Si costituisce una tendenza interna

Nota della Direzione Nazionale di Sinistra Anticapitalista

Alcuni compagni, tra cui due compagni del CPN, hanno espresso l’intenzione di costituirsi in tendenza interna a Sinistra Anticapitalista attraverso un testo che trovate a seguire.

È una scelta possibile e legittima sulla base dei nostri criteri democratici statutari, sebbene del tutto inedita nella vita della nostra organizzazione ed anche perché, più in generale, nella storia del nostro movimento le tendenze si erano sempre espresse a partire dalle discussioni congressuali. Per altro il nostro Congresso si è svolto solo circa 6 mesi fa e in quella assise non erano emersi documenti alternativi a quello che il CPN aveva proposto alla discussione dei circoli e al voto.

Naturalmente questa scelta e i suoi contenuti avranno una verifica politica nella sede ad essa deputata del CPN già convocato da tempo, come è usuale, nel terzo weekend di settembre.

La logica e la prassi avrebbero richiesto e consigliato che, solo dopo la discussione del CPN, le cui compagne e compagni hanno avuto già dalla scorsa settimana il testo della tendenza, quest’ultimo avesse anche una sua dimensione pubblica.

La Direzione Nazionale non esprime quindi alcun giudizio sulla validità e pertinenza della scelta dei compagni, ma si limita a sottolineare che le loro analisi politiche ricalcano in larga parte i contenuti espressi in tanti documenti votati dai nostri organismi dirigenti ed articoli prodotti da sue compagne o suoi compagni, a partire proprio dalla gravità della situazione politica e sociale e dall’ascesa delle destre. Per non parlare della nostra impostazione di fondo, il progetto ecosocialista che è espresso anche nel nostro simbolo.

Se ci sono sfumature analitiche queste non sono certo tali da comportare una tendenza.

La divergenza sembra dunque esprimersi sulle scelte politiche relative alle forze della sinistra.

Sia nel testo congressuale approvato che nelle risoluzioni del CPN, Sinistra Anticapitalista ha messo l’accento sulla necessità  di costruire un fronte, un forum, politico e sociale (le due dimensioni sono strettamente congiunte e indissolubili) ampio e plurale come elemento fondamentale per la ripartenza delle resistenze e della credibilità della proposta alternativa anticapitalista alle due espressioni delle classi dominanti, quella reazionaria e fascisteggiante e di Salvini e Co. e quella liberista della grande borghesia.

Nel testo proposto dai compagni il focus è tutto invece nella ricomposizione in partito delle forze politiche della sinistra (per altro a partire da un aggregato, “La Sinistra”, che non sembra essere sopravvissuto alle difficoltà elettorali e alle dinamiche moderate di SI), quando da tempo si era arrivati alla conclusione che di questa ricomposizione non esistono le condizioni mancando il primo moto sociale, il propellente indispensabile.

Questo è il bandolo della matassa. Le forze politiche e sociali di classe devono agire unitariamente in questa direzione perché possa aprirsi realmente il capitolo delle ricomposizioni politiche


PER UNA ALTERNATIVA ECOSOCIALISTA ALL’ASCESA DELL’ESTREMA DESTRA REAZIONARIA E NEOFASCISTA

I risultati delle ultime elezioni europee sono nel complesso fortemente negativi, con lo spostamento a destra dell’asse politico e l’affermarsi di posizioni sovraniste, nazionaliste, xenofobe e razziste. Avanza una destra reazionaria, con tratti neofascisti, e tendenzialmente totalitaria.

Di fronte ai nuovi rapporti istituzionali scaturiti dalle elezioni europee, riteniamo sia necessario un ulteriore bilancio della situazione che deve affrontare la sinistra alternativa in vista di una sua riorganizzazione. Di seguito riformuliamo un esame più articolato dei dati elettorali.

I verdi e il movimento contro il cambiamento climatico

Complessivamente in Europa, a livello elettorale, i Verdi guadagnano consenso e ad aumentano la loro presenza nel Parlamento europeo. Il successo dei verdi è dovuto in parte al fatto di essere riusciti a capitalizzare il movimento globale contro i cambiamenti climatici che si è sviluppato in questi ultimi mesi. Anche nel nostro paese le mobilitazioni studentesche e giovanili sono state molto partecipate.

Abbiamo avuto mobilitazioni studentesche contro i cambiamenti climatici a marzo, anche con scioperi generali indetti dai sindacati di base e sostenuti dalla Cgil, mentre a maggio ci sono state solo le mobilitazioni studentesche in quanto né i sindacati confederali né quelli alternativi hanno dichiarato lo sciopero. Abbiamo avuto mobilitazioni studentesche contro i cambiamenti climatici a marzo, anche con scioperi generali indetti dai sindacati di base e sostenuti dalla Cgil, mentre a maggio ci sono state solo le mobilitazioni studentesche in quanto né i sindacati confederali né quelli alternativi hanno dichiarato lo sciopero. Questo nuovo movimento, di cui per ora è difficile ipotizzare durata e tenuta, rappresentano una speranza per il futuro e potrebbe contribuire a rinnovare una sinistra malconcia per le divisioni e le sconfitte degli ultimi anni, sulla base di un approccio più radicalmente anticapitalista.

La proposta di noi ecosocialisti alla nuova ondata di mobilitazioni sul clima deve essere quella di impegnarsi risolutamente in questo movimento attivandosi per costruire gruppi locali di iniziativa contro il cambiamento climatico, appoggiando gli scioperi studenteschi, prendendo parte e promuovendo le azioni future e impegnandosi a fare diventare la lotta al cambiamento climatico un terreno di iniziativa delle organizzazioni sindacali, a cominciare con la proclamazione di uno sciopero in occasione del prossimo Climatestrike a fine settembre. Queste mobilitazioni potranno segnare un salto di qualità sia per la ricostruzione e il rilancio di un nuovo e grande movimento di massa, sia per ritrovare unità tra giovani e movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.

L’ascesa dell’estrema destra reazionaria e neofascista in Europa e il successo della Lega

L’estrema destra europea ha aumentato la propria rappresentanza di quasi il 25% nel Parlamento europeo, eleggendo 58 deputati, anche se non ha i numeri necessari per formare il blocco di minoranza per pesare nel processo decisionale dell’UE. In un anno di partecipazione al Governo la Lega, complice anche l’inconsistenza dei Cinque stelle e l’assenza di una opposizione politica e sociale degna di questo nome, vede la sua posizione fortemente consolidata. Le mobilitazioni antirazziste, ambientaliste e femministe di questi ultimi mesi non sono riuscite ad arrestare la sua ascesa elettorale.

Il tentativo di rinnovamento del PD

Di fronte all’ascesa della destra e ai segnali di cedimento di larga parte del consenso ai 5 stelle, il PD di Zingaretti, consapevole della perdita di credibilità dovuta agli effetti della gestione delle politiche neoliberali dell’era Renzi, ha cercato di presentarsi agli elettori con un profilo di rinnovamento del partito, facendo appello al voto utile per arginare l’avanzata delle destre. Come emerso chiaramente nella campagna elettorale, il PD si candida ad essere il perno di una alternativa alla coalizione reazionaria, giovandosi in questo della forte relazione che continua a mantenere non solo con la Cgil ma anche con la Cisl e la Uil.

Nonostante gli evidenti limiti politici di questo tentativo, che lascia inalterati gli orientamenti di fondo del partito, nella riaffermata fedeltà al rispetto dei vincoli europei e nella riaffermata centralità delle imprese quali referenti principali, questa parziale correzione di rotta è stata in grado di arrestare l’emorragia di voti. Il PD torna ad essere il secondo partito nazionalmente e in alcune situazioni locali, come Roma e nel Lazio, segna una parziale inversione di tendenza.

A Roma il PD mantiene ancora una forza consistente e non è da escludere che si possa arrivare a elezioni amministrative anticipate, in relazione alla possibilità di elezioni politiche anticipate e mettere in discussione la disastrosa gestione della giunta Raggi del M5S, che rappresenta il vero grande sconfitto, arretrando sia sul piano nazionale sia sul livello locale anche in importanti comuni gestiti dai pentastellati.

La crisi della sinistra radicale

Le sconfitte e gli arretramenti sociali hanno spinto larghi settori popolari in Europa verso la demoralizzazione e la disgregazione, colpendo non solo la socialdemocrazia ma anche le forze della sinistra radicale, che ha eletto 38 deputati perdendone 14 rispetto alle precedenti elezioni europee. In nessun paese la sinistra radicale, nella sua maggioranza, è stata in grado di articolare una strategia differenziata dal social-liberismo e, a volte, è caduta anche nella trappola della retorica anti-immigrato. L’unica eccezione è stato il Blocco di Sinistra in Portogallo, che con il quasi 10% mantiene le sue posizioni, grazie alla scelta di sostegno esterno al governo socialista portoghese e ad una campagna che ha evidenziato l’urgenza della lotta al cambiamento climatico. In Francia la France Insoumise di Mèlenchon arretra in modo evidente, mentre il PCF e Lutte ouvriere non eleggono nessun deputato. La Linke in Germania ha avuto un modesto risultato del 5,5% ed in Spagna il risultato deludente di Podemos approfondirà la crisi di questa organizzazione che perde anche nei Comuni di Barcellona e Madrid dove le componenti di sinistra escono fortemente indebolite. In Grecia Syriza, che con la sua disastrosa applicazione delle misure draconiane di austerità previste dagli accordi con l’UE, la BCE e il FMI aveva ottenuto un risultato negativo alle elezioni europee, è stata sconfitta alle elezioni politiche da Nuova Democrazia, tradizionale partito di centro destra, che si afferma come primo partito. Le scelte di Syriza, che perde la guida del governo, hanno contribuito alla marginalità di tutta l’intera sinistra di classe, e le altre formazioni ottengono risultati modesti.

La lista “La Sinistra” nel nostro paese ottiene un risultato piuttosto deludente, attestandosi a 465.000 voti (1,74 %), mentre la Lista Tsipras aveva ottenuto 1.108.457 voti (4%) nel 2014. Questo risultato è il frutto sia dello scarso radicamento nel paese reale, e in particolare tra i lavoratori e nelle mobilitazioni sociali di questi ultimi anni, delle forze residue a sinistra del PD, sia di una immagine di scarsa affidabilità e credibilità delle forze della sinistra radicale, fortemente logorate da anni di divisioni e frammentazioni, sia della capacità di attrazione in parte del suo elettorato della proposta di unità democratica contro le destre del PD, che ha recuperato anche parte del suo elettorato che aveva votatoM5S. La lista non è stata in grado di attrarre neppure una parte dell’elettorato dei 5 stelle in crisi, i cui voti sono andati o a destra o nell’astensione.

Inoltre la formazione della lista, basata su accordi di vertice e senza il coinvolgimento di settori e realtà di movimento più ampi, attivati nella precedente esperienza di Potere al popolo, ha condannato La sinistra ad un isolamento rispetto all’ampio spettro delle forze di una sinistra di movimento diffusa.

Complessivamente la lista La Sinistra ha svolto una campagna elettorale debole, sintomo, di irrisolti nodi strategici, di una crisi di militanza profonda. Paga inoltre la sclerotizzazione dei piccoli apparati dei partiti che le hanno dato vita e la mancanza di reali meccanismi democratici di discussione e decisione.

In diversi compagni non abbiamo condiviso la scelta del sostegno esterno e pur accettando l’orientamento della maggioranza del CPN, abbiamo cercato comunque di sostenere con determinazione la lista La Sinistra, ma la nostra esternità ha accentuato tutti i difetti delle principali organizzazioni, Sinistra Italiana ed il PRC, che hanno dato vita alla lista. La Sinistra non è stata capace di porre al centro della propria campagna elettorale i nessi tra crisi economica, crisi sociale e crisi ambientale, e su queste basi riattivare un bacino di forze militanti che, seppure logorato e indebolito, continua a rappresentare un importante serbatoio di energie per un progetto di trasformazione socialista della società.

Va detto tuttavia che la lista La Sinistra è stata l’unica realtà presente in queste elezioni ad avanzare una proposta antiliberista e a difendere, seppure parzialmente, una critica sistemica del capitalismo, e su questa base il risultato elettorale, deludente rispetto alla profondità della crisi del capitalismo e alla capacità dell’estrema destra di proporsi con successo come alternativa all’establishment neoliberista, rappresenta comunque un elemento positivo di argine rispetto alla possibilità, tutt’altro che remota,  che la frammentazione e la dispersione delle forze della sinistra radicale si traducano in ulteriori arretramenti che rischierebbero di azzerare sine die la possibilità di costruzione di una proposta di alternativa ecosocialista al progetto regressivo di società delle destre e a quello dei sostenitori del progetto neoliberale.

Le forze che si stanno riorganizzando in Potere al Popolo sono le principali responsabili del fallimento del tentativo di fare di quell’esperienza un laboratorio per la costruzione di una sinistra radicale ampia e plurale, hanno avuto una posizione astensionista alle elezioni Europee e sembrano orientate a contrapporsi all’esperienza di La Sinistra e a proporsi come soggetto politico autonomo per le prossime elezioni politiche.

Si tratta di una scelta che rende più difficile la ricostruzione di un fronte unitario. Mentre questo soggetto aggrega limitate ma significative risorse militanti, il settarismo, la concezione verticistica e plebiscitaria dell’organizzazione e il rifiuto dell’interlocuzione con le altre forze della sinistra radicale, considerate in un’ottica di annessione, rendono non praticabili convergenze con questa organizzazione ed è improbabile che essa possa giocare un ruolo positivo nel processo di ricomposizione di una sinistra di classe ampia e plurale.

Un altro elemento che deve essere segnalato è relativo all’emergere di una nuova organizzazione comunista guidata da Marco Rizzo che ha presentato una “Lista Comunista” e ottenuto il risultato dello 0,88%, che dimostra come questa forza, pesantemente segnata da una ideologia neo-stalinista e campista, sia stata in grado di radicarsi in settori studenteschi, in particolare quelli delle scuole superiori, e di rafforzare la propria organizzazione.

Per quanto riguarda le altre organizzazioni della sinistra anticapitalista, Communia non ha dato indicazione di voto, il PCL oltre a non partecipare alla campagna elettorale, ha dato indicazione di voto per entrambe le liste di sinistra “La Sinistra” e la “Lista Comunista di Rizzo”. E anche Sinistra Classe e Rivoluzione non ha partecipato o sostenuto nessuna delle liste elettorali. Si conferma non solo la diversificazione degli orientamenti politici tra le diverse organizzazioni della sinistra anticapitalista, cosi come è accaduto alle elezioni politiche del 2018, ma anche la profonda crisi di prospettiva di queste organizzazioni, con il rischio di un loro ripiegamento su posizioni settarie e verso l’irrilevanza politica.

Alla luce dei risultati elettorali si è aperto tra i soggetti che hanno direttamente o indirettamente appoggiato La Sinistra una riflessione sulle ragioni del suo insuccesso e una discussione sia sulla prospettiva politica sia sulle scelte politico/organizzative.

L’assemblea nazionale di Sinistra Italiana del 6 luglio scorso ha avviato un percorso congressuale che terminerà a fine settembre/ottobre. La direzione del PRC appare impegnata a proseguire nella prosecuzione del percorso unitario avviato con la lista La Sinistra e prepara un’assemblea nazionale da tenersi entro settembre. Il PRC sembra orientato a proporre una forma organizzativa che allude sia alla presenza di organizzazioni politiche autonome sia a quella di singoli militanti ed attivisti. Oltre all’aggregazione dell’Altra Europa e alla presa di posizione del Partito Comunista Italiano.

Di fronte alle scelte di Potere al popolo di scegliere la costruzione indipendente, autocentrata ed escludente e considerando impraticabile un’ipotesi di convergenza con il partito di Rizzo, riteniamo che la nostra organizzazione debba partecipare a pieno titolo alla discussione politica ed organizzativa dell’area che fa capo a La Sinistra, proponendo il ricco bagaglio sia teorico sia militante accumulato nelle lotte sindacali, ambientali e del movimento delle donne in cui siamo presenti e partecipare pienamente e convintamente al processo di ricomposizione di una sinistra alternativa e di classe. Deve essere chiaro che rinunciare a questa prospettiva di ricomposizione ci condannerebbe ad una posizione di marginalità fortemente minoritaria, che già Communia, il PCL e Sinistra classe e rivoluzione stanno vivendo.

Dobbiamo contribuire a fare in modo che questo percorso sia partecipato, inclusivo, democratico e pluralista.

Dobbiamo porre al centro il tema della ripresa delle lotte e delle mobilitazioni sociali per ricostruire un nuovo e grande movimento di massa. Inoltre sul terreno sindacale è necessario sollecitare una chiarificazione politica e strategica tra chi è collocato internamente alla maggioranza della Cgil e chi pensa come noi alla ricostruzione di una unità d’azione tra l’opposizione in Cgil e il sindacalismo di Base. Questo senza escludere che nelle grandi mobilitazioni che la Cgil e gli altri sindacati confederali terranno in autunno si converga per costruire un ampio fronte di opposizione contro il governo.

Nel quadro di questo processo di ricomposizione dobbiamo avanzare la nostra proposta di una prospettiva di trasformazione ecosocialista, quale progetto in grado di contrapporsi all’approfondirsi della crisi economica, ambientale, sociale e morale del tardo capitalismo. Questo processo di confronto è anche indispensabile per noi per approfondire, nel vivo dell’agire politico, le numerose questioni, teoriche, strategiche e tattiche che si pongono per la realizzazione di una trasformazione ecosocialista. Ci sembra che in questa fase, per le ragioni prima evidenziate, questa proposta possa trovare un suo ambito naturale nell’area che si è aggregata intorno alla lista La Sinistra, pur coscienti delle difficoltà che si porranno nell’interlocuzione con i soggetti, in primo luogo PRC e Sinistra italiana, che compongono questo aggregato.

PRIMI FIRMATARI-

Simeone Nando- Perilli Antonio Cilloco Rodolfo- De Angelis Leonardo- Lollobrigida Danilo- Rosato Gianpaolo -Filippini Corrado – Nicola Balestri