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Portogallo, il decimo congresso del Bloco

di Adriano Campos (sociologo, componente della Mesa Nacional del Bloco) e di Alda Sousa (docente universitaria, ex deputata ed ex eurodeputata), traduzione di Cristiano Dan

Nel Portogallo dimenticato dalla sinistra italiana il Bloco de Esquerda [Blocco di sinistra] ha tenuto il suo X Congresso [Convenção] il 25 e 26 giugno 2016, in un momento di forte tensione fra il Portogallo e l’Unione europea. Vi hanno partecipato circa 650 delegati e delegate, il maggior numero in tutta la vita del Bloco. Anche se con un po’ di ritardo, pensiamo sia utile una minima informazione su questa forza politica che lotta con qualche successo contro l’austerità. (NdR)

Il Bloco nella lotta contro l’austerità

Otto mesi dopo un risultato storico nelle elezioni legislative (10,2 %) e dopo un’appassionante campagna elettorale presidenziale, nella quale Marisa Matias ha ottenuto il terzo posto (10,1 %), il Bloco de Esquerda ha confermato il suo ruolo di forza principale nella lotta contro l’austerità in Portogallo. È necessario ricordare che il nuovo scenario politico portoghese, con un governo di centro del Partido Socialista (PS) che ha interrotto il ciclo delle destre al potere (Partido Social Demócrata [PSD] e Partido Popular [PP-CDS]), è stato reso possibile solo grazie al milione di voti che Bloco e Partido Comunista Português (PCP) hanno conquistato nelle ultime elezioni. L’impasse istituzionale – il Presidente della Repubblica non poteva sciogliere il parlamento appena eletto poiché erano gli ultimi mesi del suo mandato – si è risolta in una sconfitta del Partido Socialista (32 %), che si è visto costretto a scegliere fra permettere un governo minoritario della destra (37 %) o accogliere le richieste del Bloco di eliminare dal suo programma di governo le norme che agevolavano i licenziamenti, il congelamento delle pensioni e le modifiche della TSU (Tassa sociale unica), rendendo così possibile un accordo parlamentare. Su questo tema si veda su questo stesso sito Portogallo, dopo l’accordo di governo tra il PS, il Blocco di Sinistra e il PCP e Portogallo. Progressi e contraddizioni del patto delle sinistre.

Da allora il nuovo ciclo politico ha consentito importanti conquiste per la maggior parte della popolazione, fra le quali vanno segnalate: aumento del salario minimo del 5 % annuo (505 € nel novembre 2015, 557 € nel gennaio 2017, 600 € per la fine della legislatura nel 2019); annullamento delle riduzioni del salario dei dipendenti pubblici; diminuzione dell’IVA nella ristorazione; annullamento delle privatizzazioni dei trasporti urbani di Porto e di Lisbona; legalizzazione dell’adozione per le coppie omosessuali; adeguamento delle pensioni; rafforzamento della Autoridade para as Condições do Trabalho (l’Autorità per le condizioni di lavoro: organismo statale per la supervisione e il controllo della normativa sul lavoro nelle imprese private); cessazione del sequestro della casa per debiti fiscali; introduzione di una tariffa sociale dell’energia, che andrà a favore di un milione di persone e sarà pagata dalle grandi imprese del settore (EDP, ENDESA, GALP); reintroduzione delle 35 ore lavorative nel settore statale; distribuzione di libri di testo gratuiti nelle scuole; riduzione della tassazione in materia sanitaria; reintroduzione delle quattro festività eliminate dalla destra.

La politica per il recupero dei redditi – principio fondamentale degli accordi firmati (separatamente) da PS, PCP e Bloco – non ha tuttavia annullato le divergenze di fondo fra questi partiti. Quando il governo cedette all’imposizione della Commissione europea di vendere Banif, una banca che era stata salvata con denaro pubblico, fu la destra che assicurò i voti necessari in parlamento, con l’opposizione del Bloco e del PCP. Divergenze si sono avute pure su questioni centrali come le politiche dell’occupazione, la rinegoziazione del debito e, soprattutto, i rapporti con l’Unione europea. È dunque in un clima di tensione all’interno della maggioranza parlamentare, e con l’impegno militante di costruire una maggioranza della sinistra radicale, che il Bloco de Esquerda ha tenuto il suo X Congresso.

Tre mozioni a confronto: un Bloco rafforzato

Il rigetto dell’austerità, manifestato dalla maggioranza della popolazione è oggi al centro del dibattito politico in Portogallo. La promessa dell’integrazione europea – storica bandiera del Partido Socialista – si è rivelata un rullo compressore dei diritti sociali, ed è stata assunta dalla destra come suo programma, con un autoritarismo interno che si alimenta politicamente mediante la sottomissione esterna alla UE. Con all’orizzonte la prospettiva di sanzioni [da parte della UE], le tre mozioni di orientamento politico (cui corrispondevano tre liste di candidati alla direzione) hanno tutte individuato nello scontro con le istituzioni europee il fattore determinante per la costruzione di una maggioranza contraria all’austerità.

La Mozione A («La forza della speranza. Il Bloco alla conquista della maggioranza»), sostiene che dopo l’esempio greco non è ormai più credibile il progetto di una ridefinizione democratica delle istituzioni europee, o che il confronto dei rapporti di forza si faccia a livello europeo. La lotta contro l’austerità e l’autoritarismo esige la scesa in campo di maggioranze sociali in ciascun Paese, imponendo strumenti di sovranità popolare che consentano alla volontà di rottura con il logoramento del debito e dell’austerità di esprimersi. Questo scontro non prescinde dalla cooperazione e dalla solidarietà con le forze progressiste europee, ma anzi richiede da parte di tutta la sinistra la lotta contro le istituzioni europee.

Tutto ciò accade tre anni dopo la tormentata divisione della direzione storica del Bloco che condusse ad uno scontro lacerante e paralizzante fra due tendenze del Bloco, pressoché equivalenti, Plataforma Unitária ed Esquerda Alternativa, in seguito unificatesi nell’attuale Mozione A, e che indusse alcuni dissidenti a dare vita ad altre formazioni di sinistra. Oggi, la tendenza diretta da Catarina Martins (coordinatrice del Bloco), la Mozione A, sottoscritta da un ampio ventaglio di dirigenti (storici e no), esce da questo congresso con una legittimità rafforzata per condurre l’imminente battaglia politica, ottenendo 64 degli 80 componenti della Mesa Nacional, organismo di direzione del Bloco fra un congresso e l’altro. La Mozione R, critica dell’accordo con il governo, senza però chiederne la denuncia, ha ottenuto nove componenti la Mesa, mentre la Mozione B, costituita da alcune piattaforme locali, ne ha ottenuti sette.

Il congresso è stato preceduto, venerdì 24, da una serata internazionalista, con esponenti di vari movimenti sociali (Occupy, Nuit Débout, Piano B), mentre sabato sera Catarina Martins, Marisa Matias e altri membri della direzione del Bloco hanno partecipato a una cena-dibattito con le delegazioni estere presenti.

Uno dei momenti più intensi del congresso si è avuto con l’intervento dell’eurodeputato di Podemos Miguel Urbán, forse il più applaudito di tutti, che ha ricordato le lotte comuni già fatte o da condurre. Era la vigilia del 26 giugno, e la speranza nella possibilità di un cambiamento nello Stato spagnolo era palpabile in sala.

Mentre vi sono alcuni segnali di ripresa delle lotte sociali (alla fine di giugno la manifestazione in difesa della scuola pubblica, contro il finanziamento pubblico delle scuole private, ha riunito a Lisbona 80.000 persone) il Bloco dovrà affrontare ora un duro scontro per il miglioramento dei redditi dei lavoratori. Con un bilancio dello Stato 2017 in attesa di essere approvato sotto ricatto da parte della UE, la pressione per soluzioni strutturali dell’economia crescerà di fronte all’incapacità di aumentare l’occupazione. La rinegoziazione del debito è, in questo contesto, una questione indispensabile dell’agenda politica per poter accumulare forze per un governo di sinistra capace di rivoluzionare le condizioni di produzione e distribuzione in Portogallo e difendere lo Stato sociale. Lo scontro permanente all’interno della maggioranza parlamentare richiede chiarezza e la capacità di occupare lo spazio politico del confronto con l’Unione europea, diventata la cittadella dell’austerità, senza rinunciare al ricorso a strumenti come i referendum contro i trattati europei e alla lotta contro le sanzioni e le pressioni per ulteriori tagli. Per tutti questi motivi, appare molto importante la proposta fatta da Catarina Martins, alla fine del congresso, di una Conferenza europea dei partiti e movimenti che lottano contro l’austerità.