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8 marzo, sciopero globale delle donne

#donne di classe

#lotto marzo

Dopo la grande manifestazione del 26 novembre contro la violenza sulle donne e dopo le partecipate assemblee del 27 novembre e del 4 e 5 febbraio, il movimento Nonunadimeno convoca una nuova data di lotta per l’8 marzo. A differenza degli anni scorsi, questo 8 marzo sarà il giorno dello sciopero globale delle donne, al quale hanno aderito già 40 paesi nel mondo, in risposta all’appello internazionale lanciato dalle donne argentine di Niunamenos. Ci saranno manifestazioni e iniziative territoriali, tutte accomunate dal rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

L’8 marzo incroceremo le braccia da ogni attività produttiva e riproduttiva per dire che “se le nostre vite non valgono noi non produciamo”! Lo faremo:

  • perché la risposta alla violenza maschile contro le donne non può essere sempre repressiva e emergenziale: vogliamo che i centri antiviolenza vengano finanziati e che restino spazi laici e autonomi, gestiti dalle donne per le donne;
  • perché vogliamo che le donne che subiscono violenza abbiano un accesso rapido alla giustizia, con misure di protezione immediate;
  • perché sui nostri corpi, sulla nostra salute, sul nostro piacere e sui nostri desideri decidiamo noi!

Vogliamo il diritto, un effettivo diritto all’aborto, reso sempre più difficile dal gran numero di medici obiettori presenti nelle strutture sanitarie pubbliche; vogliamo un diritto vero alla maternità che non ci imponga di scegliere tra figli e carriera, in questo senso rifiutiamo ogni forma di conciliazione;

  • perché vogliamo rompere il ricatto della precarietà che distrugge le nostre vite: non siamo più disposte a lavorare senza diritti e ad accettare salari da fame. Vogliamo l’abolizione del Jobs Act e della Buona Scuola. Vogliamo il ritorno a un sistema pensionistico retributivo e rifiutiamo la legge Fornero. Vogliamo un salario minimo garantito per tutte e tutti. Salario, reddito e diritti sono la risposta alla precarietà dilagante;
  • perché vogliamo la riduzione dell’orario di lavoro per tutte e tutti per disporre di tempo per sé;
  • perché rifiutiamo la divisione sessuale del lavoro che ci vuole docili e addomesticate al lavoro casalingo e di cura come se queste fossero nostre predisposizioni naturali;
  • perché rifiutiamo un modello di welfare privatizzato, soprattutto se in mano a strutture religiose. Questa è una delle conseguenze della rottura dell’equilibrio tra produzione e riproduzione che sta riportando la riproduzione sociale nelle famiglie;
  • perché rifiutiamo le frontiere, la criminalizzazione delle migranti e tutte le forme di razzismo;
  • perché vogliamo un’educazione differente che insegni un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Pensiamo che la scuola pubblica debba essere un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere;
  • perché la violenza e il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività;
  • perché rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini dei media che discriminano lesbiche, gay e trans e che dipinge le donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e sprovvedute.

Sinistra Anticapitalista fa sue le rivendicazioni del movimento femminista e invita tutte le lavoratrici e i lavoratori a fare assemblee sui luoghi di lavoro e di studio prima dello sciopero per coinvolgere quante più donne possibile e affinché le mobilitazioni
previste per la giornata dell’8 marzo possano sinistra capitalista riuscire pienamente.

contro patriarcato, sfruttamento, violenza

per la libertà, i diritti, l’autodeterminazione delle donne