Crisi di governo. Si apre uno spazio politico a sinistra?

di Antonello Zecca

I media hanno trovato qualcosa con cui riempire questi giorni di agosto: la telenovela di casa Conte (si fa per dire)

È tutto un susseguirsi di colpi e controcolpi di scena, della serie “ma ‘sto governo cade o non cade”?

I giochi di palazzo e il dominus della politica italiana

I giochetti politicisti di palazzo intorbidiscono le acque ma c’è un filo conduttore. A prescindere dal giudizio che si dà del M5S (e il mio è da sempre durissimo e senza appello), c’è da dire che raramente si era vista una tale incapacità politica. Il partito di maggioranza relativa ha fatto assurgere la Lega e Salvini a padroni della politica italiana, in grado di dettare non solo l’agenda di governo, ma addirittura i tempi della crisi. Basti pensare che lunedì Salvini ha avuto il sostegno del M5S nel passaggio dell’infame decreto sicurezza-bis, e il martedì il sostegno del PD per il passaggio della mozione SI’ TAV. L’impresa politica di un partito di minoranza relativa nell’esecutivo, figlia della debolezza, dell’insipienza, dell’incapacità dei suoi avversari politici.

Salvini è già in campagna elettorale, e sta curando tutte le mosse affinché si arrivi a una crisi conclamata nella posizione migliore possibile, ed è per questo che sta saggiando con sempre maggior forza la capacità di tenuta di Conte e di Di Maio di fronte ad attacchi sempre più aggressivi e intensi. A questo servono le sue minacce.

Dopo aver cannibalizzato il grosso dell’elettorato del centrodestra, insieme a FdI, e prosciugato parte dell’elettorato M5S (con il concorso attivo di Di Maio &. Co.), Salvini e la Lega si apprestano allo scontro con il PD e il “nuovo centrosinistra”, ammesso che questo vedrà mai la luce.

La regione per cui il PD ha dato manforte alle mozioni pro-TAV ha certo a che vedere con le sue posizioni ideologiche, ma soprattutto con il fatto che al momento non è attrezzato a sfidare il caterpillar Salvini (al netto dell’astensione, che prevedibilmente sarà alta alle prossime elezioni): diviso e lacerato al suo interno, la fragile tregua tra renziani e zingarettiani potrebbe sgretolarsi rapidamente. Per non parlare di una FI ormai agonizzante.

Nonostante il clima incandescente, sono ancora convinto che non si voterà a settembre o in autunno.

In primis perché c’è lo scoglio della Legge di Bilancio da approvare, e neanche Salvini può permettersi di affrontare questa scadenza senza un governo in qualche modo emerso dalle urne.

In secundis, perché Mattarella farà tutto ciò che è in suo potere, e anche oltre, per impedirlo, considerando le pesanti turbolenze finanziarie in caso di crisi di governo prima di questo passaggio, senza contare la recessione incipiente (vi dice nulla il forte rallentamento della locomotiva tedesca?)

In ogni caso, l’apertura della campagna elettorale virtuale servirà anche nella discussione sulla Legge di Bilancio, che sarà un Vietnam e, presumibilmente, l’ultimo atto di questo governo, in cui ognuno proverà a ottenere il massimo dei risultati possibili nel quadro dato, da potersi poi spendere nella campagna elettorale vera e propria nei confronti dei propri referenti sociali.

Di tutto quello che non riusciranno a ottenere, addosseranno la colpa al vecchio partner di governo, chiedendo maggior forza per poi approvarlo nella legislatura successiva.

È chiaro che la Lega è in pole position al riguardo.

Niente è perduto. L’apertura di uno spazio politico e la necessaria risposta unitaria delle organizzazioni di classe

Tempi duri. Ma anche tempi in cui si apriranno spazi politici che non sarà impossibile riempire con una proposta radicalmente alternativa che combini un programma di emergenza sui bisogni fondamentali insoddisfatti a livello di massa, radicamento sociale, e l’uso intelligente di un messaggio politico che includa una pratica discorsiva egemonica, e non soltanto oppositiva.

Per farlo occorrerà la più ampia unità delle organizzazioni, dei collettivi, delle associazioni che si pongono su un terreno di classe, per costruire mobilitazioni e attività territoriale su pochi obiettivi chiari e strategicamente rilevanti.

Perché non immaginare un’assemblea nazionale in autunno per mettere a punto, TUTTI insieme, questa agenda?