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NO AL GLIFOSATO!

di Pino Zecca

  • Per preservare la nostra salute
  • Per un’alimentazione sana
  • Contro lo sfruttamento intensivo dei terreni
  • Per un’agricoltura sostenibile
  • Per una logica ecosocialista che difenda gli interessi della collettività e dei lavoratori, contro le lobby capitalistiche delle multinazionali e dei governi che le sostengono.

Le grandi multinazionali dell’agricoltura controllano il 60% della produzione agricola mondiale!

Il glifosato è stato l’erbicida più diffuso nel mondo e il più utilizzato anche in Italia, secondo i dati resi noti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Fino al 2001, anno di scadenza del brevetto, è stato prodotto e commercializzato esclusivamente dalla multinazionale Monsanto, con il nome Roundup.

Battaglia per la verità

Da tempo è in atto uno scontro internazionale delle massime autorità a tutela della salute e della sicurezza alimentare sulla sua possibile cancerogenicità.

Qual è il vero impatto dei pesticidi ed erbicidi in agricoltura e di conseguenza sugli esseri umani e sull’ambiente?

Su questo fronte si è scatenato il conflitto di interessi fra industri chimiche e ricerche scientifiche.

In America il glifosato è da tempo sul banco degli imputati, da quando l’EPA (Environmental Protection Agency) sulla base di approfonditi studi, ha decretato la possibile cancerogenicità del prodotto, fino all’osservazione di casi di Linfoma non Hodgkins ( forma grave ). Ma la Monsanto ha cercato di glissare sui possibili effetti cancerogeni, commissionando essa stessa gli studi e facendoli firmare da ricercatori cosiddetti indipendenti.

In Europa…

L’ECHA, agenzia europea per le sostanze chimiche, lo scorso 15 marzo ha decretato che il glifosato non è cancerogeno ma provoca “solo” “seri danni agli occhi “ed è tossico per la vita in ambienti acquatici”.

Questo parere contrasta con quanto afferma l’ISDE ( Medici per l’Ambiente) in quanto l’ECHA non prende in considerazione i rischi da esposizione prolungata da parte di agricoltori e consumatori attraverso l’acqua e gli alimenti. Il rischio è ancora maggiore per le fasce più vulnerabili, come bambini e donne in gravidanza.

L’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità)

Non si è ancora pronunciata in modo netto nonostante che lo IARC ( International Agency for Research on Cancer ) abbia pubblicato a marzo 2015 un rapporto che aveva classificato la sostanza come “probabile cancerogena per l’uomo” e nonostante che due autorevoli esponenti della stessa OMS abbiano lanciato un appello sugli effetti devastanti di pesticidi ed erbicidi, causa di morte di almeno 200 mila persone per avvelenamento.

Pochi giorni fa i massimi esperti dell’OMS hanno affermato che “ L’uso eccessivo dei pesticidi è molto pericoloso per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi siano necessari per garantire la sicurezza alimentare”.

Depistaggio

L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare,nel novembre del 2015 aveva aggiornato il profilo tossicologico del glifosato affermando che “ è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo” e proponendo “nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti”. Contro questa “improbabilità” si è scatenata l’opinione pubblica europea e dello IARC che ha inviato una lettera, sottoscritta da 96 scienziati, a Vytenis Andriukaitis, commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare, portando lo scontro in consiglio europeo. E l’EFSA, per tutta risposta, ha reso pubblici i dati grezzi degli studi. Proprio quegli studi accusati di essere influenzati dalla Monsanto.

E in Italia?

E’ accertato che il glifosato, in tanti anni di utilizzo, ha contaminato gravemente l’ambiente e la catena alimentare. Secondo l’ISPRA nel 2014 il glifosato è stato trovato nel 39,7% dei 302 punti di monitoraggio delle acque superficiali. In 76 casi (25,2%) è responsabile del superamento degli standard di qualità ambientali.

L’ISPRA segnala anche che l’AMPA (acido aminometilfosfonico), un metabolita derivante dalla degradazione del glifosato, è presente nel 70,9% dei 289 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 52,2% con valori superiori ai limiti.

Nel nostro paese il pesticida è stato vietato dal 22 febbraio 2017.

La mobilitazione dei cittadini europei

Intanto è da tempo partita la mobilitazione internazionale da parte delle associazioni e dei cittadini europei per affrancare l’agricoltura da questo diserbante.

In Europa l’iniziativa è promossa dall’ICE (Iniziativa Cittadini Europei) sul sito http://www.stopglyphosate.org

L’obiettivo: arrivare al milione di firme entro giugno.

Il traguardo è stato ampiamente superato prima della scadenza. Hanno partecipato alla petizione tutti i 28 Stati membri dell’UE ed il quorum di firme necessario è stato raggiunto in meno di cinque mesi in più di sette degli stati membri, Italia compresa. E’ la raccolta di adesioni più veloce mai registrata da quando la Commissione Europea ha introdotto questa forma di partecipazione attiva dei cittadini europei. La Commissione europea è dunque adesso legalmente tenuta a rispondere alle richieste dell’ICE e se non vuole perdere ulteriormente credibilità dovrà prendere in considerazione, nelle sue prossime decisioni sul rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato, l’inequivocabile segnale arrivato da più di un milione di cittadini europei.