Salerno: 8 marzo, giornata internazionale di lotta per le donne

Anche a Salerno, come in tantissime altre città in Italia e nel mondo donne, uomini, soggetti LGBT+, sono scese in strada per urlare forte la propria rabbia contro il sistema patriarcale e il capitalismo, in occasione dello sciopero globale dell’8 marzo.

Anche grazie all’immenso lavoro del movimento Non Una di Meno riprendiamo oggi il significato originale dell’8 marzo – una giornata di lotta internazionale contro l’oppressione delle donne in tutte le sue forme.

Per quanto ci riguarda abbiamo partecipato a tutte le iniziative di lotta nella nostra città, in particolare il corteo promosso da NUDM e la serata transfemminista di solidarietà e mutuo-soccorso promossa dal collettivo AUTODETERMINIAMOCI.

Abbiamo voluto “scioperare dalla produzione e dalla riproduzione sociale, contro la violenza di genere e dei generi imposti”. Abbiamo voluto “rivendicare i nostri favolosi corpi di migranti, donne, lesbiche, trans*, intersex, queer, uomini, e ribellarci a stereotipi normativi che ci costringono quotidianamente”. Abbiamo voluto “rivendicare la libertà di scegliere sui nostri corpi e il diritto a IVG e contraccezione libera dall’obiezione e gratuita per tutte”. Abbiamo voluto “rivendicare condizioni salariali senza discriminazioni di genere e dire basta alla precarietà lavorativa”. Abbiamo infine voluto “rivendicare un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile” e il diritto ad essere “libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini”.

Riguardo il rapporto tra donne e lavoro, malgrado le tanto sbandierate leggi contro le disparità, gli stipendi delle donne sono ancora mediamente molto più bassi di quelli degli uomini. Le donne vengono inoltre assunte con maggiore reticenza a causa degli oneri (che in realtà altro non sono che “diritti”) per l’azienda (permessi, maternità) e giocano un ruolo di primo piano (similmente a quanto avviene per gli immigrati) nel cosiddetto esercito occupazionale di riserva. La compressione della spesa sociale e lo smantellamento del welfare hanno reso sempre più gravosi per le donne i compiti “di cura” nei confronti dei familiari (figli, anziani, malati).

Per quanto riguarda la violenza di genere in tutte le sue molteplici forme è un fenomeno insito nella società patriarcale (e capitalista) e quindi la prima non può essere eleminata se il secondo non viene messo in discussione. Condividiamo in pieno lo slogan ascoltato nei cortei promossi in questa giornata che afferma: “un uomo violento non è malato ma è figlio sano del patriarcato”.

Chiedere quindi alle donne di ribellarsi, o meglio di liberarsi, significa impegnarsi nel fornire loro gli strumenti di questa liberazione, strumenti che sono materiali, non semplicemente culturali. Alla donna violentata, maltrattata, reclusa vanno offerti gli strumenti per una indipendenza stabile e completa, la sicurezza di una società che la accolga interamente come individuo, e non, parzialmente, come strumento di lavoro (domestico e/o extradomestico).

Per questo pensiamo che la lotta contro l’oppressione di genere debba andare di pari passo con una lotta anticapitalista finalizzata ad una trasformazione radicale della società. Perché solo una rivoluzione strutturale può garantire l’eliminazione di ogni forma di disuguaglianza e oppressione.

Compagne femministe & compagni femministi di Sinistra Anticapitalista Salerno