Francia, Onu sollecita inchiesta su violenze di polizia contro gilet gialli

Il “grand bla-bla” promosso da Macron non ha spento l’incendio. I numeri della repressione. Le prossime tappe dei gilet gialli

di Checchino Antonini

Un “gilet giallo” in sedia a rotelle colpito al volto dai gas lacrimogeni della polizia e una donna colpita da un agente Crs: dopo il tam tam di indignazione sui social network, la procura di Tolosa, nel sud della Francia, ha annunciato l’apertura di due inchieste su questi due nuovi casi di violenze da parte delle forze dell’ordine. La procura dice di «capire il carattere possibilmente scioccante» di questi due episodi, aggiungendo una formula ben nota anche in Italia, che vanno analizzati nel loro contesto. Ha inoltre precisato, per quanto riguarda l’aggressione dell’uomo in sedia a rotelle, Pascal Boure, 55 anni – il video dell’episodio sta impazzando sui social network – un «lavoro di identificazione» per risalire all’agente che lo avrebbe colpito con il gas lacrimogeno. Secondo un’inchiesta David Dufresne, “Hello place Beauvau?”, ci sono stati in totale 202 feriti alla testa, 21 feriti gravemente agli occhi e 5 mani mozzate di cui sono responsabili le “forze dell’ordine”.

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Di fronte a tutto ciò, il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, si dice «stupito» per la richiesta dell’Onu di avviare un’inchiesta sull’«uso eccessivo della forza» da parte della polizia francese durante le manifestazioni di gilet gialli. «Voglio dire qui che bisogna comunque stupirsi di ritrovare» la Francia «citata in una lista tra il Venezuela e Haiti, dove ci sono stati dei morti», ha dichiarato Griveaux, rispondendo a una domanda dei cronisti sulle recenti dichiarazioni fatte a Ginevra dall’alta commissaria Onu ai Diritti Umani Michel Bachelet. La responsabile Onu ha chiesto un’«inchiesta approfondita» sulle violenze della polizia dall’inizio della mobilitazione delle casacche gialle a metà novembre. Griveaux è intervenuto al termine del consiglio dei ministri a Parigi ed è tornata a ha sollecitarla oggi in un vasto intervento al Consiglio Onu dei diritti umani, riunito a Ginevra, Michelle Bachelet ha citato anche il caso della Francia tra le situazioni nel mondo in cui le disuguaglianze conducono individui a sentirsi esclusi dai benefici dello sviluppo. «In Francia – ha detto l’Alto commissario – i gilet gialli hanno protestato contro ciò che considerano un’esclusione dai diritti economici e la partecipazione agli affari pubblici. Incoraggiamo il governo a proseguire il dialogo – incluso il dialogo nazionale in corso – e sollecitiamo un’indagine approfondita su tutti i casi segnalati di uso eccessivo della forza», ha aggiunto.

Sabato scorso è stato il sedicesimo appuntamento del movimento di protesta con una flessione fisiologica della partecipazione, in 4mila sugli Champs-Elysees e 40mila in tutto il Paese, secondo i dati della polizia che anche a queste latitudini è solita taroccarli. Si attende la data «decisiva» del 16 marzo, La France entière à Paris, per un maxicorteo a Parigi. Quel giorno sarà anche la volta della marcia per la giustizia climatica e di quella per la solidarietà antirazzista e contro la repressione.

Infine, martedì 19 marzo, sarà un’altra giornata di sciopero e di eventi intercategoriali indetti dai sindacati CGT, FO, Solidaires, UNEF e UNL. Un giorno importante, al di là dei piccoli calcoli di qualche leadership sindacale, perché diversi settori intendono cogliere l’occasione per costruire la convergenza di gilet gialli e gilet rossi. Restano da costruire i ponti necessari per combinare emergenze sociali, ecologiche e democratiche. Grèves, blocages, Macron dégage! «La primavera sociale deve ancora essere costruita, ma il nostro campo non ha detto la sua ultima parola», scrive Manu Bichindaritz in fondo all’editoriale dell’Npa.

Il corrispondente dell’Ansa per l’ennesima settimana di fila minimizza e profetizza: Emmanuel Macron può respirare. Ma in un sondaggio Viavoice (pubblicato lunedì), due intervistati su tre ritengono che Macron «non sembra ancora comprendere la gravità della crisi politica e sociale». “Le jaune est toujours l’air du temps”, il giallo è ancora di moda, si legge sul sito dell’Npa, il Noveau parti anticapitaliste. E’ la prova che il “grand bla-bla“, ossia il grand debat, è fallito, nonostante l’onnipresente messa in scena televisiva di Macron, non ha permesso al governo di estinguere l’incendio. Le imboscate fisiche dei gruppi di destra per tentare di impedire l’agibilità a manifestanti di sinistra, o ideologiche per tentare di dirottare sulla “Frexit” le aspirazioni a uguaglianza e giustizia sociale, fanno intravedere problemi di strutturazione del movimento e la difficoltà di dotarsi di strumenti di autentica democrazia anche se in alcuni territori si sta tentando di coordinarsi come nella regione del Grand-Est o per la scadenza della seconda “assemblea delle assemblee” in programma a St.Nazaire il 5-6 aprile.