Il fetore di aria stantia e il fresco profumo della libertà

di Antonello Zecca

A prescindere dagli aspetti specifici della finanziaria del governo PD/M5S, la questione vera è che, come sempre, l’unico punto di vista sulla società che emerge dalla discussione politica (o, meglio, dal gossip) quotidiano è quello dell’impresa.

“Non esiste altro dio al di fuori di te”, cantano in coro media, intellettuali e tutte le forze politiche parlamentari.

La realtà sociale è così perché è così. Non è necessaria alcun’altra domanda. Anzi, è anatema solo pensare che ci siano domande possibili al riguardo. È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.

E qui veniamo al dunque in questo paese

l’Italia, paese di santi, navigatori ed eroi, è soprattutto il paese delle piccole imprese: il 95% del tessuto produttivo, ben superiore a ogni altro paese europeo.

Se nella seconda metà del Novecento un forte movimento operaio organizzato e forti partiti di massa di sinistra (ancorati in una classe operaia manifatturiera fortemente concentrata in grandi agglomerati industriali dall’ elevato peso politico specifico), avevano costituito un contrappeso ideologico, valoriale, culturale diverso e alternativo sia alla grande che alla piccola borghesia, con il venir meno dei primi (e il suicidio della più recente “sinistra radicale) e con le persistenti difficoltà politiche e di rappresentanza in cui si dibatte la grande borghesia, la piccola e piccolissima borghesia, nel quadro della specifica storia del paese, ha avuto campo libero per riempire un vuoto politico, ideologico, valoriale, culturale, trovandosi nella peculiare posizione di avere una rara possibilità di espressione politica autonoma di una certa consistenza e di una certa, seppur relativa, stabilità.

Ciò ha prodotto e sta producendo mostri: M5S, Lega, per certi versi Fd’I ne sono tutte espressioni politico-ideologiche, ma ancor più rilevante è che l’ideologia piccolo-borghese della roba, del risentimento sociale, del servilismo, dell’egoismo micragnoso, del più abietto conformismo, di uno spietato individualismo competitivo, di familismo, del disprezzo di qualunque cosa e di chiunque minacci una tranquillità posticcia e la fissità della propria condizione sociale, ha “contagiato” altri strati e settori sociali, compresa la classe lavoratrice (quella intesa come classe per il Capitale e non classe per sé), ed è diventata la vera biografia politica e morale del paese.

Più settori estesi di piccola borghesia si impoveriscono e retrocedono socialmente, più si fanno rabbiosi e fetenti. Integrare le rivendicazioni di questi settori sociali in via di proletarizzazione in un quadro più ampio di rivendicazioni sociali anticapitaliste sarebbe necessario, ma al momento ci mancano le condizioni sociali e politiche per questo (un forte movimento di massa a egemonia proletaria e forti e credibili partiti di classe in grado di indicare una prospettiva attraente anche per questi settori sociali).

Siamo quindi entrati in una corsa contro il tempo per sviluppare e coordinare i movimenti di resistenza, cercando di dargli visibilità e credibilità maggiore, impegnandoci al tempo stesso in una riorganizzazione della sinistra di classe affinché possa svolgere un ruolo utile e necessario sul piano strategico. Se ciò non si riuscisse a realizzare, è assai probabile che dovremo fare i conti con un governo reazionario Lega/Fd’I, sotto il quale studiare, mantenere i presidi di resistenza sociale esistenti, mettere in campo un’unità d’azione difensiva, sociale e democratica, diventerebbe ancora più cruciale.

Per quanto possibile e il più possibile, dovremo anche provare a collegarci organicamente alle rivolte in corso nel mondo, a stringere legami e intessere rapporti umani e politici con le avanguardie di lotta che vi operano.

Per il momento è tempo di resistenza, ma il fresco profumo di libertà e di emancipazione, prima o poi, arriverà anche qui.