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Brasile, al secondo turno delle municipali si conferma l’ascesa della destra

di Fabrizio Burattini

Il dato più evidente di questo secondo turno è la continuazione dell’ascesa dei partiti di destra già ampiamente riscontrata al primo turno. Ma da questo secondo turno, svoltosi domenica 30 ottobre, esce un’ulteriore conferma, quella del crollo del PT, che perde il ballottaggio in tutti e sette i municipi nei quali era in lizza un suo candidato, e, in particolare, nell’unica capitale nella quale aveva superato la prima tornata elettorale, il suo (ormai ex) feudo di Recife, la metropoli del NordEst.

L’unico candidato, sostenuto dal PT ma affiliato al Partito comunista brasiliano, che ha avuto successo nel secondo turno è stato Edvaldo Nogueira, che è stato eletto sindaco di Aracajú, la capitale del piccolo stato nordestino di Sergipe.

Ma la destra ha prevalso anche sui candidati del Partido do SOcialismo e Libertade (PSOL), frutto di una scissione a sinistra del PT, compreso quello di Rio de Janeiro, Marcelo Freixo, che con i 1.163.000 voti raccolti (pari al 41%)  non è riuscito a battere il 59% di Marcelo Crivella, candidato del PRB (Partido Republicano Brasileiro), di centro destra.

Certamente determinante è stato l’appoggio delle potenti e variegate chiese evangeliche, penetrate in Brasile negli anni 60 e 70, durante il periodo buio della dittatura militare. Queste chiese, divise in tante congregazioni (se ne contano a decine, le più importanti: la Assemblea di Dio, la Congregazione Cristiana del Brasile, la Chiesa del Vangelo quadrangolare, la Chiesa Dio è Amore, Sara Nostra Terra, la Internazionale della Grazia di Dio, la Mondiale del Potere Divino…) oggi sono riuscite a spezzare le tradizionale egemonia del cattolicesimo romano (e in subordine delle religioni animiste di origine africana) spingendolo a circa il 60% della popolazione, soprattutto negli strati più poveri; gli evangelici, a Rio de Janeiro, hanno raggiunto la quota del 33%.

Una delle principali è proprio la Chiesa Universale del Regno di Dio, di cui Marcelo Crivella è vescovo (seppure sospeso) ed è capitanata da un suo cugino, peraltro proprietario anche di una delle più importanti reti televisive brasiliane.

Nonostante la sua cultura reazionaria, Crivella è riuscito nell’impresa grazie anche ad un discorso politico moderato, senza riferimenti diretti alla chiesa di cui è importante adepto (che comunque lo ha appoggiato massicciamente), senza nessun attacco ai diritti delle donne, né degli omosessuali, anzi autocriticandosi pubblicamente per sue passate affermazioni sessiste e razziste e per gli attacchi alle altre religioni.

E’ riuscito, inoltre ad ottenere l’appoggio di tutti gli altri partiti di destra, in particolare del PMDB, storicamente egemone a Rio, mentre Freixo è stato appoggiato dal PCB, dal PT, dal PCdB e dal partito di sinistra riformista Rede.

Al di là della secca sconfitta del PT e della battuta d’arresto delle forze della sinistra, le elezioni hanno registrato anche una rilevante quota di non voto, che a Rio de Janeiro ha superato i 2 milioni di aventi diritto (oltre il 36%).

Ma il dato più pesante è stato quello del successo della destra. Al i là della elezione di Crivella a Rio, il partito tradizionale della destra brasiliana, il PMDB si conferma come il partito più radicato nel paese, al governo nel maggior numero di municipi. Ma il maggiore successo l’ha registrato il partito che contende al PMDB l’egemonia nella rappresentanza politica delle classi dominanti, il PSDB dei Tucanos (dal nome dell’uccello che figura nel suo simbolo), Partido da Social Democracia Brasileira, che, nonostante il nome, non ha né un programma né un’origine legata alla socialdemocrazia.

Conclusasi la stagione elettorale, riprende nel nuovo contesto la vita sociale e politica.

La lotta contro la riforma costituzionale che il presidente Temer vuole imporre, la PEC 241, si estende nel paese. Sono migliaia gli istituti scolastici e le facoltà universitarie occupati in tutte le principali città.

Nel frattempo il PT, uscito drammaticamente segnato dal golpe istituzionale del 31 agosto e ora dal crollo elettorale, cerca di sviluppare un movimento in difesa del suo leader storico Lula, strumentalmente attaccato da destra con l’accusa di “corruzione”. E’ il segno della parabola storica di questo uomo che da operaio divenne un grande dirigente sindacale negli anni della dittatura, che riuscì a spendere il proprio prestigio personale per arrivare a fondare nel 1980 il Partido dos Trabalhadores, il primo partito di classe con influenza di massa nella storia brasiliana, e ad essere eletto, dopo la caduta della dittatura, per due volte presidente della repubblica brasiliana. In questa veste, governò quel partito riuscendo a spostarlo dalle sue originarie opzioni radicali e socialiste su posizioni “socialiberiste”, facendo adottare dal parlamento numerose leggi sotto dettatura della grande borghesia industriale e agraria brasiliana e delle grandi multinazionali.

Oggi, svolto quel compito, come è già accaduto in tante occasioni analoghe nella storia, le classi dominanti, che allora avevano dovuto accettare Lula, vista la spudorata compromissione di tutto il personale politico borghese con la dittatura militare, anche approfittando della maggiore debolezza della sua “delfina” Dilma, si stanno drasticamente e brutalmente sbarazzando di Lula e del suo partito.

Non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze di questa situazione di ritirata, che oggi si aggrava anche con  questa sconfitta elettorale clamorosa, che allontana il Partito di Lula anche da ogni significativo centro di potere perfino a livello municipale. Il vicepresidente del partito, Alberto Cantalice, ha dichiarato a caldo che “questi risultati accelereranno i cambiamenti nel PT”.

Staremo a vedere.