QUALE PARTITO PER IL NUOVO MOVIMENTO SOCIALISTA?

Pubblichiamo questo intervento, perché ci sembra che affronti in modo non banale una questione dirimente per tutte e tutti coloro che agiscono per cambiare radicalmente la società in direzione dell’emancipazione delle classi lavoratrici e di tutti i soggetti oppressi.

La questione dell’organizzazione politica, del partito, è stata storicamente un nodo centrale nella riflessione e nell’azione dei rivoluzionari e delle rivoluzionarie, e la necessità di dibattere approfonditamente questo aspetto così importante dal punto di vista strategico sta riemergendo in diversi paesi e anche in diversi continenti, soprattutto nei paesi in cui l’avanzamento della lotta di classe e la radicalizzazione e la polarizzazione sociale, pongono all’ordine del giorno temi che escono dal dibattito puramente storico o accademico ed entrano nella carne viva della militanza quotidiana.

Non è un caso che sia proprio negli Stati Uniti, paese in cui l’elezione di Trump ha accelerato una presa di coscienza da parte di strati sempre più larghi della società e in cui la lotta di classe sembra avere un risveglio che investe importanti settori di massa, temi di importanza politica e strategica come questo cominciano ad affacciarsi nuovamente sulla scena.

È evidente che ciò risponda a un bisogno che nasce in stretta relazione con gli eventi politici e sociali e, soprattutto, con le necessità della lotta, e risponde alla domanda: come facciamo per arrivare da qui a lì? Con quali strumenti?

Lo pubblichiamo anche perché è espressione di un dibattito condotto non senza punte polemiche, ma in una generale atmosfera di rispetto e reciproco riconoscimento, nel quadro della comune azione politica e sociale nelle mobilitazioni e nelle lotte. Molto lontano, dunque, dallo stile di relazione improntato all’asprezza, all’astio e alla mancanza di riconoscimento e di rispetto dell’interlocutore che, ahinoi, ancora caratterizza la sinistra di classe in un paese come l’Italia.

Siamo fiduciosi che, anche da noi, questo breve testo possa destare interesse e spingere ad approfondire dibattiti teorici e strategici sempre più importanti e decisivi.



28 settembre 2018

di Todd Chretien*

I recenti successi elettorali di Alexandra Ocasio-Cortez e Julia Salazar, attiviste dei Democratic Socialists of America (DSA) stanno portando alla ribalta dibattiti importanti all’interno del nuovo movimento socialista.

Da un lato, l’aperto sostegno da parte della Ocasio-Cortez alla strategia di Bernie Sanders di lottare all’interno del Partito Democratico per influenzarne le politiche, e la conseguente rinuncia a chiare politiche antimperialiste, ha condotto socialisti rivoluzionari come l’International Socialist Organization a criticare le sue posizioni al riguardo, una critica condivisa da non pochi attivisti del DSA.

Dall’altro lato, la Salazar ha parlato chiaramente ed energicamente della necessità di dare potere ai lavoratori e di lottare per il socialismo. Al tempo stesso, la Salazar e i suoi sostenitori più attivi – ad esempio i direttori della neonata rivista Socialist Call, rifiutano esplicitamente quelle da essi definite strategie “insurrezionali”. Il Call cita il lavoro di Vivek Chibber, autore di sinistra e collaboratore della rivista teorica Catalyst, che va anche oltre, abbandonando non solo l’ “insurrezione”, ma addirittura una “rottura” con il capitalismo e lo Stato delle classi dominanti. Come ha spiegato su Jacobin, “la nostra prospettiva strategica deve mettere da parte la centralità della rottura rivoluzionaria e concentrarsi su un approccio più gradualista. Per tutto un periodo futuro, la strategia della sinistra deve concentrarsi sulla costruzione di movimenti che facciano pressione sullo Stato, strappare potere al suo interno, cambiare la struttura istituzionale del capitalismo ed erodere il potere strutturale del Capitale”.

Come si vede, sta ritornando il vecchio dibattito riforma e rivoluzione. Dibattiti come questo non riguardano semplicemente ciò che dovremmo fare da qui a dieci o vent’anni. Hanno un impatto immediato sul modo in cui le differenti correnti socialiste concepiscono l’organizzazione politica.

Ad esempio, se da una parte la Salazar e Socialist Call si impegnano onestamente e attivamente a sfidare il potere dell’establishment del Partito Democratico preparando, al tempo stesso, il terreno per un nuovo partito socialista, hanno adottato un modello organizzativo che, a mio modo di vedere, mette in pericolo proprio questi obiettivi. Questo modello organizzativo ruota attorno all’impegno tattico nel Partito Democratico e una messa a fuoco eccessiva sulle campagne elettorali.

Al contrario, io credo che il nuovo movimento socialista debba considerare una diversa concezione dell’organizzazione partitica, storicamente definita “partito d’avanguardia”, offrendo al tempo stesso un quadro in cui sia possibile condurre questo dibattito all’ interno di lotte comuni, ma anche dentro partiti larghi di sinistra in cui si abbia una comune militanza.

Cos’è un partito d’avanguardia?

Un partito di avanguardia non ha nulla a che vedere con il modo in cui è comunemente percepito: una minoranza che agisce per conto della maggioranza.
È invece esattamente ciò che l’espressione implica: un part-ito della classe lavoratrice che mette insieme i migliori combattenti convinti della necessità di distruggere l’imperialismo, il sessismo, il razzismo e tutte le forme di oppressione, e di puntare al socialismo.
Le dimensioni e la portata di questo partito contano. Ci deve essere un vibrante strato sociale di lavoratori che agiscono autenticamente su base quotidiana come dirigenti della lotta di classe in tutti i suoi aspetti. Storicamente parlando, ciò si è creato solo nei momenti più alti di persistenti lotte sociali radicali e di classe. Lo strato di avanguardia non si sviluppa a partire da un partito. Piuttosto, la creazione di questo partito è possibile storicamente solo quando l’avanguardia sia sorta da una lotta di massa. Ma se il partito è impossibile senza l’avanguardia, allora il potere capitalista distruggerà o dissolverà lo strato sociale di avanguardia se questi non riesce a formare un partito forte, o partiti forti.

Alla peggio, un partito di avanguardia in un paese esteso come gli Stati Uniti deve contare decine di migliaia di militanti rivoluzionari attivi, e per contendere il potere, questi numeri devono crescere di dieci volte tanto, o più. I Bolscevichi in Russia furono il più riuscito esempio di partito d’avanguardia nella storia, con una crescita da 25.000 militanti a oltre 350.000 nel corso dell’anno rivoluzionario del 1917.

negli Stati Uniti, il Partito Socialista arrivò a 100.000 iscritti, mentre gli Industrial Workers of the World furono in grado di organizzare scioperi di massa nel periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale. Il Partito Comunista raggiunse 85.000 membri al picco della Grande Depressione.

Un nuovo strato di avanguardia emerse durante gli anni Sessanta e Settanta, creando le proprie organizzazioni rivoluzionarie nel fuoco dei movimenti del Black Power, delle donne, contro la guerra e LGBTQ, e di una potente ondata di scioperi di massa. Ma la repressione e le discordie politiche impedirono che questi elementi si fondessero in un partito di avanguardia unito. Da allora, la classe dominante sconfisse l’avanguardia sociale dei Sessanta e dei Settanta attraverso l’epurazione nei sindacati, l’incarcerazione di massa e l’atomizzazione neoliberista. Oggi è sempre più chiaro che la tendenza si sta invertendo. Per quanto ciò sia incoraggiante, il nostro movimento deve ancora imparare a vincere.

Il prezzo salato della sconfitta

I Bolsevichi provarono nella pratica che l’avanguardia della classe lavoratrice può formare il suo partito politico e sconfiggere la classe capitalista. Se è accaduto una volta, può accadere ancora. Certo, molte persone nel nuovo movimento socialista sono scettiche riguardo alla rilevanza del 1917 nel 21° secolo, ma questo non è semplicemente un dibattito accademico. Ci riguarda da vicino, perché se il 1917 ha dimostrato l’efficacia della potente combinazione tra l’auto-emancipazione della classe lavoratrice e un partito d’avanguardia alla direzione di una rivoluzione vittoriosa, ci sono stati molti più esempi di rivoluzioni sconfitte. Sfortunatamente, se fai mezza rivoluzione, non ottieni il 50% di ciò che volevi ottenere, ma solo la reazione. L’esempio classico di questa dinamica cominciò negli anni successivi alla Rivoluzione Russa, quando una sollevazione della classe operaia tedesca finì per essere sconfitta. La classe dominante tedesca uccise decine di migliaia di lavoratori socialisti, compresi i sui dirigenti più importanti, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, nel 1919.

Per i successivi quindici anni, i socialisti rivoluzionari dovettero fronteggiare la crescita del movimento fascista – fino a che l’esito della lotta fu infine deciso a favore dei nazisti, con l’ascesa al potere di Hitler nel 1933.

Questo schema feroce si è ripetuto nel 1973, nella lotta tra il Presidente socialista eletto, Salvador Allende, e il dittatore che lo rovesciò, il Generale Augusto Pinochet. La borghesia cilena non si rivolse alla CIA e ai militari per massacrare i suoi nemici della classe operaia perché si sentiva forte. Lo fece perché aveva paura.  Se il nostro movimento è pronto a combattere, deve essere anche pronto a vincere.

Insieme a questi sanguinosi esempi, la reazione può talvolta prendere la forma di un movimento riformatore che riesca ad avere parziale successo e ad andare al potere, finendo poi per adattarsi al sistema e a servirlo.

La lotta decennale contro l’apartheid in Sud Africa rappresentò una rivoluzione politica, se mai ce ne sia stata una, eppure il capitalismo è sopravvissuto. Venticinque anni dopo, mentre una piccola élite nera, compresi dirigenti del movimento contro l’apartheid, ha arricchito sé stessa, povertà, disoccupazione, stare senza casa e una devastante epidemia di AIDS perseguitano la grande maggioranza dei lavoratori neri del paese.

In Brasile, scioperi di massa e un movimento sindacale radicale cacciarono il governo militare alla metà degli anni Ottanta. Il Partito dei Lavoratori diresse scioperi e lotte, accumulando vittorie elettorali nel corso delle successive tre decadi, prima che i suoi candidati alle presidenziali, Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff vincessero quattro elezioni nazionali tra il 2002 e il 2014.

Durante la permanenza al potere, il partito ha approvato riforme contro la povertà, ma questo è avvenuto al prezzo della burocratizzazione, dell’espulsione dei socialisti rivoluzionari dalle sue fila e di una inquietante corruzione. Quando la potente borghesia brasiliana ha concluso una procedura di impeachment contro la presidente Rousseff nel 2016, in un colpo di stato parlamentare, il partito è stato incapace di difendersi e, oggi, Lula è in prigione.

In Grecia, la Coalizione della Sinistra Radicale (Syriza) cavalcò un’ondata di scioperi generali fino al giungere al potere nei primi mesi del 2015. L’estate dello stesso anno, la maggioranza dei greci votò NO al ricatto dell’Unione Europea e affinché il governo di Syriza respingesse le terribili misure di austerità.

Tuttavia, il primo ministro Tsipras ignorò il voto e firmò il cosiddetto “Memorandum” che ha proseguito con tagli drastici alla spesa sociale e con privatizzazioni di massa. La lezione qui è che successi a breve termine delle forze riformiste possono ingabbiare il movimento in compromessi con il sistema che, presto o tardi, finiranno per limitare, o addirittura rovesciare e spingere all’indietro possibili ulteriori acquisizioni.

Accumulare forze rivoluzionarie

Oggi, gli elementi di un nuovo strato sociale di avanguardia sono nella prima fase di sviluppo. Ciò mette i rivoluzionari di fronte al dilemma di come organizzarsi in condizioni che non sono ancora mature per un partito di massa. Cinquant’anni fa, di fronte a problemi simili, il socialista rivoluzionario Peter Camejo affermò che dobbiamo confrontarci costantemente con i pericoli gemelli di opportunismo e settarismo.

Ciò comprende una tensione tra omogeneità politica e dimensione, in altre parole, e parlando in via generale, più grande è una forza rivoluzionaria, maggiore sarà la gamma di opinioni che saranno presenti in esso. Cinquanta persone molto brillanti possono ottenere questo o quel risultato se sono assolutamente uniti, mentre 50.000 persone potrebbero non esserne in grado, se sono in disaccordo su tutto. Le modalità in cui i socialisti equilibrano dimensioni e forza sociale con una chiarezza di visione, capacità tattica e unità teorica può essere trovata solo nella pratica. Un modo di approcciare a questo problema è studiare gli esempi internazionali.

In Grecia, la Sinistra Operaia Internazionalista (DEA) ha partecipato in Syriza, ma ha sempre insistito nel mantenere la propria organizzazione come fattore indipendente, rifiutando di liquidarsi in Syriza in quanto individui. Anche quando Tsipras ha provato a forzarne la dissoluzione, impedire che continuassero la pubblicazione del loro giornale e smettere di parlare pubblicamente in quanto membri di DEA, quest’ultima ha rifiutato.

Ciò ha significato che quando Tsipras non ha rispettato il NO al referendum, firmando il Memorandum dell’austerità, DEA e altri compagni della sinistra sono riusciti a mantenere la possibilità di agire in modo coordinato, denunciando le azioni di Tsipras e preparandosi per il successivo ciclo di lotte, sebbene, occorre riconoscerlo, il tradimento della direzione di Syriza sia stato un colpo molto pesante.

L’organizzazione socialista rivoluzionaria brasiliana Resistência ha seguito una tattica analoga. Alla luce della burocratizzazione del PT e l’adozione di un quadro generale neolinerista, il Partito del Socialismo e della Libertà (PSOL) ha presentato il suo candidato sia contro la destra che contro il successore designato di Lula. Il PSOL contiene sia elementi che condividono una visione politica complessiva simile a quella di Tsipras in Grecia, ma anche significative correnti socialiste rivoluzionarie. I compagni di Resistência puntano a raggruppare queste forze rivoluzionarie, e al tempo stesso costuire il PSOL più largamente, con un’attenzione particolare a evitarne la burocratizzazione, che è stata infine fatale per il PT.

In Spagna, il gruppo di Anticapitalistas lavora nel più largo partito di Podemos. Sebbene Podemos rappresenti una reale e concreta sfida al sistema bipartititico spagnolo, quando il movimento per l’autodeterminazione esplose in Catalogna lo scorso anno, il leader di Podemos Pablo Iglesias si rifiutò di sostenere una concreta dichiarazione di indipendenza. D’altro canto, Anticapitalistas sostenne fortemente il movimento e sono ora in conflitto con Igleasias per evitare che Podemos sia trascinata ancora più a destra. Allo stesso modo di DEA e di Resistência, Anticapitalistas ha la sua integrità organizzativa e, quindi, ha accumulato la forza sia di lavorare internamente che di lanciare nuove iniziative.

In ciascuno di questi esempi, la precondizione affinché i socialisti rivoluzionari resistessero alla pressione di farsi da parte (ammettendo quindi di non essere all’altezza della situazione) o dissolversi nel movimento più largo (ammettendo quindi di non avere fiducia nelle proprie convinzioni) è stata una vibrante cultura di dibattito politico e di volontà di unirsi attorno a iniziative audaci.

Le direzioni di organizzazioni come queste devono provenire dai membri più di lungo corso, così come da quelli più recenti, e non possono mai cullarsi nei risultati passati. Piuttosto, devono formarsi sulla base delle strategie più efficaci e di iniziative concrete che, come qualcuno disse una volta, devono rispondere alla scottante questione del “Che fare”.

Qui negli Stati Uniti, Trump ha accelerato un soggiacente senso di crisi e di radicalizzazione nella società. Un numero sempre maggiore di candidati socialisti competono nelle elezioni, mentre gli scioperi dei docenti e, più recentemente, quello dei lavoratori degli hotel dimostrano il potere dei picchetti.

Il grido di rabbia contro Brett Kanavaugh sta facendo divampare la coscienza femminista. Aggiungiamo a questo Black Lives Matter, Abolish ICE e la lotta contro i cambiamenti climatici, e avremo la ricetta per una sollevazione sociale.

Occorre tenere a mente che tutto ciò accade in un momento di boom economico che appare sempre più come una recessione alle masse di lavoratori. La prossima recessione inietterà un rinnovato senso di urgenza e rabbia in questa miscela già esplosiva.

All’indomani dell’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, Frederic Jameson scrisse che è più facile per le persone immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Dopo decenni di sconfitte, è qualche volta più facile per i socialisti rivoluzionari immaginare una lontana sollevazione operaia che la possibilità di costruire un partito rivoluzionario nei prossimi anni.

Tuttavia, questo è precisamente l’obiettivo al quale puntare. O troviamo il modo di convincere settori ampi del nuovo movimento socialista a unirsi nella lotta comune per la costruzione di un part-ito della classe lavoratrice che abbia come obiettivo il rovesciamento del sistema, o i capitalisti, ancora una volta impauriti dalla nostra parziale ascesa, cercheranno la loro vendetta.

*Todd Chretien è militante dell’ International Socialist Organization (ISO), organizzazione anticapitalista e rivoluzionaria negli Stati Uniti. L’articolo è tratto dall’intervento tenuto in uno dei seminari di Socialism 2018, tradizionale appuntamento di approfondimento, confronto e discussione plurale della sinistra statunitense, organizzato dall’ISO, al quale Sinistra Anticapitalista ha partecipato nel 2017