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Torino: NO alla repressione poliziesca, No alla intimidazione dei giovani e di un intero quartiere

di Sinistra Anticapitalista Torino

Le aperte provocazioni della polizia in assetto antisommossa e le violente cariche che si sono susseguite nel quartiere Vanchiglia di Torino in Piazza Santa Giulia, luogo abituale di ritrovo dei giovani, con la distruzione dei tavolini dei bar e di quant’altro i poliziotti si trovassero davanti segnano un’ulteriore escalation della Questura di Torino e delle politiche repressive del governo che con le diverse misure intraprese, tra cui il decreto Minniti – Orlando, sta mettendo a punto gli strumenti per affrontare la prossima fase di potenziali lotte e resistenze alle nuove politiche di austerità.

Quella di martedì sera è stata una vera e propria esercitazione per verificare sul campo le reazioni che si producono e l’efficacia dell’azione poliziesca: un atto di intimidazione e di violenza non solo verso il centro sociale Askatsuna che da tempo immemorabile è inserito nel tessuto sociale del quartiere, ma verso tutta la gioventù che la sera si ritrova nei locali della movida e più in generale verso tutti gli abitanti del quartiere Vanchiglia.

E’ anche la prosecuzione di quanto si è visto durante il corteo del primo maggio quando le cariche della polizia hanno diviso i lavoratori e lavoratrici che stavano partecipando alla tradizionale manifestazione cittadina e della scelta precisa della questura di Torino di affrontare con la repressione ogni possibile contestazione politica e sociale. In questo caso l’azione militare è avvenuta utilizzando la copertura dell’ordinanza sul consumo di alcol approvata dalla giunta torinese dopo i tragici fatti di piazza San Carlo. Si tratta di un’ordinanza abbastanza abborracciata che, in linea con i principi del decreto Minniti – Orlando, tende a criminalizzare i più poveri ed emarginati, spesso migranti (i venditori abusivi) giustificando le scelte di ordine pubblico della questura. L’azione dell’altro giorno è arrivata dopo che più volte la polizia si era presentata in forze per verificare il rispetto dell’ordinanza e dopo che per diverse volte la reazione di chi era presente in piazza aveva costretto la polizia a ritirarsi. C’è anche da chiedersi ma perché proprio sempre lì?

In realtà quanto è avvenuto (ordinanza ed esibizione della forza) ha anche la funzione di far dimenticare la vera e propria tragedia che si è verificata in Piazza San Carlo il 3 giugno durante la trasmissione della partita di calcio con la morte di una donna e le lesioni gravissime e permanenti che alcune altre persone hanno subito nonché di coprire le responsabilità plurime di diversi soggetti, che non si vuol nominare e tanto meno indagare realmente.

Questi gravi avvenimenti sono anche il sintomo evidente delle difficoltà della giunta pentastellata che guida il capoluogo piemontese; la sindaca, Chiara Appendino, non ha neppure provato ad imprimere al suo governo il segno del cambiamento promesso in campagna elettorale e sul quale ha costruito il suo consenso, in particolare nelle periferie e tra i giovani; nello stesso tempo è continuamente messa sotto pressione dagli apparati amministrativi statali e dalle forze più reazionarie e conservatrici cittadine.

La vicenda di piazza Santa Giulia ha infatti creato una certa tensione, se pure negata, tra Amministrazione e Questura e spinto il gruppo consiliare dei 5 stelle a chiedere “una profonda riflessione sulla gestione dell’ordine pubblico attualmente presente nella città di Torino”. Solo che la Giunta comunale non è in grado di produrre delle misure positive di contrasto all’attacco che le viene portato: le sue politiche sono infatti in piena continuità con quelle precedenti e le uniche risposte date fino ad ora ai problemi sociali presentano il segno della continuità col passato perfettamente inserite nel quadro del potere economico e politico dell’establishment.

Nell’esprimere la sua piena solidarietà ai giovani del centro sociale, a tutti i giovani e agli abitanti del quartiere Sinistra Anticapitalista afferma la sua disponibilità a costruire le necessarie azioni di mobilitazione sociale e di denuncia della repressione continuando il suo impegno nella lotta contro le politiche di austerità e contro il decreto Minniti – Orlando.