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Polonia, la protesta delle donne

di Katarzyna Bielinska, da Varsavia, traduzione di Andrea Martini

Proteste di massa senza precedenti in Polonia hanno spinto i parlamentari ad abbandonare immediatamente i loro progetti miranti a peggiorare la legislazione antiabortista. Il Partito Legge e Giustizia (PiS) al potere si è arreso pubblicamente di fronte all’esplosione della collera sociale.

La legge del 1993, definita «di compromesso» negli ambienti conservatori, liberali e socialdemocratici, è una delle più restrittive dell’Unione europea: l’interruzione di gravidanza è ammessa solo quando la vita  o la salute della donna sono in pericolo, quando l’embrione è gravemente danneggiato o quando la gravidanza è il risultato di un delitto. In pratica, anche in questi casi l’aborto è inaccessibile per le lungaggini della procedura e perché ci si rifiuta di fare l’intervento sulla base di una presunta «obiezione di coscienza», ecc. Gli aborti clandestini fioriscono assieme alla emigrazione abortiva: secondo le stime delle organizzazioni femministe polacche, ci sono in Polonia tra gli 80.000 e i 100.000 aborti ogni anno, ma solo poche centinaia legali.La difesa delle donne da parte delle organizzazioni femministe e di sinistra non si era tradotta in mobilitazione fino ad oggi. Nello scorso marzo, la tradizionale manifestazione, organizzata a Varsavia negli ultimi diciassette anni in occasione della giornata internazionale delle donne, si è svolta in nome dell’ «aborto in difesa della vita». Al massimo aveva partecipato non più di un migliaio di persone.

Mobilitate in piazza e nei posti di lavoro

Il 23 settembre scorso, la Dieta (la camera bassa del parlamento), al cui interno il PiS possiede la maggioranza assoluta, ha deciso di porre in discussione un progetto di legge di iniziativa popolare ultraconservatore presentato dall’organizzazione Ordo Iuris. Questo progetto prevedeva l’introduzione di un divieto assoluto di aborto con pene detentive per le donne che interrompono la gravidanza. Nello stesso tempo, la Dieta ha rifiutato di esaminare un altro progetto di legge di iniziativa popolare intitolato «Salviamo le donne». Ispirato alla legislazione in vigore nella maggioranza dei paesi dell’Unione europea, puntava a liberalizzare la legge attuale e autorizzava l’aborto fino alla dodicesima settimana.

La decisione della Dieta a provocato un’immensa mobilitazione, soprattutto delle donne, in tutto il paese. Nessuno si aspettava che la «Protesta nera», simbolizzata dagli abiti neri, avesse une’ampiezza simile. Lunedì 3 ottobre, manifestazioni di piazza si sono svolte in 143 città e cittadine. A Varsavia, il concentramento convocato a Piazza del Castello Reale ha visto la partecipazione di migliaia di persone malgrado la pioggia battente. Molte donne si sono vestite in nero per andare al lavoro. In risposta all’appello allo sciopero delle donne, ispirato allo sciopero islandese del 1975, molte donne si sono astenute dall’andare al lavoro, altre sono andate ma si sono limitate agli stretti obblighi professionali: ad esempio le segretarie non rispondevano al telefono. E’ dunque difficile stimare la partecipazione alla protesta nelle sue diverse forme. Secondo i media, circa 100.000 persone hanno partecipato alle manifestazioni di piazza. Il sondaggio realizzato da Milward Brown per TVN, indica che il 67 % delle donne e degli uomini sostenevano la protesta.

Un soprassalto di democrazia

L’effetto di questa protesta di massa inattesa era altrettanto imprevedibile: il PiS ha ritirato il sostegno al progetto fondamentalista, che aveva appoggiato nelle settimane precedenti, e il 6 ottobre la Dieta l’ha respinto. Il presidente del PiS, Jaroslaw Kaczynski, ha ammesso di fronte al parlamento che «osservando semplicemente la situazione sociale» si era convinto che il progetto di Ordo Iuris «non era appropriato e avrebbe dato un risultato esattamente contrario». E dichiarava: «il PiS è e continuerà ad essere per la difesa della vita. E prenderà iniziative in questo senso, ma saranno attività meditate e con un carattere che permetta di raggiungere questo fine». La prima ministra Beata Szydlo ha annunciato che lo stato garantirà un sostegno sociale che incentivi le donne a far nascere e allevare i bambini handicappati. La forza e l’ampiezza della protesta hanno sorpreso tutti. Dopo quasi 25 anni di «pace sociale», quest’anno un cambiamento fondamentale ha luogo in Polonia: contro le scelte autoritarie del PiS, un movimento di massa interclassista si è sviluppato sotto il nome del Comitato di difesa della democrazia (KOD). Durante le manifestazioni organizzate dal KOD, decine di migliaia di persone si sono mobilitate. «La Protesta nera» è una nuova conferma importantissima di quanto la tradizione e la cultura dei movimenti di massa in difesa dei diritti e delle libertà democratiche stiano rinascendo.