PAKISTAN – Ali Wazeer: un marxista in un parlamento dominato da signori feudali e capitalisti

di Farooq Tariq

trad. di Antonello Zecca

Ali Wazeer, membro del Comitato Centrale del gruppo The Struggle (La Lotta), ha conquistato un seggio al parlamento nazionale del Pakistan con 23.530 voti contro i 7.515 ottenuti dal suo diretto rivale dell’alleanza religiosa MMA, con un vantaggio di ben 16.015 preferenze. Ali Wazeer è stato uno dei principali dirigenti del Movimento Pashtun Tahafaz (MPT) e, nel corso dell’ultimo anno, ha contribuito a organizzare manifestazioni di massa nelle principali città del paese per esigere un equo risarcimento a favore delle vittime della “guerra al terrore” e la liberazione di tutte le persone “scomparse” o il loro diritto a essere giudicati in un tribunale in caso di colpevolezza. Altri due dirigenti dell’MPT si sono presentati alle elezioni nazionali e uno di loro, Moshin Dawer, ha ottenuto un seggio dopo una serrata competizione. Moshin Javed Dawer ha raccolto 16.526 voti contro i 10.422 di Aurangzeb del Imran Khan PTI. Il candidato del MMA, Mufti Misbahudin, ha tallonato Dawer con 15.363 voti. Questi due dirigenti del MPT si sono presentati nel Waziristan del Sud, un territorio dominato dai fanatici religiosi. Tuttavia, un forte movimento per i diritti civili è riuscito a spezzare l’influenza dei fanatici e i Pashtun hanno votato i dirigenti del loro movimento di massa nonostante le minacce ricevute. La presenza di due dei principali dirigenti dell’MPT in Parlamento ha dato una speranza a molti in Pakistan della possibilità che ci siano almeno alcune voci in favore dei settori popolari in un Parlamento dominato da signori feudali, capitalisti corrotti e lacché dell’establishment giudiziario o militare.

Chi è Ali Wazeer

Ali Wazeer è una persona molto speciale. La sua personale ordalia illustra al meglio la provenienza delle sue rivendicazioni. Ali Wazeer era studente di giurisprudenza agli inizi del secolo; a quel tempo, la sua città natale, Wana, quartier generale dell’organizzazione tribale del Waziristan del Sud, divenne l’epicentro del terrorismo globale, quando alcuni gruppi affiliati ai Talebani trovarono rifugio nelle comunità locali. Non c’è alcun dubbio che i terroristi godessero dell’appoggio di facilitatori locali, ma in ultima analisi fu lo Stato a non impedire che utilizzassero quel territorio. Quando il padre di Ali, capo della tribù Ahmazdai Wazir, e altri leader locali cominciarono a protestare per la loro presenza, gli ufficiali governativi li ignorarono e li zittirono. Al contrario, Islamabad continuò per anni a negare la presenza di militanti Afgani, Arabi o centroasiatici. Nel 2003, questi militanti riuscirono a  stabilire una roccaforte nelle organizzazioni tribali del Nord e Sud Waziristan, provando anche a costruire un emirato in loco. Farooq Wazir, uno dei fratelli maggiori di Ali Wazeer, attivista politico locale e giovane dirigente [del movimento Pasthun n.d.t.], fu la prima vittima di una lunga campagna in cui migliaia di politici, attivisti, religiosi e leader tribali Pashtun furono uccisi nella quasi totale impunità dei perpetratori. Il loro unico crimine era stato mettere in discussione o opporsi alla presenza di pericolosi terroristi nella loro regione natia.

Nel 2005, Ali Wazeer si trovava in prigione quando suo padre, i suoi fratelli, i suoi cugini e uno zio furono uccisi in un’imboscata. Ali era stato imprigionato a causa di una legge draconiana risalente al periodo coloniale, la Frontier Crimes Regulations (FCR), secondo cui un’intera tribù o regione è ritenuta responsabile del crimine di un individuo [appartenente alla tribù n.d.t.] o di qualsiasi crimine commesso nel territorio interessato. Ali Wazeer non aveva commesso alcun crimine, non ebbe mai un giusto processo e non fu mai neanche giudicato. In compenso, non gli fu neanche permesso di partecipare al funerale dei suoi familiari. Gli anni successivi videro l’assassinio di altri cinque membri della sua famiglia allargata. Le autorità non intervennero né, tantomeno, individuarono alcun responsabile per questo crimine. Ali Wazeer e la sua famiglia finirono economicamente in rovina dopo l’omicidio del padre e dei fratelli. Il governo non impedì che i militanti [delle organizzazioni terroristiche n.d.t.] distruggessero la pompa di benzina gestita dalla famiglia, usando poi i mattoni per costruire bagni, con la motivazione che, essendo una famiglia di munafiqin (ipocriti), neanche il materiale proveniente da quell’attività sarebbe stato appropriato per costruire edifici più degni. Inoltre, la famiglia di Ali possedeva pescheti e meleti a Wana, che furono spruzzati con agenti chimici velenosi, e i pozzi riempiti di materiale di risulta, così da forzarla a soggiacere alle forze dell’oscurità.

Nel 2016, il piccolo esercizio commerciale gestito dalla sua famiglia a Wana fu fatto saltare con la dinamite, dopo che un ufficiale dell’esercito era rimasto ucciso non intenzionalmente nell’esplosione di una bomba nelle vicinanze. Ciò permise al governo di distruggere le fonti di sostentamento della famiglia di Ali ai sensi della FCR. Dopo la demolizione, il governo impedì alla comunità locale, in gran parte formata da membri della tribù Ahmadzai Wazir, di raccogliere aiuti di solidarietà per sostentarsi. Fu detto che ciò avrebbe segnato un precedente inaccettabile perché il governo non può permettere a nessuno di aiutare coloro che punisce. In definitiva, sedici membri della sua famiglia, compresi il padre e due fratelli, sono stati uccisi dai Talebani nel corso di questi anni.

Ali è stato impegnato recentemente in un giro in tutto il paese e nell’organizzazione di manifestazioni di massa a Lahore, Karachi, Peshawar e Swat.

A Lahore, il Fronte delle Sinistre aveva organizzato un incontro pubblico, formalmente vietato dalle autorità. Non era stata permessa la campagna, né consentito l’attacchinaggio di manifesti in città. Ali Wazeer e altri sette compagni erano stati arrestati la notte precedente l’incontro, poi rilasciati in tempo grazie a un’immediata risposta di massa. Circa diecimila persone hanno infine partecipato all’evento. Lo scorso aprile, dozzine di sostenitori dell’MPT sono stati feriti e dieci uccisi in occasione di un attacco ad Ali Wazir ad opera di “militanti progovernativi”, anche noti come Peace Committee. Tuttavia, i simpatizzanti dell’MPT accorsi a salutare Ali hanno reagito, provocando la fuga dei militanti, che però hanno fatto in tempo a ferire, tra gli altri, il cugino di Ali e un giornalista della Voice of America. In un’intervista rilasciata nello stesso mese, Ali Wazeer ha dichiarato: “Gli scorsi mesi hanno cambiato completamente la mia vita. Nonostante tutta l’agonia che ho sopportato,  le minacce, i sospetti e le accuse che ho affrontato, l’amore, il sostegno e il rispetto che ho ricevuto sono stati travolgenti. Sin da quando, a febbraio, abbiamo cominciato le nostre proteste per richiamare l’attenzione sulle sofferenze dell’etnia Pashtun, tra le vittime più martoriate del terrorismo, ho appreso moltissimo sul potenziale dei pakistani comuni. La loro sete di cambiamento è fonte di ispirazione e annuncia un futuro prospero e pacifico, che dobbiamo costruire per le generazioni future.”  

 Per tutti questi anni così difficili, Ali non ha mai perso la fiducia nel movimento di massa ed è rimasto fedele a una politica di lotta di classe. Aveva già partecipato alle elezioni parlamentari nel 2008 e nel 2013, anno in cui la sua vittoria fu mutata in sconfitta, per soli 300 voti, a causa delle intimidazioni agli elettori e le torture ai sostenitori e ai volontari della campagna ad opera dei talebani.  Nel profluvio di violenze, migliaia di civili sono scomparsi, e migliaia sono rimasti vittime di omicidi extragiudiziari. I dirigenti dell’MPT sono stati segnalati come sospetti terroristi in tutto il paese, e sono costretti a subire umiliazioni ai posti di blocco, mentre civili innocenti subiscono violenze durante i raid e le operazioni di sicurezza. Sebbene la più grande società tribale del mondo, i Pasthun, sono noti per la loro ospitalità, dedizione e valore, sono falsamente ridotti a simpatizzanti dei terroristi nonostante ne siano le maggiori vittime.

Ali Wazeer appartiene al gruppo The Struggle (La Lotta), ai marxisti pakistani

Il gruppo ha aderito al Fronte delle Sinistre di Lahore, una piattaforma unitaria di numerosi gruppi e partiti di sinistra. Il Fronte ha organizzato alcune manifestazioni di massa in cui Ali Wazeer ha partecipato. Le elezioni politiche del 2018 sono state le più corrotte nella storia del Pakistan. La società si è spostata ulteriormente a destra con l’assunzione al potere di Imran Khan del partito Tehreek Insaaf (PTI). Imran Khan aveva chiamato Ali Wazeer prima delle elezioni, offrendogli una nomina in area PTI, che Ali ha rifiutato. Imran Khan, tanto è il rispetto per Wazeer, aveva poi garantito che non avrebbe messo un candidato di area PTI contro di lui. Prima delle elezioni politiche, l’establishment ha messo in campo ogni sorta di irregolarità. Candidati del PMLN [altro partito conservatore nel sistema fondamentalmente tri-partitico del Pakistan, n.d.t] sono stati minacciati, forzati a cambiare casacca e così via. Il PTI ha ottenuto un sostegno esplicito delle istituzioni dello Stato. Sullo sfondo dell’assunzione al potere di un partito come il PTI, ancora più a destra del precedente partito di governo, il PMLN, un marxista in Parlamento, sarebbe una boccata di ossigeno in un ambiente con aria fortemente viziata. Sebbene anche altri raggruppamenti di sinistra abbiano partecipato alle elezioni, compreso il Partito dei Lavoratori Awami, con una straordinaria campagna elettorale, quella di Ali Wazeer ha mostrato caratteristiche del tutto particolari: incontri pubblici quotidiani, e attività porta a porta, nonostante le sue magre risorse. Ogni volta è stato accolto calorosamente da migliaia di persone. Eravamo certi della sua vittoria, ma anche timorosi di incidenti che fossero presi a pretesto per cancellare le elezioni dal suo collegio.

Ali Wazeer ha aperto le porte all’intera sinistra. È amato da moltissimi attivisti sociali, uomo misurato, semplice quando incontra i lavoratori, un leone nei momenti in cui si rivolge alle classi dominanti. Un impavido combattente di classe che è emerso come uno dei dirigenti della sinistra più rispettati nella storia recente della classe operaia.