Ghouta urla, ma da noi giunge solo silenzio.

Comunicato di Sinistra Anticapitalista

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Straziato dalle bombe di Assad, il sobborgo a Est della capitale siriana continua a vedere le proprie donne, i propri uomini, i propri vecchi, i propri bambini morire atrocemente tra il fuoco e le fiamme di un regime che non intende fare prigionieri. Ad oggi più di 1300 feriti e oltre 300 morti, infrastrutture quasi completamente distrutte, collasso sanitario e impossibilità di prestare anche i primi, necessari, soccorsi alle vittime di questa orrenda strage.

La sconfitta della Rivoluzione Siriana, voluta e ricercata in primo luogo dal regime di Assad, e successivamente dalle diverse potenze imperialiste e regionali, ha significato sette anni di guerra incessante, con centinaia di migliaia di vittime, gran parte delle quali civili, e un vero e proprio esodo dal Paese, in particolare verso i Paesi limitrofi, e, in minor misura, anche in Europa. Non c’è nessuno che non abbia le mani lorde di sangue nel carnaio siriano.

Una catastrofe umanitaria, in primo luogo, ma poi anche politica e sociale: le diverse potenze che si contendono le spoglie della Siria hanno ciascuna la propria agenda, sulla base della quale stringono alleanze a geometria variabile, che spesso durano in funzione degli interessi immediati e possono essere cambiate a seconda dello sviluppo concreto della situazione sul campo. Perciò è assurdo ragionare sulla base di “campi” contrapposti definiti e stabili: dopo la fine del precedente assetto bipolare, la logica immanente del sistema imperialista mondiale e della concorrenza ha condotto le diverse potenze capitaliste, comprese quelle più piccole, a dover lottare per garantirsi un posto al sole nello scacchiere internazionale, dando forma a un vero e proprio caos geopolitico, di cui la Siria è certamente la rappresentazione più plastica.

Non è trascurabile neanche il rischio che una gestione approssimativa e alla giornata, senza contare gli esiti non voluti di una determinata strategia, possa condurre ad un’estensione del conflitto dalle conseguenze inimmaginabili.

In tutto ciò, il grande assente risulta essere, ancora una volta, la sinistra italiana. Mentre in numerose città del mondo, comprese città europee, si è scesi in strada a manifestare contro una carneficina intollerabile, in Italia si è assistito al silenzio più assordante su questa tragica vicenda, quasi come se l’indignazione e l’odio contro l’oppressione fossero simili alle targhe automobilistiche: a giorni alterni. Essere scesi in piazza per i curdi contro l’assedio di Afrin è stato giusto e sacrosanto, ma perché ciò non è valso anche per la popolazione di Ghouta, abbandonata da tutti? Forse che esistono massacri di Serie A e massacri di Serie B? È scandaloso che non si sia levata neanche una voce forte, pubblica, contro i bombardamenti del governo siriano.

Non si tratta solo della necessaria empatia con le vittime, ma anche di una ragione costitutiva della sinistra: quella della lotta senza quartiere contro l’oppressione e la guerra, che ne è la massima espressione, quella del rifiuto di ogni “ragion di Stato” e delle logiche assassine che ne derivano. Quante Ghouta dovremo ancora sopportare prima che la sinistra si decida ad abbandonare la politica, tanto più aberrante quanto ha a che fare con vite umane, dei due pesi e delle due misure?

Questa sì che sarebbe un’innovazione epocale.