Approfondire la lotta climatica verso un orizzonte ecosocialista di classe

Mentre le manifestazioni per il clima sono in corso in 160 città italiane, oltre che in tutto il mondo, pubblichiamo volentieri e facciamo nostre le parole di un comunicato di Anticapitalistas, organizzazione sorella dello Stato Spagnolo, il cui contenuto e il cui intendimento condividiamo pienamente 


Questo venerdì si terranno manifestazioni per il clima che aspirano ad avere una dimensione di massa e a dar corpo a una preoccupazione sociale maggioritaria. Come Anticapitalistas, pensiamo che queste manifestazioni siano un successo e anche un punto di passaggio che segna la trasformazione del movimento ecologista da movimento settoriale animato da elementi già sensibilizzati e impegnato per anni in una lotta su tutti i fronti, a una lotta comune, aperta e con largo sostegno sociale.

La situazione è molto grave. Gli interessi del sistema e delle classi dominanti hanno prevalso sull’allarme lanciato da anni da parte della comunità ecologista e scientifica. Oggi siamo arrivati a un punto tale che la quantificazione della minaccia agli interessi della maggioranza è difficile da stimare. Il cambiamento climatico è la prima delle grandi crisi in uno scenario in cui continuare come è stato fatto finora può condurci a un disastro di dimensioni planetarie. Tuttavia non è il mondo o la vita in astratto ad essere in gioco, ma la forma attuale della vita. La crisi ecologica è una crisi sociale, che si traduce in molteplici disfunzioni nell’equilibrio del sistema: sesta grande estinzione di massa, scarsità energetica, carenza di materiali, siccità e desertificazione. Un lungo catalogo di orrori che avranno la loro traduzione sociale in termini di classe.

Sul piano istituzionale, già conosciamo i risultati. Il Vertice per il Clima, ancora una volta, non ha portato alcuna soluzione. Secondo l’ultimo report dell’IPCC, il limite per una crisi non reversibile non sarà di 2°C, ma di 1,5°C, però la distanza tra la diagnosi e le conclusioni politiche è sempre più ampia: mentre la prima si fa sempre più grave e indica soluzioni più radicali, le posizioni politiche si fanno sempre più conservatrici e giocano la carta di improbabili soluzioni tecnologiche che non sono neanche state ancora sviluppate. Quasi tre decenni di incontri internazionali, presuntamente al livello più alto, non hanno dato ancora alcun risultato.

L’automobile elettrica o il consumo biologico sono una buona dimostrazione delle soluzioni che il Capitale può accettare nel micro: soluzioni per poche e pochi. Ma è la maggioranza che sarà colpita. Aumenterà la pressione che il nord esercita dai suoi centri capitalisti sui paesi del Sud, ma saranno in gioco anche milioni di posti di lavoro in tutti il mondo, così come le condizioni di vita delle classi popolari nei paesi industrializzati e l’insieme della vita quotidiana.

I giovani giocano oggi un ruolo da protagonista con cui stanno assumendo una leadership coraggiosa. Non c’è di che stupirsi: sono la prima generazione che potrebbe dover affrontare una crisi climatica dalle dimensioni imprevedibili. È tempo di approfondire questa lotta e lavorare sui suoi aspetti comuni ad altre, per costruire un percorso sociale di trasformazione che superi il capitalismo. Così prende corpo un’alternativa ecosocialista: una lotta comune, per la casa comune, con gli interessi delle classi popolari come guida indiscutibile che dia a questa lotta legittimità e forza.