Il Primo Maggio per rialzare la testa e ripartire

Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

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Ci sono molte buone ragioni per ridiscendere in piazza il Primo Maggio, non certo per festeggiare, ma per tornare a lottare contro i padroni, contro le loro politiche economiche e sociali che creano povertà, ingiustizia, razzismo, sfruttamento, per ricostruire l’unità di tutti gli sfruttati, di tutta la classe lavoratrice, perché il movimento dei lavoratori ritorni un soggetto attivo sulla scena politica.

Il primo maggio è nato come giornata in­ternazionale di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori, sim­bolo della battaglia delle classi lavoratrici contro un sistema di sfruttamento, oppressione, ingiustizia, violenza e guerra: il capitalismo. Deve tornare ad esserlo.

Riaffermare l’alternativa di classe

Di fronte a un paese che conosce una crisi occupazionale e sociale profonda che alimenta la crescita delle forze di destra e di estrema destra; di fronte a milioni di persone disorientate e insicure, a istituzioni e governi che hanno in vario modo sdoganato a livello di massa il fascismo e il razzismo, di fronte a una classe padronale che nei luoghi di lavoro fa tutto quello che vuole, ricattando, licenziando, ristrutturando, di fronte a una condizione di lavoro che ha visto con il Jobs Act e la precarietà generalizzata saltare diritti fondamentali e che produce ogni giorno un numero infinito di inaccettabili morti (omicidi) sul lavoro; di fronte alle manovre dei partiti che aspirano a governare questo sistema, il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori deve scendere massicciamente nelle piazze per affermare un programma alternativo di giustizia sociale, di riconquista dei diritti perduti, di salari decenti, di abolizione del Jobs Act e della legge Fornero, di difesa del posto di lavoro, di un intervento pubblico occupazionale e sociale che dia speranza alle nuove e alle vecchie generazioni. Deve affermare l’alternativa di classe e la ripartenza del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

E’ questo l’unico modo per bloccare l’ascesa “irresistibile” delle destre e l’offensiva a tutto campo dei capitalisti.

Non è questo l’intento delle direzioni delle tre Confederazioni che, pur dedicando il primo maggio alla sicurezza sul lavoro (160 morti nei soli primi 4 mesi del 2018), si sono ben guardate dal proclamare uno sciopero generale e che propongono una giornata rituale, conservativa dei loro apparati burocratici, avendo due mesi fa firmato con la Confindustria un accordo capestro volto a rendere sempre più difficile la lotta dei lavoratori. Queste direzioni CGIL CISL e UIL hanno una responsabilità immensa per non aver costruito una mobilitazione generale contro le politiche dell’austerità portate avanti in Italia e in Europa, per aver avallato con la complicità diretta o con la rinuncia alla lotta, l’azione dei governi di centro destra e di centro sinistra che si sono succeduti, per aver favorito la demoralizzazione e la rassegnazione, invece di costruire la resistenza, la fiducia e la forza unitaria di tutti i settori del proletariato, quello italiano e quello migrante.

Una lotta internazionale

La necessità di una reale giornata di lotta, nei contenuti e negli intenti, è tanto più vera perché in molti paesi del mondo, dall’America Latina all’Asia, lavoratrici e lavoratori scenderanno in piazza in battaglie concrete e dure, quelle che hanno permesso in passato le vittorie della classe operaia.

Ma anche dall’altra parte delle Alpi, in Francia, il movimento dei lavoratori è impegnato in uno scontro durissimo che avrà nel mese di maggio una serie di scadenze decisive. La posta in gioco è enorme: vincerà Macron con la sua politica di puro capitalismo che vuole fare piazza pulita di tutti i diritti e conquiste dei lavoratori, oppure la mobilitazione operaia, giovanile, democratica e popolare riuscirà a generalizzarsi sconfiggendo il progetto reazionario del giovane rampollo della borghesia francese?

L’esito di questo scontro avrà profonde ripercussioni in Italia e in Europa. Dobbiamo costruire la solidarietà con il movimento di lotta in Francia; ma non solo, il modo migliore di aiutarlo è di riaprire la partita con il padronato anche nel nostro paese.

Per questo il compito che abbiamo di fronte è il rilancio del sindacalismo conflittuale e di classe, l’unità tra le/gli sfruttate/i, favorire l’unità del sindacalismo di base e di chi costruisce correnti classiste in Cgil; tutto questo è precondizione perché lotte efficaci possano svilupparsi nel prossimo futuro. Per questo pensiamo che il congresso della maggiore confederazione, la CGIL, dove si sta delineando la battaglia dell’area sindacale di opposizione, abbia una importanza centrale (non solo e non tanto per quanto avverrà negli organismi dirigenti) ma come un fatto politico più generale, come proposta e progetto di una riorganizzazione complessiva e alternativa del movimento operaio e sindacale.

Sarebbe importante che le forze che in questi mesi hanno lavorato a un’aggregazione alternativa quale Potere al Popolo, ma anche molte altre, convenissero che questo è un asse politico decisivo per incidere nelle vicende sociali del nostro paese.

NO alle guerre e alle oppressioni

In questa giornata internazionalista non possiamo dimenticarci quanto avviene in Medio oriente e in Africa, dove gli scontri tra i diversi imperialismi e le diverse potenze regionali con il seguito di interventi militari e di guerre stanno producendo tragedie infinite: centinaia di migliaia di morti e milioni di migranti che nel tentativo di sfuggire ai conflitti si rivolgono all’Europa trovando le porte sbarrate, respinti ed uccisi da politiche sempre più spietate alimentate dai tanti che predicano l’odio razzista volendo farci credere che i nostri nemici siano i migranti, e non i padroni che ci sfruttano ogni giorno.

Più che mai noi siamo contro le guerre, contro i bombardamenti senza se e senza ma. Siamo per la costruzione di un nuovo movimento di massa per la pace.

Siamo al fianco del popolo palestinese che rivendica i suoi diritti, fronteggiando la violenza del governo colonialista di Netanyahu; ci opponiamo alle azioni sanguinose di Erdogan contro il popolo curdo e per la difesa dei suoi diritti; siamo contro il regime di Assad e le sue stragi per il diritto del popolo siriano alla democrazia e alla libertà.

Siamo contro tutti gli imperialismi, quello americano ed europeo, quello russo e contro i regimi reazionari delle potenze regionali, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita.

Siamo sempre dalla parte degli oppressi e degli sfruttati contro le loro classi dominanti perché questo è l’insegnamento internazionalista e di classe che ci ha dato il Manifesto del 1848.

  • Contro le guerre e gli imperialismi, il fascismo e il razzismo;
  • Contro l’Europa dei padroni e dell’austerità;
  • Si all’unità dei lavoratori e degli sfruttati;
  • Si alle lotte per il lavoro, il salario, i diritti, l’ambiente;
  • Cancelliamo il Jobs Act e la legge Fornero;
  • Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici per le imprese che licenziano, inquinano, delocalizzano;
  • Sì a un salario sociale per garantire continuità di reddito nei periodi di disoccupazione;
  • Sì a un salario minimo intercategoriale che consenta una vita dignitosa;
  • Sì a una vera imposta patrimoniale sui redditi più alti;
  • Nessuna morte è bianca; sciopero generale;
  • Si alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e all’intervento pubblico per creare occupazione per tutte/i;
  • Si alla difesa dei diritti democratici e sociali iscritti nella Costituzione;
  • Si alla unità e alla fratellanza coi migranti; si al diritto di asilo;
  • Sì all’apertura delle frontiere e di corridoi umanitari.

Diamo una risposta anticapitalista e internazionalista delle lavoratrici e dei lavoratori alla crisi e alle guerre del capitalismo.

Rilanciamo la lotta della classe lavoratrice nel nostro paese per dare una risposta alla crisi politica e sociale.