Contro il declino Torino scende in piazza

Torino 13/12/2019 ore 19,30 Manifestazione/fiaccolata

di Sinistra Anticapitalista Torino

Venerdì sera Torino sarà teatro della manifestazione/fiaccolata “Contro il declino Torino scende in piazza” organizzata dalla CGIL Torino, dalla CISL Torino-Canavese e dalla UIL Torino-Canavese con concentramento per il corteo alle ore 19,30 in piazza Arbarello e arrivo in piazza Castello.

Sarà un momento importante, tanto più dopo la grande manifestazione delle sardine di martedì scorso, per verificare se le forze sindacali sono ancora in grado di costruire una forte mobilitazione, (anche se drammaticamente tardiva), delle lavoratrici e dei lavoratori per contrastare una situazione sociale ed occupazionale, a dire poco drammatica, della città di Torino e dell’intera provincia.

I dati sono impietosi. Gli occupati nell’area metropolitana sono scesi nel giro di dieci anni di 9.000 unità; la povertà coinvolge decine di migliaia di persone; ad oggi la provincia di Torino è quella che ha il maggior numero di cassa integrati; le vertenze aperte sono decine e ben 4000 lavoratrici e lavoratori rischiano il posto di lavoro. In prima fila naturalmente la crisi del settore delle automotive che coinvolge non solo gli stabilimenti di Mirafiori e della Maserati, ma molte aziende dell’indotto che rischiano di chiudere i battenti; su di esso pesano inoltre le grandi incognite delle ricadute occupazionali che la fusione tra FCA e Peugeot produrrà. Ma non è solo questo comparto ad essere coinvolto; sono in crisi  anche alcune aziende dell’indotto aerospazio, che si credeva essere il settore più dinamico e che così non è (funziona bene solo lo stabilimento di Cameri in provincia di Novara che guarda caso produce pezzi per gli aerei da guerra F35). Ma anche altre aziende tecnologicamente di punta hanno annunciato chiusure e licenziamenti e le ristrutturazioni nel settore del commercio segnalano altri disastri occupazionali.

Le responsabilità della classe padronale volta a sfruttare ea ricercare il massimo profitto sono enormi, ma non meno gravi sono quelle politiche delle istituzioni e dei governi locali del tutto subalterni alle scelte della famiglia Agnelli. Così come sono gravi le responsabilità di tutti coloro che non hanno fatto altro che celebrare le meraviglie di un’opera disastrosa e distruttiva come la Tav facendo finta di non avvedersi della realtà produttiva della regione sempre più in declino.

Ma anche le direzioni delle organizzazioni sindacali confederali hanno una pesante responsabilità per la loro passività in tutti questi anni, per non avere organizzato realmente mai uno straccio di mobilitazioni e tanto meno avanzato un programma di rivendicazioni comuni, facendo convergere tutte le situazioni coinvolte nei processi di ristrutturazione. Anche questa manifestazione, per altro assai parziale nella sua forma, è stata alla fine messa in piedi solo dopo le molte sollecitazioni della FIOM.

Vedremo come si svilupperà la partecipazione alla manifestazione, ma questa avrà un senso solo se sarà concepita come un primo momento di sensibilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’intera città per riorganizzare le forze sui luoghi di lavoro e costruire le condizioni per una reale e più forte lotta unitaria, compreso lo sciopero generale a sostegno della vertenza che permetta la costruzione di una rapporto di forza capace di imporre le esigenze occupazionali e di diritti della classe lavoratrice.

 

Di seguito il volantino che il Circolo di Torino di Sinistra Anticapitalista distribuirà nella manifestazione.

 

DIAMO CONTENUTI E PROSPETTIVE DI LOTTA ALLA MOBILITAZIONE

Il declino di Torino e la grande crisi industriale e occupazionale del territorio sono davanti agli occhi di tutti:

  • migliaia di disoccupati; disparità sociali, precarietà e povertà;
  • aziende che chiudono e traslocano altrove; padroni in fuga con la cassa;
  • crisi e ristrutturazioni hanno colpito il settore commerciale
  • da tempo il settore pubblico e il terziario hanno cessato di compensare la disoccupazione industriale;
  • la spesa pubblica, criticata dai “sapienti” come spreco, ha subito continui tagli, molto servizi sono stati esternalizzati e ridimensionati;

A pagare la crisi sono state le lavoratrici e i lavoratori: meno diritti, poco lavoro per alcuni e troppo e insostenibile per altri, precariato, part time obbligatorio, orari impossibili, più sfruttamento, diminuzione dei salari

Chi dobbiamo ringraziare?

  • i padroni e le loro scelte produttive volte solo a garantirsi profitti e rendite sulla pelle di chi lavora;
  • la famiglia Agnelli che ha preso la ricchezza prodotta da generazioni di lavoratori per andarsene in America col beneplacito dei governi nazionali e locali.
  • Enti e le aziende pubbliche che hanno agito secondo la logica del profitto a scapito della difesa dei servizi sociali e del bene della collettività;
  • le direzioni dei sindacati che invece di favorire la mobilitazione di lavoratrici/tori si sono subordinate alle scelte liberiste dei capitalisti accettando le politiche dell’austerità (legge Fornero, Jobs Act, cancellazione dell’articolo 18, tagli ai servizi).

Benvenuta sia la risposta purchè sia seria nelle rivendicazioni e coerente nella mobilitazione. Per garantire il lavoro e la sua qualità occorre:

  • la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario mediante la sua redistribuzione: orario pieno per tutti e tutte di 30-32 ore con lo stesso salario per riassorbire la disoccupazione e dare lavoro a chi è costretto al part time;
  • aumento della spesa pubblica a vantaggio dei servizi (sanità, assistenza, scuola, ecc.) e non per le spese militari o l’acquisto degli F35.
  • ricostruire un nuovo Ente pubblico, una nuova IRI democratizzata e rinnovata, che si faccia carico delle aziende che licenziano o chiudono, che ridefinisca piani produttivi in funzione dei bisogni della collettività e della sostenibilità ambientale, una riconversione funzionale a combattere il riscaldamento climatico;

Quindi non prendiamoci in giro:

cominciamo dalla fiaccolata per poi riorganizzare le lavoratrici e i lavoratori sui posti di lavoro, nei territori per costruire una mobilitazione e uno sciopero generale che imponga i loro diritti occupazionali e salariali contro gli interessi dei padroni. Senza questi obbiettivi, il resto rischia di essere una presa in giro

 

Sinistra Anticapitalista Torino