Revolution Addicted. Diario di bordo, giorno 1
di Carolina Gregori
Sono le 7.30 e ci svegliamo col sorriso.
Tempo di lavarsi e mangiare al volo e siamo già pront* per la prima mattinata di formazione sulle condizioni materiali degli/delle oppress* oggi. Al microfono si avvicendano compagni e compagne francesi, spagnol*, danesi, norveges*, italian* e sudamerican*.
Siamo bell*, entusiast*, preparat*.
Analisi puntuali, elaborazioni marxiste e tanta rabbia. La sensazione generale è di entusiasmante fermento.
Temi come Jobs Act e Loi Travail si uniscono alle rivendicazioni dei migranti, all’urlo delle donne lavoratrici, alle considerazioni sullo sfruttamento della classe lavoratrice poste in essere e portate a compimento dal capitale.
I visi sono radiosi. L’aria è vibrante, nonostante il caldo. Subito dopo lo spazio donne. Accanto alle questioni di genere riguardanti la possibilità di scelta sul proprio corpo, la consapevolezza della propria condizione politica e la libertà di poter parlare senza timore della propria vagina e del proprio ciclo mestruale, la nostra delegazione pone l’accento sull’elemento di classe interno ai movimenti femministi e sulla necessità di considerare il femminismo all’interno della lotta contro il capitalismo ed i meccanismi economici di sfruttamento che in esso si attuano, in quanto modo di produzione che ha bisogno dell’oppressione di genere per estorcere plusvalore e pluslavoro, al fine, al solito, di procurarsi profitto.
Sono le 13.30 e discutiamo tra noi della mattinata e delle impressioni generali sul campo. Mi stupisce come un gruppo appena formato sia così omogeneo sulle questioni fondamentali, pur mantenendo ognun* una propria indipendenza teorica e disciplinare.
Dopo un pranzo veloce è il turno dello spazio LGBT+, in cui si discute sulla necessità di un momento di discussione non misto e aperto a tutti e tutte, essendo la sessualità un aspetto fluido e difficilmente confinabile in spazi fissi e rigidi.
Ognun* raggiunge il workshop pomeridiano che si è scelt*. Siamo stanch* ma felici, talmente felici che la sera l’entusiasmo esplode in discoteca, tra cori, vino, risate e musica. Nessun* è in tenda prima delle tre.
Mentre cerco di prendere sonno mi torna alla mente una frase:
— Compagno, come si fa la rivoluzione?
— Bisogna sognare (Lenin).
Siamo pazz*, giovani, incazzat*, internazionalist*, rivoluzionar*, spint* da una convinzione sovrumana, guidat* da un sogno.
Non ci ferma nessuno.
