Virus e distruzione del sistema sanitario nazionale: una coppia mortale

di Fabrizio Burattini

4 miliardi e mezzo di persone, hanno passato la Pasqua confinati casa. Sappiamo, ovviamente, che per una buona percentuale tra di loro (i non cristiani) il 12 aprile era più o meno una giornata come un’altra, ma cogliamo la “ghiotta” occasione perché ha consentito a molte testate giornalistiche di fare il punto (anche statistico) sulla situazione.
I casi di contagio, ufficialmente registrati nel mondo, sono stati 1.846.679.
I morti, in tutto il pianeta, a oggi sarebbero 112.500. Anche qui naturalmente parliamo delle cifre ufficiali, che trascurano le decine di migliaia di coloro che per i più vari e per i più innocenti o colpevoli motivi non hanno neanche avuto l’onore di essere conteggiati tra le vittime del virus. Probabilmente, il numero reale delle vittime si attesta, secondo varie stime, a perlomeno il doppio.
Poco meno del 10% delle vittime mondiali (10.621 per l’esattezza) sono in Lombardia.
Facciamo un po’ di conti.
Nel mondo vivono (si fa per dire) 7.631.091.112, mentre in Lombardia risiedono 10.060.500 persone. Dunque il tasso ufficiale è di una vittima di Covid-19 ogni 68.000 abitanti nel mondo e di una ogni 947 persone in Lombardia, dunque un tasso di mortalità (sempre in base ai dati ufficiali) di 71 volte superiore. E non ci si dica che il dato sarebbe falsato dalla non attendibilità dei dati mondiali, visto che, quanto a non attendibilità (Pio Albergo Trivulzio docet) anche in non attendibilità dei dati la Lombardia non la batte nessuno.
La cosa che sembrerebbe paradossale è che questo record nella letalità della pandemia si sia sviluppato in una regione che, a ragione o a torto, si picca di essere una delle più evolute del mondo (ricordate le pretese di federarsi alla Baviera?), in una regione che, quando si parlava di “malasanità”, si voltava dall’altra parte, perché certa che fosse un discorso che riguardava altre regioni, che so, la Calabria o il Napoletano. Che sventolava il suo “modello sanitario” come un esempio da replicare ovunque, quanto a privatizzazione del sistema, a esternalizzazione dei servizi, a managerializzazione. Salvo poi dire “così fan tutte” quando qualche manager e perfino il presidente della regione venivano colti con le mani nel sacco ad intascare milioni in tangenti e prebende dai tanto osannati privati.
Non abbiamo alcuna competenza per avanzare ipotesi di causa-effetto. Abbiamo semplicemente, con una competenza aritmetica da scuola primaria, messo in fila dei dati obiettivi (o presunti tali) e lasciamo ai lettori ogni considerazione.
Certamente, non vogliamo trascurare il fattore casuale che ha fatto scegliere quella regione (dopo la provincia cinese dell’Hubei e la Corea del Sud) come primo focolaio del virus in Europa.
Ma oramai ci sono anche altri esempi: nella regione di Madrid le vittime, nonostante l’exploit del contagio in Spagna, sono ad oggi circa 4.000, così come nella région parisienne, che però, più puntualmente che nella Lombardia, vengono conteggiati anche i decessi negli EHPAD, i corrispondenti transalpini delle nostre RSA per anziani.
L’unico dato comparabile sembra essere quello dello stato di New York, dove, a fronte di una popolazione di poco meno di 20 milioni di abitanti il numero delle vittime si attesterebbe sui 10.000, dunque con un tasso appena metà di quello lombardo. Non a caso, quello stato, come tutti gli Stati uniti sono universalmente riconosciuti (salvo che dal presidente Trump) come privi di un vero sistema sanitario universale.