Acqua a Napoli: tre domande all’Amministrazione Comunale

ABC -STA PER COMINCIARE LA PRIVATIZZAZIONE?

Acqua a Napoli: tre domande all’Amministrazione Comunale
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Torno a parlare di ABC partendo da due delibere commissariali di quest’anno, la n. 20 e la n. 43.Nella prima, il Commissario Straordinario, approvando il bilancio del 2016, ha rilevato un utile di oltre 3.000.000 di euro; un importo insufficiente a sostenere l’assunzione dei lavoratori del Consorzio di S. Giovanni. Per evitare polemicheinconcludenti, dirò ora ciò che del resto ho sempre scritto nei miei articoli precedenti: giustissima l’assunzione dei lavoratori in ABC, ma altrettanto giusto sarebbe stato seguire una diversa direttrice di pianificazione. I tre milioni di euro rappresentavano oggettivamente appena il 30% della somma totale necessaria a pagare gli stipendi e le manutenzioni minime. Se il passaggio dei lavoratori del Consorzio fosse avvenuto nel 2016, non ci sarebbe stato quell’utile aziendale indicato più su; l’operazione avrebbe anzi generato un enorme buco di bilancio.L’amministrazione comunale decise poi di assumere i lavoratori nel 2017, sulla base di un fumoso Piano Economico Finanziario, approvato dall’ex Commissaria Paparo.
Evidentemente, la Commissaria si fidò della promessa verbale dell’amministrazione comunale, credette cioè che dal Comune arrivassero davvero i milioni di euro di differenza (cfr.La Grande Bugia).

Gli ex lavoratori del Consorzio costano ogni anno all’ABC circa 6.000.000 di euro; in più bisogna calcolare, sempre in costo annuo, altri 4.000.000 di euro per far funzionare e mettere in sicurezza gli impianti sui quali avrebbero dovuto, e dovrebbero, operare i lavoratori. I nodi vengono sempre al pettine e, a distanza di un anno e mezzo, il Commissario, con la delibera n.43, non ha potuto fare a meno di certificare la crisi economica che sta affrontando l’azienda.

Attenzione però: la crisi non può assolutamente essere collegata al “debito ingiusto”, ma solo a una precisa (e scellerata) scelta di gestione amministrativa. Se il Sindaco avesse dato ascolto a ciò che fu deciso nel CdA ABC del 6 settembre 2016 (tutto il consiglio, il direttore Pennarola e le LSU furono d’accordo su come procedere per l’assorbimento dei lavoratori del Consorzio), ora probabilmente non parleremmo della crisi di ABC. La riduzione drastica delle esternalizzazioni e l’immediata assunzione dei lavoratori della Net Service furono alcuni dei punti strategici discussi in quella sede.Si poteva e si doveva partire da quei punti, e invece…
La scuola di realismo politico mi porta ad affermare che la tanto  propagandata “controtendenza” di quest’amministrazione comunale, che ha partoritofinora soprattutto slogan tonanti, resta appunto uno dei tantiproclami non supportati dalla realtà dei fatti. La realtà, purtroppo, dice che il Comune ha appena concluso una gara d’appalto, per un valore di 4.237.000 euro, affidando ad una S.p.A. la realizzazione di nuove fogne ai Camaldoli e a Chiaiano. Rivolgo allora tre domande all’amministrazione comunale.

1) Se nel 2015 il consiglio comunale decise di trasferire l’intero ciclo integrato ad ABC, a che titolo ora il Comune sta affidando quest’appalto?

2) Perché affidare l’appalto ad un soggetto esterno se in ABC ci sono maestranze di fognatori (quelli dell’ex Consorzio di San Giovanni) e nella controllata Net Service esperti edili?

3) Perché si è deciso di non salvare i lavoratori della Net Service da una probabile cassa integrazione?

A queste domande c’è già una risposta, ed è semplice semplice: si sta portando avanti una delle strategie tipiche della privatizzazione, vale a dire svuotare e affamare la gestione pubblica fino a farla implodere e, nel frattempo, creare uno spazio d’agibilità per passare le consegne ai privati senza troppi clamori. Emblematico è il caso dell’ANM: si svuota l’azienda programmando centinaia di esodi del personale, si riducono quindi le corse e, infine, si mettono a gara le singole tratte urbane. Un’operazione subdola perché tira fuori una soluzione politicista: l’azienda formalmente continua a restare pubblica anche se poi le corse vanno ai privati. La probabile beffa è che gli utenti, stressati dai disservizi e dalle interminabili attese alle fermate dei bus, tireranno pure un sospiro di sollievo.

Tornando all’ABC, le preoccupazioni dell’attuale Commissario sono probabilmente le stesse che spaventarono laPaparo un anno fa (senza giri di parole: scappò quando si rese conto di aver ricevuto un “pacco” dall’amministrazione). Quali sono oggi gli effetti più evidenti che stanno emergendo da questa crisi economica? Basta camminare nelle strade della nostra bellissima città per rendersi conto che le fontane non zampillano più e che i beverini sono lasciati a se stessi, senza alcuna manutenzione.
E’ uno spettacolo desolante vedere ‘e funtanelle morte nella centrale piazzetta Augusteo, in via Cesario Console…( e da due giorni anche in Piazza del Gesù, il centro turistico) ma la morte dei beverini significa soprattutto negare acqua pubblica gratis (danneggiando innanzitutto i più poveri e poi i cani di strada, i gatti randagi, i piccioni…) e obbligare a comprare quella in bottiglia. Non può essere questa la cartolina di una città che si vanta di essere il simbolo dell’acqua pubblica! Un pezzo del programma elettorale del M5S parla di difesa dell’acqua pubblica e nel blog di Grillo è stato pure pubblicato un articolo che suggerisce di abrogare il comma 605 della finanziaria Gentiloni, che chiuse il vecchio ente pubblico E.I.P.I.L.  (aveva il compito di progettare e realizzare le reti per la distribuzione dell’acqua nel sud Italia) trasferendo le competenze a una S.p.A.

Considerando anche la preminenza demagogica della linea politica nei pentastallati, lascio volentieri alla ingenuità “utopistica” dei riformisti ogni illusione di difendere l’acqua pubblica con un decreto governativo, né potrà mai convincermi l’ipotesi (mi sa tanto di fantapolitica) che il tema in questione possa un giorno tornare utile come exit strategy per liberarsi del collare made Lega.

Questo stato di cose (il collare) non è frutto di un latente masochismo né l’effetto di una lasciva arrendevolezza, ma solo la conseguenza della logica interclassista che ha segnato le origini del M5S eche ora, con la sfrontataggine di chi ha perso anche l’ultimo briciolo di onestà intellettuale, mostra con estrema chiarezza il suo animo apertamente di destra, con buona pace di tutte le foglie… di Fico.
A ciò bisogna aggiungere che alcunicomitati per l’acqua pubblicasi sono via via erosi nelle sindromi dell’autoreferenzialità, del leaderismo e del fascino per le “autorità” (sindromi ahimè diffuse anche in una frangia della compagneria), e hanno ormai poche chances per sedurre le masse. La difesa del pubblico (acqua, trasporti, scuola, sanità) non può più seguire strategie settoriali, ma deve marciare con la lotta dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei diritti civili e, soprattutto in questa fase di nuove barbarie, rivendicando la dignità a restare umani. Chiudo con un “messaggio” per i lavoratori ABC: ciò che stanno vivendo i dipendenti del trasporto pubblico napoletano non è fuori dal mondo, è solo la naturale conseguenza di un progetto di Sistema che tra non molto potrebbe toccare anche voi.