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TTIP: Sinistra Anticapitalista aderisce alla manifestazione del 7 maggio

Comunicato della Direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

Uno spettro si aggira per l’Europa e per il momento non si tratta purtroppo del movimento preconizzato da Marx nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, ma di un trattato che ha per nome uno sgradevole acronimo: TTIP (Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio). È il trattato commerciale che governo degli Stati Uniti e Unione Europea stanno negoziando segretamente dal giugno 2013, data in cui il Parlamento Europeo ha dato mandato negoziale esclusivo alla Commissione Europea.

L’obiettivo di fondo dei negoziati è la ridefinizione complessiva delle regole e del quadro giuridico in cui si svolgono le transazioni commerciali e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico, in direzione di una completa liberalizzazione. In buona sostanza, dietro l’intenzione apparentemente minimalista di rimuovere dazi doganali e ridurre le barriere tariffarie, fa capolino anche la necessità di rimuovere per quanto possibile le barriere non-tariffarie, cioè tutte le regolamentazioni di carattere sociale, ambientale e sanitario che dovrebbero essere condotte a uno standard minimo comune tra USA e UE.

Dietro questi tecnicismi si nasconde lo scopo di farla finita con tutti quelli che il neoliberismo dominante definisce “lacci e lacciuoli” al libero svolgimento della “economia di mercato” e alla competitività. I residui diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, la tutela dei consumatori e la salvaguardia dell’’ambiente, i servizi pubblici locali e il diritto alla sicurezza alimentare, frutto di anni di lotte e duro conflitto, rischiano di essere completamente azzerati. Se il trattato passasse, gli Stati potrebbero essere citati in giudizio dalle multinazionali non davanti ai tribunali ordinari, ma davanti a camere arbitrali, di carattere sostanzialmente privatistico e contrattualistico, e di conseguenza sarebbero fortemente “disincentivati” a produrre leggi che contrastino con le esigenze e gli interessi di queste grandi imprese, rischiando il pagamento di sanzioni salatissime. È chiara quindi la volontà da parte delle multinazionali e degli Stati che le sostengono di modellare il mondo “a propria immagine e somiglianza”, espungendo e subordinando tutti gli elementi potenzialmente antagonisti all’architettura del sistema.

Tra l’altro il TTIP segue analoghi trattati che sono stati già conclusi tra UE e Canada (CETA), tra Stati Uniti e undici paesi nell’area del Pacifico (TPP), o tra UE e Corea del Sud.

Questi trattati nascono dall’esigenza di competizione sfrenata per la conquista di sfere commerciali di influenza da parte di imprese sempre più grandi e sempre più centralizzate, per le quali ogni intralcio, in primo luogo i diritti e l’unità della classe lavoratrice su scala mondiale, deve essere spazzato via. E questa tendenza non è affatto estranea ai venti di guerra che sempre più forti soffiano su tutto il globo e al risorgente militarismo, con i quali si intreccia e si rafforza reciprocamente.

Pur nel silenzio della quasi totalità della stampa e del sistema mediatico del nostro Paese, la lotta contro il TTIP va avanti sin dall’inizio dei negoziati: oltre al Comitato nazionale Stop-TTIP, decine di comitati locali sono sorti da Nord a Sud nella penisola e da tempo provano a diffondere tra i cittadini e le cittadine informazioni sulla natura di questo trattato e sulle gravi conseguenze di una sua eventuale applicazione.

Come passaggio importante di questi anni di controinformazione e mobilitazione, il prossimo 7 Maggio è prevista una manifestazione a Roma in cui sarà espressa la radicale opposizione al trattato e la fondamentale rivendicazione che la democrazia non è un optional e che le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Sinistra Anticapitalista sostiene pienamente la campagna STOP TTIP e contribuirà fattivamente alla riuscita della manifestazione del 7 Maggio e delle successive mobilitazioni, sottolineando l’importanza fondamentale di legare questa campagna alla stagione referendaria che si apre nel Paese ed entrambe alla ripresa delle mobilitazioni sociali della classe lavoratrice e dei soggetti sociali sfruttati e oppressi.