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Sinistra Anticapitalista e le prossime elezioni comunali a Genova

di Sinistra Anticapitalista Genova

Sinistra Anticapitalista, considerando che la proposta che abbiamo avanzato nei mesi scorsi per la costruzione di una lista di sinistra alternativa e di classe, senza compromessi dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, per rispondere ai bisogni delle classi popolari nella città, non è riuscita a realizzarsi, non sosterrà nessun candidato sindaco e nessuna lista per le elezioni comunali a Genova del prossimo 11 giugno.

Nei mesi scorsi abbiamo avanzato la proposta per la costruzione di una lista di sinistra alternativa e di classe, con spirito unitario, in numerose occasioni, nel corso di diverse assemblee pubbliche e anche con incontri più mirati con altri soggetti politici, associativi e di movimento nella nostra città.

L’intento del Circolo di Genova di Sinistra Anticapitalista è stato quello di proporre la costruzione di una lista che, oltre a essere chiaramente alternativa al centrosinistra e a chi ha sostenuto la Giunta Doria in questi anni, e ovviamente contro le destre e senza alcuna illusione sulla natura, ormai così chiaramente delineatasi, del Movimento Cinque Stelle, avesse alcuni presupposti di fondo e programmatici per agire anche sul terreno elettorale la possibilità di far emergere bisogni e istanze dei/delle lavoratori/trici, nativi e migranti, del disagio delle periferie urbane e sociali, per la difesa del territorio e dell’ambiente dall’aggressione del profitto e della rendita, contro le privatizzazioni. Insomma, abbiamo prospettato la necessità di una risposta politica di sinistra e di classe rispetto alle macerie che lascia la Giunta Doria.
Cinque anni fa, Sinistra Anticapitalista fu a Genova tra i pochi a sinistra che non si illusero sulle caratteristiche della coalizione di centrosinistra, imperniata sul PD, che aveva come candidato sindaco Marco Doria e sul vento “arancione” che per una stagione soffiò anche in qualche altra città.

Allora si svilupparono “leggende metropolitane” su un sindaco che avrebbe affermato, solo per fare qualche esempio, di essere contro la Gronda autostradale (quando invece il programma del sindaco – bastava leggerlo – escludeva da subito l’opzione zero), contro le privatizzazioni delle aziende pubbliche (quando invece già nel programma si indicava la possibilità di ricorrere a partner industriali), per l’acqua pubblica (quando il programma indicava soltanto che forse poteva venire presa in considerazione – ma solo se vi fosse stata una sostenibilità finanziaria, e quindi si poteva comprendere dove si sarebbe andati a parare – la ripubblicizzazione delle reti, cioè le dighe (s)vendute dalla Giunta Pericu). Sinistra Anticapitalista, allora, non si è illusa né ha seminato illusioni.

Oggi in tanti, a sinistra, si sono dovuti disilludere e ricredersi di fronte agli evidenti disastri della Giunta Doria e delle forze del centrosinistra che hanno sostenuto il suo operato, da ultimo con i sempre più scriteriati tentativi di privatizzazione di AMIU, per ora naufragati non solo perché non si è trovata una maggioranza sufficiente in Consiglio Comunale ma soprattutto per effetto di una efficace e larga mobilitazione dei lavoratori.

Il disastro è tale che anche il PD ha dovuto tentare di riverniciare la propria immagine, con un candidato sindaco presentato non come diretta espressione del PD. In realtà Gianni Crivello è stato in questi cinque anni pienamente compartecipe delle politiche della Giunta Doria, come assessore ai Lavori pubblici e alle Manutenzioni, e rappresenta pertanto una scelta di piena continuità con quelle politiche.

Abbiamo avanzato la nostra proposta per la costruzione di una sinistra alternativa e di classe a diversi soggetti politici. A Rifondazione Comunista, che ha invece scelto di partecipare alla lista Chiamami Genova, una decisione che è stata presa dal PRC con una maggioranza risicata, con 11 voti contro 10 nel suo Comitato Politico Federale, e con qualche altro assessore o consigliere di Municipio uscenti che si presentano nella lista Crivello o nella lista Cassimatis. A L’Altra Liguria, soggetto politico che ha anch’esso deciso di partecipare alla lista Chiamami Genova. Al laboratorio politico di Genova in Comune, a cui abbiamo anche partecipato per qualche tempo in veste di osservatori, costituito soprattutto da attivisti de L’Altra Liguria. Al Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) che, nonostante un profilo inizialmente più unitario e di disponibilità a una presentazione elettorale comune da parte di alcuni militanti della Sezione genovese, è poi rifluito sulle consuete posizioni settarie e propagandiste, definite a livello nazionale, presentando una propria lista con il proprio simbolo.

Diverse formazioni a sinistra (Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Possibile, L’Altra Liguria) sono confluite, dopo aver dovuto nascondere i loro simboli, nella lista Chiamami Genova, che sostiene il candidato sindaco Paolo Putti, fuoriuscito lo scorso gennaio dal M5S insieme ad altri 3 consiglieri comunali per costituire il gruppo consiliare Effetto Genova, in assonanza ad Effetto Parma di Federico Pizzarotti, sindaco di quella città ed espulso dal M5S, non certo perché si fosse caratterizzato a sinistra.

Questa lista, a nostro avviso, ha un programma ultragenerico (“la città di tutti”), una caratterizzazione a dominanza interclassista (una “Genova intraprendente e operosa” … attraverso “un’alleanza con l’impresa”, “collaborazione con soggetti privati come elementi di sviluppo”) e ad oggi nulla dice su come rapportarsi con il Patto di stabilità interno, che strangola i Comuni, né propone l’attivazione di un audit pubblico, trasparente e partecipato per verificare come sia costituito il debito del Comune di Genova, che ammonta a 1 miliardo e 159 milioni di Euro nel Bilancio di previsione 2017, per poter reperire adeguate risorse.

Tra i candidati della lista Chiamami Genova sono presenti 7 consiglieri comunali uscenti. Di questi, 3 (di Sinistra Italiana, di Possibile, ex-consiglieri del PD o della Lista Doria) hanno fatto parte fino all’ultimo della maggioranza in Consiglio che ha sostenuto la Giunta e il sindaco Doria. Hanno quindi votato in questi anni le diverse delibere sulle privatizzazioni, oltre al resto.

Nella votazione sul Bilancio di previsione 2017, avvenuta appena il mese scorso in Consiglio comunale, 3 di questi hanno votato a favore, 3 si sono astenuti (il gruppo consiliare di Effetto Genova) e soltanto 1 ha votato contro. L’astensione dei consiglieri di Effetto Genova, che hanno avuto i ringraziamenti del capogruppo PD Simone Farello per aver dato prova del loro “senso delle istituzioni”, è stata determinante per l’approvazione dell’ultimo Bilancio della Giunta Doria. Questa cosa ha avuto poca rilevanza mediatica ma come ci si pone di fronte all’approvazione di un Bilancio Previsionale, che è il documento fondamentale di una Amministrazione comunale, dove si decidono destinazioni di risorse e le politiche su cui impegnare l’Amministrazione cittadina, non è un atto tecnico, ma segnala appunto l’adesione o meno alle politiche condotte da una Amministrazione.

Così, diversamente da quanto avvenuto in altre città (ad esempio a Monza, Sesto San Giovanni, Gorizia, Carrara, ecc.) dove si svolgono elezioni amministrative il prossimo 11 giugno, dove Sinistra Anticapitalista, con una sua piena visibilità, ha realizzato convergenze elettorali su liste di sinistra di alternativa e di classe con altri soggetti politici a sinistra, in alcuni casi anche con Circoli locali di Rifondazione Comunista, a Genova abbiamo dovuto prendere atto che una tale lista non si è potuta realizzare. Pertanto Sinistra Anticapitalista non sosterrà nessun candidato sindaco e nessuna lista nelle elezioni comunali e di Municipio genovesi.