Crisi di governo – Unire le forze, costruire le lotte, battere l’austerità

Comunicato della Direzione Nazionale di Sinistra Anticapitalista

– Tra i frizzi e i lazzi di uno spettacolo indecente, è andata ieri in scena in Senato la caduta del governo gialloverde, il cosiddetto “governo del cambiamento”. Si tratta di una notizia positiva. È stato uno dei governi peggiori della storia repubblicana, artefice di misure gravemente antidemocratiche (Decreti Sicurezza), del rafforzamento e giustificazione di un senso comune fortemente xenofobo e razzista, della “chiusura” dei porti all’approdo di migranti in grave difficoltà o in pericolo di vita, della criminalizzazione della solidarietà, dell’approvazione di grandi opere inutili e dannose (TAV e TAP su tutte), di provvedimenti misogini (DDL Pillon), di un presunto reddito di cittadinanza che altro non è se non una riformulazione appena più estesa del REI renziano, di una Quota 100 che, in una situazione di incipiente recessione e dichiarazione di esuberi rischia di essere un taglio di fatto ai servizi pubblici, e altre misure che non è riuscito a portare a termine, come l’autonomia differenziata e una ulteriore consistente riduzione delle tasse alle imprese e ai ricchi: insomma, una prosecuzione delle politiche di austerità con altri mezzi,  I danni culturali e politici che questo governo ha fatto sono destinati a durare oltre la sua ingloriosa fine.

– Le notizie positive però finiscono qui. Salvini ha subìto una temporanea battuta d’arresto, ma non è stato definitivamente sconfitto. A prescindere da quando si terranno le prossime elezioni, il discorso del leader della Lega al Senato ha dato sostanzialmente il via alla campagna elettorale del Carroccio, che si prepara ad affrontare, e possibilmente a sfruttare, i diversi scenari che si potrebbero produrre al termine della crisi di governo. I fattori che hanno portato la Lega a ottenere un consenso piuttosto largo nel paese sono ancora presenti, e sarebbe un errore darla già per spacciata.

– Ciò è tanto più vero, quanto sono indesiderabili gli sviluppi politici che si stanno prospettando all’indomani della formalizzazione della crisi. Non è certo se il tentativo di formare un nuovo governo attorno all’asse PD / M5S avrà successo, ma è certo che settori importanti della borghesia italiana e la stessa Presidenza della Repubblica, sono sponsor di questa soluzione, sostenuta peraltro apertamente anche da intellettuali non estranei ai circoli che contano come Romano Prodi. Proprio a quest’ultimo si deve la suggestione di un “governo Ursula”, dal nome della nuova presidente della Commissione Europea, che resta silenziosamente in attesa di uno sbocco auspicato anche dall’istituzione da lei presieduta. Occorre la massima chiarezza: è una pericolosa illusione pensare che un governo PD / M5S, sostenuto trasversalmente dai “responsabili” del gruppo misto fino ad arrivare alla sinistra di LeU, faccia qualcosa di buono per le classi lavoratrici di questo paese. Senza ricordare tutte le misure antisociali promosse dai governi del PD (il famigerato Job’s Act su tutte), ma anche i provvedimenti antidemocratici come il Referendum Costituzionale di renziana memoria, e, ancora, misure contro i migranti e il conflitto sociale come il Decreto Minniti, è sufficiente considerare semplicemente la questione delle clausole di salvaguardia, sostenute ai tempi del governo Monti anche dal PD. Per evitare un disastroso aumento dell’IVA, a regime delle attuali norme europee, occorrerà fare una legge di bilancio estremamente onerosa in termini sociali, con tagli e privatizzazioni, senza contare le aspettative delle imprese verso la riduzione del cuneo fiscale, peraltro condivisa sia dal PD che dal M5S. Un governo di gestione delle politiche di austerità non sarebbe forse il miglior viatico per una ripresa rapida non solo di Salvini e della Lega, ma anche per la crescita di partiti come Fratelli d’Italia? Ci chiediamo, quindi, come sia minimamente possibile auspicare da sinistra l’insediamento di un governo di questo tipo, illudendosi che possa sbarrare la strada a Salvini e auspicando addirittura che possa prendere “misure sociali” o che possa ripristinare diritti democratici, a partire da un proporzionale puro, cancellati da decenni senza soluzione di continuità dai governi di centrosinistra e di centrodestra, per arrivare al governo appena caduto. Allo stesso modo, il segretario della CGIL, Maurizio Landini, si era espresso qualche giorno addietro dicendo “basta individualismi, serve un governo”. Dal segretario della maggiore confederazione sindacale in Italia ci saremmo attesi una dichiarazione del tipo “basta concertazione, serve la lotta”… Evidentemente le burocrazie sindacali hanno il sacro timore di una ripresa di massa delle lotte, che manderebbe all’aria la possibilità di perseguire una concertazione che è diventata sempre più subordinazione e subalternità ai desiderata delle imprese.

– Crediamo fermamente, dunque, che qualsiasi soluzione istituzionale, ivi compreso un immediato ritorno alle urne, che potrebbe vedere una nuova affermazione della destra reazionaria, sarà foriera di ulteriori danni per la classe lavoratrice, e che invece occorra impegnarsi a fondo per favorire in ogni modo possibile lo sviluppo di un movimento di massa contro tutte le politiche di austerità, per ricostruire il protagonismo di lavoratrici e lavoratori e l’unità con i movimenti di lotta ecologista e femminista, sulla base di una piattaforma con pochi obiettivi chiari e coerenti con i bisogni e le rivendicazioni dei settori sfruttati e oppressi della società: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; aumenti salariali uguali per tutte e tutti; parificazione salariale tra donne e uomini; nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia; forti investimenti pubblici per la creazione di nuovi posti di lavoro; stop alle privatizzazioni in corso e ripubblicizzazione dei servizi già privatizzati; interventi unilaterali di riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente. Crediamo sia necessario che le diverse organizzazioni, associazioni, collettivi della sinistra di classe lavorino insieme costruendo luoghi politici in cui condurre unitariamente la lotta per questi obiettivi e avviare un confronto strategico sulla base della chiarezza delle rispettive posizioni e del reciproco riconoscimento. È una strada lunga e tortuosa, ma non esistono scorciatoie: per sconfiggere l’estrema destra, il fascismo, la reazione, occorre ricostruire le capacità di lotta degli sfruttati e degli oppressi in questa società. Nessun tatticismo, nessuna alchimia parlamentare e istituzionale potrà prenderne mai il posto. Parteciperemo perciò a tutte le iniziative di confronto e lotta già lanciate per la prossima stagione, ma crediamo sia giunto il momento di costruire un’assemblea nazionale in autunno in cui riunire tutte le esperienze politiche e sociali convinte che il conflitto sociale sia l’unica strada dalla quale possa nascere una prospettiva di ricomposizione della sinistra di classe in questo paese; una ricomposizione necessaria, che non sia solo la confluenza delle esperienze già esistenti, ma costruisca un’organizzazione democratica e pluralistica, delle lavoratrici e dei lavoratori, e delle/dei militanti attive/i nei diversi movimenti sociali.