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A Cisco (Francesco Racco) compagno, amico fraterno e indelebile

Il compagno Walter Ricetto ha scritto questo ricordo del suo amico, il nostro compagno Francesco Racco, mancato prematuramente il 5 agosto

di Walter Ricetto

Ehi! Cisco, che testa favolosa avevi. Parlare con te era un’esperienza. Quando camminavamo insieme e tu mi parlavi anche delle cose semplici, ne facevi filosofia, che bello. Quando leggevo e mi sfuggiva qualche termine tu, pronto, con un sms mi chiarivi il significato, perché tu di didattica ci capivi da quando eri maestro elementare, lo eri con i tuoi sacrifici e gli studi. Quando nel nostro gruppo ci si incontrava la tua ironia “balorda” ma intelligente non mancava mai, ci prendevamo in giro per controllare se eravamo tutti sul “ pezzo”, pronti a rispondere per capire se fossimo attenti all’argomento, se si rispondeva bene non si vinceva niente, solo intelligenza attiva. Quante cose mi hai insegnato. A me, che sono un autodidatta: la storia del ’68 con le teste belle di quegli anni: Gallino, Tronti, Panzieri, quelli che contavano per te e tanti altri ancora. Ne ho conosciuti di grandi lettori, tu eri uno di quelli, macinavi come una betoniera i libri e poi raccontavi con fantasia la filosofia, la politica, l’economia. A volte mi sorprendeva la tua capacità di esporre concetti difficili rendendoli reali, veri, semplici. Facevi il “furbo” con le nostre passioni: cinema, musica, jazz. Eri sempre pronto a capire se avevamo studiato e imparato. Tante cose ho imparato da te, la filosofia per te era un campo aperto, conoscevi tutti, mi dicevi che oggi di filosofi in giro ce ne sono tanti, ma quelli importanti e di spessore sono pochi. Abbiamo fatto tante cose insieme e adesso?

Mi dicevi “suma pront, anduma” (siamo a posto, andiamo). Quando tornavamo concludevi con “anche custa a le fata” (anche questa è fatta). Avevi qualità che oggi non esistono più, eri mite, generoso ma anche cruento e determinato; altrimenti, come avrebbero potuto i tuoi allievi ricordarti come maestro serio che spiegava le cose difficili in modo facile, da tenere a mente anche a distanza di anni. Si ricordavano di te e quando ti incontravano ti raccontavano lo sviluppo e l’indirizzo della loro vita. Se avevo bisogno tu c’eri sia per l’impegno che per le cose piccole della vita. Adesso che avevi trovato la tranquillità te ne sei andato e ora come faremo? Come farò? A chi mi rivolgerò per i chiarimenti? Non mi risponderai più. Che tristezza ma anche che balordaggine non averti più come riferimento. Cisco t’le juane an bel a schers! [Cisco! Ci hai giocato un bello scherzo] Nella tua sterminata intelligenza a volte ti perdevi nelle cose semplici, facevi grandi pensieri sul mondo al quale eri sempre attento, come quando negli ultimi anni mi parlavi sempre in piemontese; tu calabrese, avevi già anticipato la storia di oggi. Magari se tu potessi sentirmi mi diresti “ma schersa nen” (ma non scherzare!). La vita deve continuare ma senza di te sarà più faticoso, dovremo impegnarci ancora come d’altronde abbiamo fatto. Anche per il tuo esempio continueremo.