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Tenere viva la memoria del 30 giugno 1960 e saperla attualizzare

di Sinistra Anticapitalista Genova

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Così come per il 25 Aprile, è importante mantenere viva la memoria del 30 Giugno 1960, quando a Genova decine di migliaia di lavoratori, operai, studenti, cittadini antifascisti scesero in piazza per impedire lo svolgimento del Congresso del Movimento Sociale Italiano (MSI) che, somma della provocazione, avrebbe
visto la partecipazione di Carlo Basile, prefetto della città dal 1943 fino alla Liberazione, torturatore e fucilatore di partigiani, responsabile nel giugno 1944 della deportazione a Mauthausen e poi nei campi di lavoro in Germania di 1.488 operai delle fabbriche genovesi che avevano scioperato (alla SIAC di Campi, al Cantiere Navale, alla San Giorgio e alla Piaggio di Sestri, ecc.).

Da Genova partì la rivolta che vide poi, nel mese di luglio, scioperi e manifestazioni in tutta Italia, con cariche della polizia e di carabinieri che in alcuni casi aprirono il fuoco sulla folla, con l’uccisione di 5 manifestanti a Reggio Emilia e altri ancora a Catania, a Licata e a Palermo. Il 19 luglio il Governo Tambroni, un monocolore DC in carica da aprile, che si sorreggeva sul voto determinante del MSI in Parlamento, dovette dimettersi.

Ma la memoria va mantenuta viva anche attraverso un’opera di attualizzazione. Oggi l’Europa è attraversata da una nuova ondata reazionaria e nazionalista. Le classi dominanti stanno conducendo una vera e propria guerra sociale contro le classi lavoratrici. Al loro servizio, governi di destra come di centrosinistra hanno imposto politiche di austerità, cancellando molti diritti sociali e democratici che erano stati conquistati con dure lotte. Inoltre hanno costruito un’Europa fortezza, fatta di nuove barriere e nuovi centri di detenzione contro coloro che fuggono da fame e miseria e da guerre che in molti casi è l’Europa stessa ad aver contribuito ad alimentare. E proprio queste politiche sono alla base di quei vecchi e nuovi fascismi che stanno costruendo la loro fortuna sull’odio nei confronti degli immigrati e dei profughi.

In Italia sono da qualche mese in vigore i decreti Minniti/Orlando, frutto di un’idea di sicurezza razzista e classista. Il primo decreto prevede una legislazione speciale per profughi e migranti. Altro che legge uguale per tutti, come garantirebbe la Costituzione! Il secondo decreto, scambiando quella che sarebbe una vera sicurezza sociale (assistenza sanitaria per tutti, salari dignitosi e piena occupazione, pensioni adeguate, diritto all’istruzione, ecc.) con la “sicurezza urbana”, prevede il “DASPO urbano” per allontanare “l’accattonaggio” dai luoghi turistici e “a tutela del decoro”, non certo per eliminare la povertà, ma per toglierla dalla vista e relegare ulteriormente marginalità sociale nelle periferie urbane, e la possibilità di introdurre divieti di accesso a determinati luoghi per colpire chi manifesta il proprio dissenso, come già successo a Genova con cinque giovani antifascisti.

La lotta antifascista e antirazzista deve quindi sapersi tenere insieme a quella contro i decreti Minniti/Orlando, contro il DASPO urbano e di solidarietà ai migranti.
I recenti fatti di piazza Santa Giulia a Torino, con le violente cariche della polizia, o la provocatoria identificazione da parte della polizia di un attivista – un giovane avvocato “colpevole” di aver criticato il decreto Minniti-Orlando – avvenuta a Roma durante un’iniziativa di Amnesty International per la Giornata mondiale del rifugiato, non possono essere interpretati come casuali “incidenti” ma come il segno di una più
generale stretta repressiva a cui occorre opporsi.

L’ANTIFASCISMO NON E’ ROBA DI ALTRI TEMPI

L’antifascismo deve ripartire da solidarietà e interessi comuni tra lavoratori, italiani e migranti, contro il razzismo, contro muri e frontiere, per un’Europa sociale, aperta e solidale.