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Il Capitale all’attacco dei Parchi

Le modifiche alla legge sulle aree naturali protette. La logica capitalistica di un sopruso

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di Pino Zecca, Sinistra Anticapitalista Napoli

Non è inusuale nel nostro Paese il caso che le modifiche a una legge vengano ad essere peggiorative rispetto a quella esistente. E’ il caso delle modifiche apportate alla legge 394/91, approvate dal Senato e in discussione alla Camera.

Va denunciata, così come hanno fatto ben 17 associazioni ambientaliste, oltre che esperti e uomini di cultura sensibili alle tematiche ambientali, la volontà, a livello nazionale e regionale, di svuotare i parchi e le aree protette di autonomia gestionale e dei fondamenti della tutela ambientale. L’intento manifesto è quello di privilegiare, in una logica capitalistica di marketing, l’aspetto meramente “commerciale” di sfruttamento economico delle risorse e di promozione turistica.

L’emendamento apportato alla legge nazionale 394/91, contiene numerosi elementi che tendono a ribaltare parti della normativa finora in vigore. Questa proibisce la nomina di presidenti che non siano in grado di esibire un curriculum testimoniante competenze in materia di conservazione della natura e dell’ambiente. In Campania per inciso tali competenze possono essere acquisite grazie a specifici corsi universitari attivi da anni. L’emendamento in discussione, invece, rende possibile la nomina alla presidenza degli Enti di una figura già impegnata in ruoli elettivi o non in possesso di specifiche competenze in materia ambientale. Cambia altresì il criterio di scelta del direttore, finora nominato dal Ministero dell’Ambiente, che potrà essere nominato dal presidente del parco e anche questo non necessariamente competente nei settori di cui si dovrà occupare, con buona pace della qualità e della rispondenza degli indirizzi strategici della salvaguardia dell’ecosistema territoriale.

Ne consegue che la composizione dei Consigli Direttivi avrebbe un carattere prettamente politico a scapito della componente scientifica. Nulla si dispone per il miglioramento dell’efficacia della sorveglianza nei territori gestiti, già massacrati negli ultimi anni dalle politiche di tagli ai bilanci e alle piante organiche, sempre a scapito dei lavoratori dipendenti. In più c’è l’incognita dei compiti del Corpo Forestale dello Stato, transitato in altri Enti.

Sinistra Anticapitalista, coerentemente con la sua missione di movimento ecosocialista, denuncia apertamente tali “storture” in quanto sembra evidenziarsi un allontanamento dalle tematiche di protezione ambientale. Queste sono ritenute prioritarie per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile delle risorse del Paese. Le lobby di potere capitalista sembrano palesemente andare in una direzione contraria.

La revisione di questa legge toglie o attenua gradatamente gli ostacoli allo sfruttamento sregolato delle risorse naturali e non costituisce un buon segnale per il consolidamento della cultura del Bene Comune e dell’interesse della collettività e dei lavoratori del settore che, come è nella discriminatoria logica capitalista, pagano sempre e comunque in prima persona.