Portogallo | Il Partito socialista sconfigge la destra, ma alla sua sinistra sorgono seri problemi

Pubblichiamo un interessante articolo di Cristiano Dan sul risultato delle recenti elezioni politiche in Portogallo. 

L’articolo, con dovizia di particolari, dà conto dei numeri e della dinamica politica di questa tornata elettorale.

Dopo una legislatura di governo Socialista, sostenuta dall’esterno a livello parlamentare (cioè senza partecipazioni ministeriali) dal PCP e dal Bloco de Esquerda, sulla base di rapporti di forza che hanno consentito alle sinistre di strappare ai socialisti alcuni avanzamenti non irrilevanti per le classi popolari, la situazione politica dopo queste elezioni appare mutata. Nel quadro di un arretramento delle sinistre (più marcato per il CDU/PCP, meno per il Bloco), e nella persistenza di un paese ancora profondamente diseguale quale è il Portogallo, in cui non sono stati apportati cambiamenti strutturali, il PS ha guadagnato un certo vantaggio, pur non riuscendo a esprimere la maggioranza dei seggi. 

Da questo lunedì cominceranno i negoziati per la formazione del nuovo governo. Il PCP, maggiormente indebolito da queste elezioni, si sta più decisamente defilando da una nuova geringonça (così è detto l’accordo di sostegno esterno al PS), e il Bloco potrebbe essere disponibile solo se il PS fosse d’accordo ad approfondire alcune riforme sociali a favore delle classi popolari. Ci sembra difficile che ciò possa accadere, dal momento che i socialisti si sono spinti già al limite delle loro possibilità a sinistra, tanto più che il “periodo di grazia” concesso dall’Unione Europea è scaduto e la sfida prossima ventura è la ridefinizione del codice del lavoro, su cui il PS è decisamente più in sintonia con le destre…

In ogni caso, osserveremo l’esito dei negoziati, anche se il rischio è che, per la sinistra e per il Bloco in particolare, il tutto si risolva nel gioco delle accuse incrociate per un eventuale fallimento dei negoziati


di Cristiano Dan

In Portogallo lo scrutinio delle schede è ancora in corso nel tardo pomeriggio di questo lunedì 7 ottobre (mancano i risultati relativi alle due circoscrizioni dei residenti all’estero, nelle quali si eleggono 4 dei 230 deputati dell’Assemblea della Repubblica) ma alcune prime indicazioni e alcune sommarie conclusioni si possono già trarre.

Un primo dato negativo

Innanzi tutto – e prima di entrare nel merito – va sottolineato come la tendenza all’astensionismo, nonostante l’asprezza della campagna elettorale e la tendenza alla polarizzazione, si sia ulteriormente rafforzata. Nelle precedenti elezioni del 2015 i votanti nel Portogallo continentale e nelle isole (senza cioè tener conto delle due circoscrizioni estere) erano stati il 57 %, con un’astensione del 43 %. Ora questa è aumentata di altri 2,5 punti, arrivando al 45,5 %. A parte il fatto che questo aumento dell’astensionismo complica l’analisi dei risultati (non c’è corrispondenza fra variazioni in percentuale e variazione in voti, e rende piuttosto poco significative le percentuali stesse, poiché un 20 % ottenuto dal partito X corrisponde in realtà a poco più del 10 % dell’elettorato), l’esistenza di una sacca così consistente di astensionisti (dai delusi da questo o quel partito ai qualunquisti) pone un serio interrogativo per il futuro: si tratta solo di qualunquisti o indifferenti? O non vi sono anche, oltre che elettori di destra in aspettativa, anche elettori di sinistra, del Partito comunista e del Bloco de Esquerda per vari motivi insoddisfatti o dubbiosi? Come vedremo in seguito, è un’ipotesi da non scartare a priori.

Vincitori e vinti.

I risultati generali delle elezioni sono noti. Fra i principali vincitori vi sono innanzitutto il Partido Socialista (PS) che (arrotondiamo le cifre al migliaio) con 1.866.000 voti, il 38,3 % e 106 seggi, guadagna 119.000 voti, il 4,7 % e 20 seggi (che potrebbero salire a 21-22 con le circoscrizioni estere).

Seguono poi gli ecologisti-animalisti di Pessoa-Animais-Natureza (PAN), che con 167.000 voti, il 3,4 % e 4 seggi, ottengono in più 92.000 voti, il 2,0 % e 3 seggi. Vi sono poi dei vincitori minori: uno, Livre (“sezione portoghese” del movimento paneuropeo di Varoufakis, e che si colloca fra il Bloco e il PS) che con 57.000 voti e l’1,1 % progredisce di 16.000 voti e dello 0,3 %, ottenendo il suo primo seggio in parlamento; gli altri due, che si aggiudicano anch’essi ciascuno un primo seggio, sono un partito liberale ortodosso (Iniciativa Liberal, 66.000 voti e l’1,3 %) e un movimento populista d’estrema destra e teocon (Chega!: 64.000 voti e 1,3 %). Il primo s’era giù presentato alle elezioni europee; il secondo è un’evoluzione della coalizione Basta!, che nelle europee aveva già ottenuto 49.000 voti (0,9 %).

I grandi sconfitti sono tre. Innanzi tutto, i due partiti di centrodestra e destra, Partido Social Democrata (PSD/PPD) e Partido Popular (CDS-PP). Entrambi s’erano presentati nel 2015 in coalizione, e pertanto non si possono fare raffronti diretti. Il PSD/PPD ottiene oggi 1.421.000 voti, il 29,1 % e 77 seggi (che possono salire a 79 con le circoscrizioni estere), il CDS-PP 216.000 voti, il 4,4 % e 5 seggi. Insieme perdono rispetto al 2015 448.000 voti, il 6,6 % e 25 seggi (che potrebbero ridursi a 23 con le circoscrizioni estere). L’altro grande sconfitto si trova all’estremo opposto dello spettro politico, ed è il Partido Comunista Português (PCP), coalizzato con il Partido Ecologista Os Verdes (PEV) nella Coligação Democrática Unitária (CDU). La CDU ottiene 329.000 voti, il 6,8 % e 12 seggi, perdendo rispettivamente 117.000 voti, l’1,8 % e ben 5 seggi.

L’ambiguo risultato del Bloco

Il Bloco de Esquerda andrebbe aggiunto all’elenco dei vinti, ma il suo risultato presenta alcune caratteristiche che consigliano di trattarlo a parte. Con 492.000 voti, il 10,1 % 19 seggi, mantiene invariati questi ultimi, perdendo però 58.000 voti e lo 0,5 %. Lo trattiamo a parte perché mentre tutti gli altri partiti (come vedremo) evidenziano tendenze alla crescita o alla perdita in maniera sostanzialmente omogenea su tutto il territorio nazionale, il Bloco, pur arretrando complessivamente, tende (semplifichiamo) a guadagnare qualcosa al Nord e a perdere al Sud. Ci ritorneremo fra poco.

Un tentativo di analisi partito per partito

Cominciamo con il Partido Socialista. Tutti i giornali lo danno come il grande vincitore di queste elezioni, ed è vero, ma soprattutto se ci si limita a considerare il numero di seggi. Ora, il sistema elettorale portoghese è sì un sistema proporzionale, ma con un forte grado di disproporzionalità, che, senza entrare nei dettagli, favorisce fortemente i partiti più grandi su base circoscrizionale. Così il PS, con il 38,3 % dei voti, si aggiudica (per ora) il 46 % dei seggi. E questo con un guadagno netto in termini di voti piuttosto modesto: 119.000 voti in più, da mettere a confronto con i 448.000 voti persi dalle destre e con i 117.000, pressoché equivalenti, persi dalla CDU. In altre parole, il PS progredisce in realtà in modo, ripetiamolo, piuttosto modesto in termini di voti reali, e lo fa a spese soprattutto delle destre nelle regioni del Nord (Aveiro, Braga, Leiria, Viana do Castelo) e in misura molto minore a spese delle sinistre, con l’eccezione di Madera, un’isola con caratteristiche del tutto particolari, dove guadagna ben il 12,5 %, [1] ma a spese soprattutto del Bloco e della CDU. (Qui il Bloco aveva già subito un tracollo nelle elezioni regionali di poche settimane fa.) Nell’altra circoscrizione insulare, le Azzorre, anch’esse con caratteristiche peculiari, il PS subisce infine una lieve flessione. Tutto ciò per sottolineare il fatto che l’avanzata socialista c’è indubbiamente, ma non ha dimensioni per così dire “travolgenti”: è il crollo o l’indebolimento dei partiti concorrenti che la fa sembrare tale.

Alla sinistra del PS è la coalizione dei comunisti e dei verdi, CDU, che va decisamente male. Solo nelle Azzorre resiste con perdite minime. In tutte le altre circoscrizioni subisce perdite severe, e in modo particolare nei suoi tradizionali bastioni: Lisbona meno 2,0 %, Setúbal meno 3,1 %, Beja meno 2,2 %, Évora meno 2,6 %… Parte dei voti possono essere andati al PS, ma non in quantità rilevanti. Per esempio, a Évora, dove il radicamento del PCP fra i braccianti è sempre stato molto forte, la CDU perde, come si è detto il 2,6 %, ma qui il PS progredisce solo dello 0,9 % e il Bloco dello 0,3 %. Sembra evidente che qui v’è stata una fuga verso l’astensione, corroborata dal fatto che in tutte le regioni “rosse” il tasso di astensionismo è decisamente maggiore. A Évora, a fronte di un aumento medio del 2,5 %, cresce del 5,7 %, a Setúbal del 4,7 %, a Beja del 5,5 %, a Lisbona del 3,3 %.

Del Bloco si è già detto, ma conviene precisare. Mentre la CDU ha perdite generalizzate, senza eccezioni, il Bloco ha un andamento diversificato. Perde pesantemente a Madera, come si è detto, perde sia in percentuali (tra lo 0,3 e l’1,2 %) sia in voti in sette circoscrizioni soprattutto del centro-sud (Lisbona, Porto e Setúbal i casi più gravi), perde in voti ma non in percentuali in otto circoscrizioni e infine guadagna sia in voti che in percentuali in altre quattro (Coimbra e Viseu soprattutto). Pur nel quadro di un leggero arretramento generale, questi dati sembrano indicare una dinamica non del tutto negativa, della quale è però arduo identificare una spiegazione. Un po’ di concorrenza il Bloco l’ha subita certamente da parte di Livre, ma non in modo molto significativo, fatta eccezione per i casi, importanti, di Lisbona e di Porto. Ci possono essere stati casi di cedimenti verso il PS, ma non in quantità rilevanti. Quel che sembra evidente è che, con l’eccezione di Porto, le maggiori perdite del Bloco sembrano coincidere con i più forti aumenti dell’astensione, come nel caso della CDU. Ciò che porterebbe a prendere in considerazione l’ipotesi che una parte dell’elettorato di sinistra abbia espresso la sua insoddisfazione nei confronti dei ritardi e delle insufficienze dell’azione del governo nel modo “classico”, ma anche del tutto sterile, dell’astensione.

Degli altri partiti c’è poco da dire. Le perdite della destra sono generalizzate e senza variazioni (unica eccezione, ancora Madera, con perdite ridotte) e solo in minima parte vengono recuperate dai liberali, dall’estrema destra di Chega! e da altri movimenti della stessa area ancora più piccoli. Una parte di queste perdite finisce certamente nel sacco socialista (soprattutto nel Nord) ma in gran parte va a ingrossare l’astensione. Il PSD/PPD esce fortemente ridimensionato dalle elezioni, mentre il CDS-PP subisce un vero e proprio tracollo, soprattutto in termini di rappresentanza parlamentare. Livre registra un successo, eleggendo il suo primo parlamentare, ma i suoi progressi rispetto al 2015 sono contraddetti dal calo che ha subito rispetto alle recenti europee, dove aveva ottenuto 5.000 voti in più. Quello che, dimensioni a parte, esce sicuramente come vincitore su tutta la linea è il PAN, che quadruplica i seggi e in una dozzina di circoscrizioni guadagna in voti più del PS. Per esempio, a Lisbona: PAN più 26.000 voti, PS più 18.000. Da dove vengono questi voti? Grazie anche all’emergenza climatica, il PAN pesca probabilmente in tutte le direzioni, e in modo particolare fra l’elettorato giovanile. E sicuramente ha strappato non pochi voti al Partito ecologista coalizzato con il PCP.

Conclusioni provvisorie

Tutto quanto precede è frutto di una prima analisi condotta esclusivamente in base ai saldi numerici di perdite e guadagni e alla loro distribuzione territoriale. Se ne sono ricavate delle ipotesi, che solo ulteriori approfondimenti potranno confermare o meno.

Restano i problemi politici, di non poco conto. Se la sconfitta delle destre è un fatto altamente positivo (in Europa è un caso eccezionale), resta da capire cosa ci sia dietro l’aumento dell’astensionismo. Se l’ipotesi secondo la quale una fetta di astensionisti viene dalle sinistre è fondata, si capisce più facilmente la prudenza con cui il Bloco e la CDU guardano all’eventualità di una ripetizione dell’appoggio esterno a un governo socialista. Se l’esperienza del passato governo è da giudicare nel complesso positiva, perché in qualche modo ha invertito la testarda insistenza nelle ricette austeritarie, beneficiando in modo non sufficiente ma comunque concreto larghi settori della popolazione e delle classi lavoratrici in particolare, è anche vero che il PS non è, ancora, un partito che ha perso le cattive abitudini, e continua tuttora a farsi illusioni. Prima fra tutte quella, fortunatamente rivelatasi tale, della conquista della maggioranza assoluta, che gli avrebbe lasciato mano libera anche, non è una malignità, per disfare parte del poco di buono fatto sino a ora. Costretto nel 2015 dalla sua condizione di minoranza rispetto alle destre di cercare un accordo con le sinistre, il PS, diventato ora maggioranza relativa ma non assoluta, si trova di fronte allo stesso dilemma del 2015: cercare un accordo con le destre, un’ipotesi chiaramente suicida, o ritentare l’esperimento dell’accordo a sinistra, ma questa volta in posizioni di forza, dato il successo elettorale, ma con la consapevolezza anche che questa volta avrà non un maggiore ma un minore margine di manovra. Se in troppe occasioni nel passato le sinistre hanno tollerato la versione socialista portoghese della politica dei “due forni” (il PS che si appoggiava alle destre per non far passare misure troppo radicali), e l’hanno tollerata per proseguire nel programma concordato e per non apparire responsabili della caduta di un governo tutto sommato “popolare”, dopo queste elezioni questo giochetto non sarà più possibile. Serviranno impegni precisi e scritti su questioni di non poco conto. In caso contrario, non si ripeterà il governo della gericonça, ma si avrà un governo spostato a destra dopo che la destra è stata rifiutata da gran parte dei suoi stessi elettori, o si andrà a nuove elezioni. Dalle quali probabilmente uscirà un nuovo e pericoloso aumento dell’astensionismo e con molte probabilità un ridimensionamento dello stesso PS, colpevole di aver suscitato tante speranze in larghe fette dell’elettorato e di essersi poi rifiutato di tentare almeno di darne realizzazione.

Nota

[1] Nelle statistiche elettorali portoghesi le percentuali vengono calcolate non solo sulla base dei voti validi (come in Italia e nella maggior parte dei Paesi), ma sulla base dei voti validi più quelli non validi, il che spiega come le percentuali a livello nazionale qui fornite siano in alcuni casi sensibilmente superiori a quelle riprese dalla stampa: sono state ricalcolate secondo il sistema in uso da noi. Viceversa, le percentuali che nel testo si riferiscono alle circoscrizioni, sono quelle ufficiali portoghesi, quindi inferiori alla realtà secondo il sistema italiano: ricalcolarle tutte avrebbe richiesto troppo tempo.

Articolo ripreso da: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3109%3Aportogallo–il-partito-socialista-sconfigge-la-destra-ma-alla-sua-sinistra-sorgono-seri-problemi&catid=28%3Aallordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39&fbclid=IwAR0BWAk-I3zIZX6-DOXbAr6WdN-A0WRD_qwscxS7g0lHoakkU6F9rYb3ZdU