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Claude Gabriel, uno di noi

La notizia giunta da Parigi della morte di Claude Jacquin, detto Gabriel, ci ha profondamento colpito e rattristato.

Claude Gabriel, militante di lunga data, è stato dirigente della LCR francese e della Quarta Internazionale. Molti di noi hanno avuto modo di conoscerlo nelle riunioni internazionali e di apprezzarne le capacità politiche ed umane, la sua disponibilità e l’impegno ad affrontare diversi ambiti di lavoro e di studio, sempre aperto e disponibile.

Molti compagni italiani, giovani a cavallo tra gli ani 80 e 90, lo ricordano anche e soprattutto per il suo lavoro nell’ambito delle organizzazioni giovanili della Quarta Internazionale e per l’organizzazione del campo internazionale. Tanti di noi hanno ben presente il ruolo fondamentale che ebbe nel 1994 durante il campo giovani internazionale svoltosi nelle vicinanze di Poppi in Toscana e che vide una grandissima partecipazione: circa 1200 giovani provenienti da tutti i paesi d’Europa, compresi quelli dell’Est.

Ci mancheranno gli articoli complessi e problematici che fino all’ultimo ha prodotto.

Per ricordare Gabriel pubblichiamo l’articolo scritto dal compagno Pierre Rousset per il sito Europe solidaire sans frontières.

di Pierre Rousset, traduzione di Fabrizio Burattini

Tanti tra di noi lo conoscevano da tempo con il suo pseudonimo, Claude Gabriel. Si chiamava Claude Jacquin ed era nato nel settembre 1947, e si è spento nella notte tra il16 e 17 aprile. Una decina di anni fa era stato colpito da un cancro poi rivelatosi incurabile. La malattia lo riduceva a volte al silenzio, ma, non appena possibile, ritrovava il filo dei suoi impegni, continuando a agevolare le relazioni militanti tra l’Africa del Sud e la Francia, analizzandone l’attualità, partecipando ad un dibattito serrato affinché la sinistra radicale facesse proprie le realtà del presente. Mai, fino alla fine, la malattia è riuscita a portarlo all’abbandono.

Membro della Ligue communiste révolutionnaire (LCR) francese, ha partecipato negli anni 1980-1990 alla direzione della Quarta Internazionale. Rimane nella nostra memoria in prmo luogo per i legami che ha saputo tessere nell’Africa subsahriana e nel lancio della rivista “Afriques en lutte”. Durante questo periodo, inoltre, ha anche seguito il lavoro tra i giovani e l’attività delle sezioni della QI nell’Europa occidentale ed ha contribuito alla preparazione delle sessioni di formazione organizzate dell’Istituto di Amsterdam (IIRE), nelle quali si riunivano per tre mesi militanti provenienti da diversi continenti.

Ricco di un’esperienza polivalente, Claude fa di coloro che nelle nostra generazione hanno mantenuto gli impegni iniziali, pur cercando sempre di riconsiderare le mutevoli condizioni della nostra azione. Senza perdere di vista l’Africa, si è dedicato di nuovo alla Francia e all’Europa, partecipando al Gruppo Apex-Isast, «al servizio degli eletti, dei comitati di fabbrica e delle commissioni sull’igiene e la sicurezza delle condizioni del lavoro (CHSCT)». La sua attività professionale gli ha consentito di acquisire una conoscenza profonda delle evoluzioni delle nostre società e, in particolare, del tessuto industriale nell’epoca della mondializzazione. Claude aveva come preoccupazione costante la condivisione di queste competenze specialmente con le correnti radicali impegnate sul terreno sindacale, discutendone le parole d’ordine e le prospettive; purtroppo i suoi inviti a partecipare a questo dibattito hanno trovato meno risposte di quante ne meritassero.

Claude ha partecipato alla fondazione del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA), da cui è uscito con la corrente Gauche anticapitaliste quando quest’ultima si è integrata nel Front de Gauche. Sempre «quartista», era oggi membro di Ensemble!, la «terza componente» del FdG.

Senza la pretesa di imporsi, in questi ultimi anni in particolare Claude aveva per ambizione quella di aiutare attraverso il dibattito ma anche sollecitando incontri tra movimenti, tra persone. Ci eravamo un po’ persi di vista nel corso degli anni, ma ci siamo ritrovati di nuovo amici. E di amici se ne era fatti tanti e molto legati, come testimoniano i messaggi giunti dal Sudafrica, appena giunta la notizia della sua morte. Mercia si ricorda di quando l’ha atteso per la prima volta all’aeroporto di Cape Town 34 anni fa. Lei si sente «devastata» dall’annuncio del decesso, non solo per quanto sia stata vicina alla sua famiglia (compreso al suo cane Sandy), ma anche per come Claude ha «segnato profondamente» la sua «coscienza politica e la sua militanza». Per Brian anche, compagno di Mercia, Claude ha esercitato «la più grande influenza politica nella sua vita». «Ha dato tanto senza aspettare niente per se stesso. Voleva solo aiutare».

In un solo giorno, già, sono arrivate manifestazioni di solidarietà e di cordoglio dal Sud Africa, dal Senegal, dalla Polonia, dall’Italia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Svizzera, dal Belgio… Claude era un internazionalista. L’omaggio alla sua persona non può che essere internazionale.

Con un pensiero per la sua compagna, Sylvie, che l’ha assistito nella sua malattia.