recupero dei margini di profitto e di adeguati livelli produttivi non è più possibile attraverso mezzi “normali” e “tradizionali“, allora “è necessario “istituzionalizzare” lo stato d’assedio, vietare gli scioperi, bloccare i salari nominali*, se non ridurli.

Occorre avere la consapevolezza che il nuovo presidente di Confindustria Bonomi, con la sua aggressività manifestata immediatamente alla sua elezione con l’accusa di “sentimento anti-industriale” al sindacalismo confederale, con l’attacco al Governo per la sua inadeguatezza, non è che l’annuncio che la classe padronale italiana è pronta a mettere in discussione la pace sociale e i suoi protagonisti, a cominciare dal modello di relazioni sindacali vigente e dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

In questo probabile scenario, la linea neo-concertativa ribadita e approfondita da Cgil Cisl e Uil anche negli ultimi mesi non solo è sbagliata, ma è irresponsabile.

C’è invece la necessità di lavorare per ricostruire le condizioni per una stagione di mobilitazioni e lotte, unica via per imporre al Governo la piattaforma di rivendicazioni che abbiamo già provato a delineare (per esempio qui).

Diventa quindi determinante lo sforzo di ricostruire, già ora e per il futuro, la partecipazione e il coinvolgimento di lavoratori e lavoratrici, con assemblee nei luoghi di lavoro e la costituzione dove è possibile di comitati di lotta, iniziative intersindacali, anche attraverso una campagna generale sui temi del rilancio dell’intervento pubblico (in particolare con investimenti ingenti sul sistema sanitario e l’istruzione, sulla sicurezza del territorio e la riconversione industriale in senso ecosostenibile) e sulla riduzione dell’orario di lavoro settimanale a parità di salario.

Obiettivo immediato dovrebbe essere quello di superare le divergenze e le resistenze presenti tra le organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe e conflittuale ed individuare una data, un evento per dare inizio alla mobilitazione, riprendendoci anche le piazze, disobbedendo alle disposizioni repressive del Governo. Se non ora, quando?

vedi E. MANDEL, Trotsky e la lotta contro l’ascesa del fascismo, in AA.VV., Trotsky nel movimento operaio del XX secolo